Mafie nel Vastese

L’isola felice che esiste solo nelle menti complici

Un mese. È passato solo un mese. Eppure è tutto caduto nel dimenticatoio, nel silenzio complice. Quella complicità borghese di chi non conosce, e non vuol conoscere, nulla di più e di diverso dall’accomodarsi, dall’adattarsi, dall’accettare tutto.

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Sfoggiando inedite doti canore solo se gli tocchi la sua tranquillità da “materasso di piume”. È passato un mese dalla maxi inchiesta che ha sgominato il clan Ferrazzo, che per la terza volta ha spazzato via una cosca piantata e radicata nel vastese. Pasqualone, Cozzolino, Ferrazzo.

E le tante inchieste sui sodali del principale clan di MafiaCapitale. La responsabilità penale è personale e nessuno è colpevole fino alla condanna nel terzo grado di giudizio. E questa è materia per giudici e tribunali. Ma ci sono dati, atti e fatti ben precisi che imporrebbero analisi, riflessioni. Che imporrebbero di muoversi una volta per tutte e smetterla con la retorica di un giorno per poi esercitare l’arte delle tre scimmiette tutto l’anno.

Adesso, al netto della cronaca, tutto tace. Un mese fa abbiamo sentito e letto di tutto. Abbiamo visto chi non ha mancato l’occasione per la sua campagna elettorale perenne. E anche chi, improvvisamente, si è svegliato dal “Paese delle meraviglie” ed è uscito dal bosco di Biancaneve. “No, ma veramente, la mafia qui, nel nostro territorio?! Ma come è possibile? Non me l’aspettavo!”. Sarebbe bastato aprire un po’ di atti giudiziari, leggere la cronaca di questi anni per scoprire che il 1° settembre è stata scoperta l’acqua fredda al polo sud, che le mafie agiscono e investono in questo territorio da decenni.

E altro che pesci piccoli, altro che piccoli tentacoli di una piovra che non deve preoccupare più di tanto. Non deve preoccupare, deve allarmare, smuovere, destare dai falsi sonni. Perché i perni della stessa organizzazione furono già arrestati cinque anni fa, in questo territorio tra 2013 e 2014 fu fermata l’introduzione di ben tre nuove droghe. E l’elenco potrebbe continuare ancora: edilizia, riciclaggio, estorsione, ancora droga, prostituzione, traffico illecito dei rifiuti anche da parte della Camorra.

Il 3 dicembre 2011 (e il primo arresto di Ferrazzo fu solo dopo) ci si chiese “Arriverà una Histonium 3?” mettendo in fila alcuni fatti sotto gli occhi di tutti. Un mese dopo la risposta arrivò con l’operazione Tramonto. Non fu consultata nessuna palla di vetro e nessuna cartomante.

Basta vedere, leggere, ascoltare, aprire gli occhi… E non accontentarsi di vivere in una mediocre sopravvivenza, non pensare che non è roba che c’interessi, che basta semplicemente scansarsi e “farsi i fatti suoi”. Per poi lamentarsi solo quando si può far sfoggio di moralismo a buon mercato (ma è tanto una “brava persona”, “ma lo conosco”, “certe cose si sanno ma non si dicono, non sono fatti nostri”). O ancor meglio quando c’è da fomentare la xenofobia “sti neri so’ troppi, sti zengh’r, che schifo le prostitute fin sotto casa o nel viale vicino casa”.

Ma poi i troppi migranti tanto troppi non diventano quando serve manovalanza a basso prezzo, senza alcun contratto, ore e ore chini a spaccarsi la schiena. In questi momenti non sono troppi. E l’Abruzzo non è immune dal caporalato, anzi.

Nelle tiepide case dei borghesi, dell’alta società, del jet set della “città bene” dove i padri, i fratelli e i figli di “buona famiglia” sniffano, pippano e si lamentano di “sti zengh’r’ che ci rovinano il panorama cittadino” – ma sono utilissimi quando serve la robba – lì si possono continuare a trovare tante risposte.

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“Spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu nenti”.

(“I cento passi”)

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