L'eterno problema della spazzatura. Il caso di Pedara, le ecomafie e le possibili soluzioni - I Siciliani Giovani

L’eterno problema della spazzatura. Il caso di Pedara, le ecomafie e le possibili soluzioni

E’ piena di rifiuti. Questa frase è stata detta da un cittadino pedarese rispondendo ad una semplice domanda: come descriveresti Pedara?

Strano ma vero, invece di descrivere i posti stupendi del paese o le rinomate feste che ci sono durante l’anno, ha scelto di descrivere Pedara come un paese “sporco”;

Perché? Perché le nostre strade sono piene di rifiuti? Perché ci sono continui scioperi da parte degli operatori ecologici? Perchè paghiamo tanto per un servizio svolto male?

Facciamo un passo indietro…

 

Pedara, un paesino situato alle pendici dell’Etna di circa 12.573 abitanti è invasa dai rifiuti.

Ormai dal 2004 la gestione della tassa sui rifiuti è passata nelle mani della società SIMETO AMBIENTE, ma il sistema creato con gli ambiti territoriali ottimali (ATO) non funziona, e negli anni sono insorti problemi che vanno a discapito dei dipendenti e dei cittadini.

Simeto Ambiente S.p.A. produce, già al 2010, decine di milioni di euro di debiti, a causa di numerosi errori nel sistema di determinazione delle tariffe (a volte causato per disposizione inesatte da parte della Regione), che portando ai ricorsi da parte dei cittadini hanno avuto l’effetto di far gravare maggiormente l’onere della tariffa sui pochi più pronti al pagamento. L’ATO è uno dei pochi che sancisce il passaggio immediato dalla tassa chiamata TARSU alla TIA, e dato che ha come effetto immediato la copertura dell’intero costo del servizio per mezzo delle  tariffe, comporta un immediato innalzamento delle bollette per i cittadini. Nel 2010 il governo Lombardo ha provato a fare una riforma, che non riesce ad entrare in funzione fino ad ora, e che non risolve i problemi fondamentali che si erano creati. Il risultato è una nuova legge regionale, la n.3 del 2013, che assegna ai comuni la possibilità di occuparsi della raccolta, dello spazzamento e del trasporto dei rifiuti.

Intanto però i debiti accumulati con le ditte tra il 2004 e il 2011 non sono stati pagati, e le ditte reclamano i soldi. Per questo la regione si offre di anticipare delle somme ai comuni, purchè questi adottino delle delibere, chiamate di piani di rientro, cioè dei piani in cui chiedendo le somme ci impegniamo a restituirle in 10 o 20 anni, rientrando così definitivamente dal debito pregresso.

Come risultato,con i debiti creati dalla società i dipendenti non ricevono lo stipendio e sono costretti a scioperare, questo comporta un aumento dei rifiuti sulle strade del paese e sulle campagne che lo circondano. Prendendo a caso una stradina esterna al paese come Via due palmenti. Lì dove una volta pascolavano le pecore, adesso abbiamo cerchioni, materassi e bottiglie che “addobbano” i lati della strada. La cosa peggiore è che ci sono ancora ovini e bovini che pascolano tranquilli e brucolano tra i rifiuti, e noi inconsapevoli di questo beviamo il loro latte e mangiamo la loro carne pensando sia buona perché sono stati allevati nel nostro paese.

Ma c’è una soluzione?

Purtroppo c’è da dire che a sporcare le strade siamo noi. E’ il cittadino che sporge la mano dal finestrino e getta la bottiglia pensando che poi verrà tolta da qualcun’altro. Questo pensiero è molto comune al giorno d’oggi, ma non si pensa ad un fattore, cioè quello che per raccogliere i rifiuti che insudiciano le nostre strade occorrono dei costi aggiuntivi, per non parlare dei cosiddetti “rifiuti speciali” quali amianto e copertoni. Bisogna pagare di più per smaltire questi rifiuti, e chi paga se non il cittadino?

Ed è come un circolo vizioso: più il cittadino non paga e sporca e più le tasse aumentano. C’è anche un altro problema che spinge i cittadini a non fare la raccolta differenziata: come facciamo ad essere sicuri che i rifiuti non vengano mischiati fra loro?

“Secondo me è una scusa per non farla” rassicura il consigliere comunale Giuseppe Consoli: “dopo anni che faccio la raccolta differenziata mi sono accorto che conviene perché non tutta la spazzatura puzza e disponendola nei vari contenitori non è nemmeno pesante

In più per quanto riguarda l’umido, chi ha un giardino superiore ai 20 mq può creare la “compostiera” dove si può smaltire l’umido ed in più si ha una riduzione della tassa. 

 La soluzione non è così semplice, da una parte c’è il cittadino che deve pagare le tasse sempre più in aumento, dall’altra i comuni e la società Simeto Ambiente che devono pagare gli operai. Ma con i debiti e i problemi insorti, non riescono a farlo.

 La situazione peggiora giorno dopo giorno, gli scioperi aumentano e le strade si sporcano, purtroppo questo è un problema che non colpisce solo Pedara, ma anche le grandi città come Catania ed addirittura Roma. Dobbiamo collaborare tutti affinché le cose si sistemino, non possiamo più vivere tra i rifiuti, dobbiamo prenderci cura del nostro paese per noi e per le generazioni future, non possiamo accettare che nostro figlio beva il latte di una mucca che ha mangiato l’erba cresciuta tra l’amianto.

