Lucchetti anti-primavera

Al parco Aldo Moro tutto era pronto per cominciare la primavera con un regalo alla città, un magnifico spazio verde per la cultura. Ma…

Messina.La domenica delle palme era già tutto pronto per una magnifica festa di primavera al parco Aldo Moro. Su invito del Teatro Pinelli Itinerante, che dopo essere stato sfrattato dai locali del Teatro In Fiera organizza “Zone Temporaneamente Liberate” in giro per la città dello stretto, decine di ragazze e ragazzi erano pronti con zappe e rastrelli, fin dalle prime ore del mattino, a rendere vivo e accogliente uno spazio verde nel cuore di Messina, ma sono rimasti dietro ai cancelli chiusi. E i capricci metereologici del mese di marzo non c’entrano per nulla.

“Era tutto pronto per una giornata davvero particolare – racconta Michele – Dopo i lavori di pulizia del giardino e una meritata pausa di relax, ci sarebbe stato un seminario tenuto dall’architetto Celona sul Piano Borzì e la storia urbanistica messinese e infine un’assemblea aperta alla città per iniziare ad immaginare un uso collettivo di uno spazio per troppo tempo negato alla pubblica fruizione. Ma già alle nove del mattino davanti al cancello del parco c’era un’auto dei Carabinieri a cui si sono aggiunte subito dopo due volanti della Polizia. Gli agenti – spiega Michele – ci hanno detto che l’INGV (Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia),proprietario dell’area, avrebbe sporto nei giorni scorsi una denuncia contro ignoti per l’apertura abusiva della cancellata.”

Il Parco Aldo Moro si trova in viale Regina Margherita, sulla Circonvallazione. E’ uno spazio di circa 13 metri metri quadri situato su una collinetta panoramica attigua all’Istituto Sant’Ignazio.

Al suo interno si trova un edificio che ha ospitato per decenni gli strumenti dell’Osservatorio Geofisico e Sismologico di Messina. Il contratto tra il Comune, antico proprietario del terreno, e l’INGV è stato stipulato nel lontano 1949 e sanciva la “cessione a titolo gratuito” del fondo, prevedendo però la restituzione all’ente locale dello stesso e degli immobili eventualmente costruiti nel suo perimetro in caso di cessazione dell’utilizzo da parte del beneficiario della donazione.

L’Osservatorio ha ospitato apparati scientifici attivi fino al 2008 anche se, come hanno confermato i dirigenti della sede regionale dell’INGV, è rimasto privo di personale da quando, nei primi anni ’90, l’ultimo custode è andato in pensione. Dopo il 2008 ha sostanzialmente cessato di funzionare.

Si sarebbero così potute creare le condizioni affinché si verificasse la clausola prevista dal contratto del ’49 e il Comune di Messina avrebbe avuto a disposizione un importante polmone verde in una zona sempre più densamente popolata. Niente di tutto questo si è però verificato. Secondo quanto sostengono i dirigenti regionali dell’INGV la continuità operativa prevista come condizione per assicurare la proprietà del complesso all’ente di ricerca non sarebbe mai venuta meno.

“Dal 2008 ad oggi abbiamo attuato un piano di lavori di ristrutturazione e potenziamento dell’Osservatorio, che è stato portato a buon fine nel febbraio di quest’anno con il collaudo amministrativo delle nuove strutture” -precisano da Palermo- “mentre delicati strumenti come il rilevatore geodetico gps non hanno mai cessato di raccogliere dati e di inviarli ai centri di elaborazione”. Stando a queste notizie, dunque, chi sperava di dotare Messina di nuovi spazi di verde attrezzato avrebbe dovuto mettersi il cuore in pace.

Per la verità, un’altra strada per assicurare la fruizione pubblica almeno di parte del giardino esiste e le amministrazioni comunali che si sono succedute a Messina hanno pure provato a praticarla.

Nel 2006 il sindaco Francantonio Genovese aveva rinnovato la concessione all’INGV del complesso. Nel frattempo la possibilità che gli spazi verdi fossero curati e aperti al pubblico era stata rivendicata da associazioni giovanili come Energie Messinesi e sostenuta da diversi consiglieri di quartiere e comunali.

Tre anni dopo, nel marzo del 2009 , toccò all’assessore all’Arredo urbano della Giunta Buzzanca Elvira Amata confrontarsi con l’Istituto Nazionale di Geofisica. Nel corso di un incontro fra l’esponente del centrodestra e i funzionari dell’INGV emerse che il sito non sarebbe stato interamente utilizzabile come parco pubblico per ragioni legate alla delicatezza delle apparecchiature presenti.

In quell’occasione fu resa nota l’intenzione dell’Istituto di rilanciare la propria attività a Messina con il potenziamento delle strutture dell’osservatorio e la contestuale disponibilità del medesimo a stipulare col Comune un protocollo d’intesa per il recupero dell’area rimanente, nella quale ricadono la casa del custode e alcuni ruderi d’epoca spagnola.

Gli accordi di collaborazione fra INGV e Università di Messina, siglati all’inizio del 2011, confermano l’impegno in direzione dell’ampliamento delle attività di ricerca sismologica e vulcanologica nel nostro territorio, senza fare però alcun riferimento ad eventuali diverse funzioni del Parco Aldo Moro, citato solo in quanto sede messinese dell’Istituto.

Si deve arrivare al gennaio dello scorso anno per riavere notizie del protocollo d’intesa fra Palazzo Zanca e l’INGV. A quel periodo risale infatti il via libera del Consiglio comunale all’accordo di collaborazione pensato nel 2009.

Un atto i cui effetti sono rimasti sospesi in aria per altri dodici mesi, fino a quando, cioè, i ragazzi del Pinelli non hanno riaperto la questione liberando il parco Aldo Moro e rinfrescando la memoria persino sulla sua esistenza a tutti, compresi i dirigenti dell’Ente pubblico di ricerca, che si sono affrettati a spedire in riva allo stretto un funzionario incaricato di “portare a compimento tutti gli adempimenti necessari ad una rapida ripresa delle attività scientifiche dell’Osservatorio Geofisico”. Il dottor D’Anna, questo il nome del funzionario, ha preso contatto con Palazzo Zanca per riprendere e concludere l’iter del protocollo di intesa ma non ha voluto sottrarsi comunque ad un confronto pubblico con il Teatro Pinelli Itinerante impegnandosi a far conoscere al consiglio di amministrazione dell’INGV le obiezioni e le controproposte dei temporanei occupanti della struttura. “Siamo convinti che sia possibile portare avanti il progetto del centro di ricerca dell’INGV e contemporaneamente prendersi cura in comune del parco e di parte delle strutture.”- Sostiene Giulia- “ Il parco è un bene comune di cui la città è stata privata per troppo tempo. Pensiamo che, in un momento in cui i tagli alla ricerca stanno avendo ripercussioni su tutta la collettività, possiamo pensare a nuove possibilità di finanziamento, dal basso, e di autogestione anche degli enti e delle strutture pubbliche, consapevoli del bisogno immediato di risposte concrete alle domande dei ricercatori, dei precari e di tutta la collettività. Stiamo lavorando a una nostra proposta di uso in comune del parco.”

L’impegno a più breve scadenza è quello di arrivare subito dopo Pasqua ad un tavolo pubblico per la riscrittura dell’atto in termini che rendano chiara e inequivocabile la volontà di aprire alla cittadinanza -compatibilmente con le esigenze del lavoro di ricerca – il parco Aldo Moro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.