Mafia a Messina: riprese le udienze del processo Torrente

La cosca dei mazzarroti sullo sfondo delle amministrative del 2007. Voti, appalti, favori

Dopo l’interruzione dello scorso 22 marzo, per lo sciopero dei penalisti, è ripresa il 3 luglio davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, l’istruttoria dibattimentale del processo Torrente che vede imputati il chirurgo Salvatore Lopes, ex sindaco del Comune di Furnari, Tindaro Calabrese, personaggio di spicco della famiglia mafiosa dei barcellonesi, il controverso collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, la sorella Vincenza, gli imprenditori Arcidiacono Leonardo, Sebastiano Geraci e Roberto Munafò.

Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, fonte web

Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, fonte web

Sullo sfondo le elezioni amministrative del 2007 che, secondo la tesi della procura distrettuale antimafia, rappresentata in aula dal dottor Angelo Cavallo, sarebbero state influenzate dalla locale cosca dei mazzarroti che, in cambio di appalti e favori, avrebbero permesso al dottor Salvatore Lopes di prevalere in quelle elezioni, vinte con soli diciassette voti di margine.

L’attività processuale ha riguardato l’audizione dei residui testi della procura: due imprenditori, Mirko Corsaro e Domenico De Pasquale, che sono stati sentiti sui loro rapporti con D’amico Calabrese e Antonino Torre, dipendente del Comune di Furnari.

L’esame dei testi è stato preliminarmente preceduto da una richiesta di produzione documentale da parte del dottor Cavallo. Nello specifico è stata chiesta, e successivamente accolta dal collegio presieduto dal dottor Fabio Processo, l’acquisizione di alcune cartelle cliniche relative a Carmelo D’Amico e Salvatore Micale e tutta la documentazione relativa all’aggiudicazione di un appalto per il recupero e la riqualificazione ambientale del tratto di costa Tono-Tonnarella.

Documentazione collegata ad alcuni aspetti emersi nel corso delle precedenti udienze: i presunti rapporti di vicinanza del dottor Lopes alla cosca dei mazzarroti, con particolare riferimento al rilascio di alcuni certificati medici falsi che avrebbero agevolato la posizione processuale di Carmelo D’Amico e Salvatore Micale nel corso di un processo in Corte d’assise per un triplice omicidio, l’interessamento di Calabrese, Geraci e Arcidiacono nelle amministrative del 2007 a Furnari e il “tornaconto” che gli stessi avrebbero ottenuto in cambio della loro opera di “procacciamento” di voti.

I certificati medici favorevoli a D’Amico e Micale

Proprio in merito alla questione dei certificati medici falsi che, secondo quanto dichiarato dal collaboratore D’Amico, sarebbero stati forniti dal Lopes, il pubblico ministero Angelo Cavallo della Dda di Messina, aveva depositato in precedenza due certificati medici prodotti nel corso del processo per il triplice omicidio di Sergio Raimondi, Giuseppe Martino e Giuseppe Geraci, assassinati il 4 giugno 1993 nei pressi della vecchia stazione di Barcellona Pozzo di Gotto perché avevano commesso furti senza averne il permesso.

Insieme ai certificati medici che, secondo quanto riferito in aula dal pm, sarebbero privi di timbro e con firma illeggibile, il dottor Cavallo aveva depositato un’informativa del Ros dalla quale risulterebbe che il dottor Lopes non ha mai lavorato presso l’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il dottor Cavallo, nel produrre le cartelle cliniche, ha evidenziato come dalla documentazione risulterebbe che D’Amico e Micale furono ricoverati nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Barcellona, il D’Amico, e al Papardo di Messina, il Micale, per un periodo di dieci-dodici ore, a fronte di una prognosi di dieci giorni per il D’Amico e di sette giorni per il Micale. La difesa del Lopes ha chiesto al collegio che vengano identificati e sentiti i medici estensori di queste cartelle cliniche.

I lavori pubblici a Tonnarella

Oltre alle cartelle sono stati depositati tutti gli atti relativi all’aggiudicazione della gara di appalto per il recupero e la riqualificazione ambientale del tratto di costa Tono-Tonnarella. In merito è stato sentito anche il Rup (responsabile unico del procedimento) di quell’appalto, il geometra Antonino Torre del Comune di Furnari che, a domanda della difesa Lopes, ha riferito che quell’appalto, per un importo che si aggirava sui 700mila euro, fu aggiudicato nel maggio del 2007. La ditta aggiudicatrice, doveva inoltre riferire al Rup circa la concessione di subappalti.

Nei precedenti reportage sul processo avevamo riferito come, nel corso della sua collaborazione, Carmelo D’Amico avesse rivolto precise accuse nei confronti del Lopes e di altri imputati.

Accuse confermate poi in aula dove, rispondendo alle domande del dottor Cavallo, aveva dichiarato che Calabrese gli disse che “si era accordato con il Lopes affinché lui sostenesse la candidatura del Lopes stesso che, in cambio, una volta divenuto sindaco, si sarebbe sdebitato facendo ottenere a Tindaro Calabrese, o a chi per lui, lavori pubblici nell’ambito del Comune”.

“Fu anche Arcidiacono – proseguiva D’Amico – a dirmi che, se fosse salito il sindaco Lopes, costui si sarebbe sdebitato con il Calabrese e con gli altri soggetti che avevano procacciato i voti per lui, facendo assegnare in loro favore lavori da parte del Comune di Furnari. Mi risulta che in effetti dopo quelle elezioni, il sindaco Lopes fece assegnare un lavoro di circa 500mila euro, da svolgersi a Portoros”. Quel lavoro “venne assegnato a Santino Bonanno e dunque a Tindaro Calabrese. In pratica, il lavoro lo prese formalmente Santino Bonanno ma gli interventi furono eseguiti anche da Calabrese”.

Il dottor Lopes aveva fermamente negato l’esistenza del patto con il Calabrese. Secondo l’ex sindaco, l’appalto citato dal D’Amico era stato vinto da “una ditta di Catania”, in seguito a un bando di gara indetto dalla precedente amministrazione. Tale ditta, successivamente, subappaltava una parte del lavoro, per un importo di circa 80mila euro al Bonanno.

“Invero – sosteneva Lopes –, nell’ipotesi di subappalto, l’amministrazione, previa verifica della documentazione da parte degli uffici preposti e in assenza di motivi ostativi, non può far altro che prendere atto del contratto che la ditta aggiudicataria stipula con la subappaltante”.

La prossima udienza è stata fissata per il 28 settembre 2017. Prevista l’audizione del teste dell’accusa Marco Roberto Porrella e l’eventuale esame degli imputati.

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