lunedì, Marzo 4, 2024
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L’otre di Euro (di Carmine Mancone)

Come molti scienziati sono risultato vincitore di un finanziamento del programma di ricerca PRIN 2022. PRIN è l’acronimo di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale. La parola “Rilevante” presuppone tempestività e convenienza nell’attuare il programma di ricerca. E invece no, altrimenti non sarei qui a parlarne. Partiamo dalla fine: non abbiamo ancora visto un euro.

Torniamo all’inizio: il bando è stato pubblicato il 2 febbraio 2022. Una montagna di denaro (finalmente): la dotazione disponibile per il bando PRIN 2022 è pari ad euro 741.814.509. Ogni applicante deve essere costituito da due gruppi di ricerca (chiamati “unità”) appartenenti a due università differenti. Chi scrive (Sapienza Università di Roma) ha coinvolto colleghi dell’Università di Catania guidati dal Prof. Marco Ragusa. Armati di buone idee, e di un’altrettanta buona strategia investigativa, ci adoperiamo per sottomettere la proposta di ricerca entro il 31 marzo 2022, data di scadenza del bando. E poi aspettare i risultati. E aspettando non avevamo capito di indossare i panni di Ulisse e Euriloco ed imbarcarci in un’Odissea di burocrazia ministeriale da far impallidire anche la penna di Omero. Generalmente dalla data di pubblicazione di un bando a quella delle graduatorie intercorrono dai sei ai dodici mesi. Nel PRIN 2022 dopo sei mesi il Ministero dell’Università e Ricerca (MUR) con Decreto Direttoriale n. 1580 del 14-10-2022 aveva pubblicato appena le procedure di valutazione, modificate poi in corso d’opera con Decreto Direttoriale n. 490 del 07-04-2023. Dei 741.814.509 euro, il MUR aveva destinato ben 7.493.075,85 euro destinata alle attività di valutazione. Una somma congrua per garantire tempestività ad un programma di ricerca che si definisce di Rilevante Interesse Nazionale. Dall’estate 2023 iniziano ad uscire le prime graduatorie dei vari settori disciplinari. La nostra strategia ha pagato: siamo ammessi al finanziamento e anche bene in graduatoria. È stata un po’ lunga oggettivamente, ma Itaca era davanti a noi. E poi qualcuno (non sappiamo), in qualche palazzo (non sappiamo), al posto di aprire l’otre di Euro ha aperto quello di Eolo: e Itaca sparì dai nostri occhi.

Da qui in poi oltre al danno le beffe: a metà settembre il MUR ci impegna a firmare l’atto d’obbligo e a fine settembre inizia la decorrenza del progetto. Senza denaro e senza scienziati. Si, perché per adempiere agli esperimenti proposti e approvati dobbiamo reclutare ricercatori mediante assegni di ricerca. I quali però devono essere banditi entro il 31/12/2023 perché dal nuovo anno saranno superati dalla nuova riforma universitaria (forse). E come si può bandire un assegno di ricerca senza denaro? E qui entra in gioco il RAD (Responsabile amministrativo delegato) di ogni dipartimento universitario. Il RAD come una “pallida” Atena si vede piovere decine di richieste di bandi di assegni di ricerca senza avere nelle casse del Dipartimento un solo euro. Ma Atena è di buon cuore, rassicura Ulisse e si pubblicano Bandi in attesa dei venti di Euro, con i Dipartimenti Universitari che diventano banche nella speranza di non dover anticipare denaro (che non basterebbe per tutti). Il primo dicembre arriva la ciliegina sulla torta: una nota ministeriale che cita “Obblighi in materia di comunicazione e informazione”. Il MUR ci informa come dare visibilità ai nostri risultati con loghi, simboli e acronimi: insomma un buon intonaco al muro che non c’è. È chiaro che il denaro arriverà (si dice). Ma in gioco ci sono idee scientifiche che a distanza di due anni, capirete, sono già vecchie. Molti di noi hanno incominciato a lavorarci con i materiali già presenti in laboratorio. Altri sono fermi al palo. Molti giovani ricercatori, in attesa di assegni di ricerca, si sono già guardati altrove (spesso lasciando il paese). O peggio, i più tenaci tra loro frequentano i laboratori gratuitamente pagando assicurazioni a proprie spese. Evidentemente non sono figure Rilevanti e di Interesse Nazionale. E in attesa che la “bramata la terra ai naufraghi appare”: una prece.

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