 Ma non è tutto…

C’e’ un problema che riguarda Pedara, Catania, la Sicilia e tutta l’Italia.

Vi siete mai chiesti dove vanno a finire i soldi che dovrebbero essere usati per smaltire correttamente i rifiuti?

Signore e signori ecco a voi l’Ecomafia.

Cos’e’?

Dopo anni che la mafia si arricchisce con il mancato smaltimento di rifiuti alle spalle dei cittadini, adesso vuole arricchirsi sempre piu’cercando di rattoppare i buchi che nel corso degli anni ha creato. Adesso vuole smaltire i rifiuti, anche quelli speciali che provocano tumori e morte, che bravi i mafiosi, vogliono solo aiutarci, peccato che aiutandoci fanno solo danno a discapito nostro, mentre a loro spetta sempre la fetta piu’ buona della torta.

Sono 34.120 i reati, 28.132 le persone denunciate, 161 le ordinanze di custodia cautelare, 8.286 i sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da numerosi clan: 302 quelli censiti nel 2012. I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno delineano una situazione di particolare gravita’. Il 45,7% dei reati e’ concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita.

È quanto emerge da Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale,dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio.

Come opera?

Per le ecomafie la cosa importante è trovare un terreno dove poter nascondere i rifiuti, quindi cosa c’e’ di meglio che un terreno dove poi magari i contadini coltivano e vendono il cibo che arriva a tavola? Sotto terra è il luogo più sicuro, ma non il solo. Con i rifiuti tossici ci costruiscono anche le strade come la superstrada che collega lo svincolo di Palma campania sotto terra sono stati trovati materiali come cromo, rame zinco,fanghi contenenti i rifiuti di acque reflue industriali il tutto misto a materiali da costruzione. Ma non solo, i rifiuti vengono messi anche sotto le fondamenta di palazzi, messi a riempire gli spazi vuoti, palazzi dove vivono famiglie con bambini. o peggio ancora di scuole: «Di sera lasciavamo le fondazioni ancora da riempire e la mattina dopo le trovavamo colme di cemento, un cemento di colore strano, giallastro, che puzzava in modo nauseante». Questo ha raccontato uno degli operai che ha costruito la scuola materna ad Acerra su cui sta indagando la magistratura di Nola. Si indaga perché l’intero plesso sarebbe stato costruito con rifiuti tossici. «Alcuni bambini qui stanno accusando allergie, asma e altri sintomi legati alla presenza di inquinanti. A volte sentiamo queste storie lontane da noi, come se questo non potesse succedere in Sicilia, ma ricordiamoci che c’è anche il caso della piccola terra dei fuochi della zona industriale catanese , a Passo Martino, a causa della quale 12 persone sono sotto processo per «false attestazioni, traffico e gestione clandestina dei rifiuti, discarica non autorizzata e danno ambientale». Tra i rifiuti smaltiti a pochi chilometri dal centro di Catania, ci sarebbero stati anche scarti di industrie agrumarie «contenenti alte concentrazioni di idrocarburi, arsenico, rame, 440 tonnellate di rifiuti alimentari scaduti, 2570 tonnellate di fanghi provenienti dagli agglomerati industriali della frazione di Giammoro di Pace del Mela, nel Messinese, e di Caltagirone, in provincia di Catania».

 

E sempre di discariche sotterranee si tratta nel caso delle sei ex miniere in Sicilia sospettate di contenere rifiuti tossici: quella di Pasquasia (Enna), le ex cave di Bosco (San Cataldo) e Raineri (Mussomeli), quelle di Ciavolotta (Agrigento) e San Giuseppe (fra Melilli e Augusta). A contenere materiale altamente inquinante ci sarebbe anche un lago, il Soprano di Terradifalco, in provincia di Caltanissetta. Proprio nel Nisseno, nell’area compresa tra e due cave di San Cataldo e Mussomeli e il lago Soprano, il registro dei tumori indica un’incidenza sulla popolazione del 43 per cento. Nella stessa zona, il rischio di insorgenza di tumori al polmone sarebbe del 69 per cento. Nei cunicoli delle miniere, per Legambiente sarebbero nascosti ogni tipo di veleni.

 

E pure nell’opera di bonifica avrebbe trovato spazio la malavita organizzata: «Nel marzo 2014 la direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, sospettando che i materiali provenienti dalla bonifica venissero smaltiti illegalmente, ha bloccato e sequestrato a Catania cinque tir carichi di amianto proveniente proprio dalla miniera».

 

Secondo Legambiente, Catania è poi al terzo posto nella classifica dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti in Sicilia. Prima ci sono solo Palermo e Siracusa. Nella città e nei paesi alle pendici dell’Etna, le infrazioni accertate in tutto il 2013 sono state 53, a seguito delle quali sono state fatte 75 denunce e 28 sequestri. Ma nessuno è stato arrestato. Zero arresti in città anche per le illegalità nel ciclo del cemento, «un comparto ritenuto a tradizionale insediamento criminale». Tra le province siciliane, Catania è quella in cui sono state accertati più reati.

L’unica certezza è quella che piu’ si va avanti e piu’ la situazione peggiora, non solo il tasso di mortalità è aumentato, ma le falde acquifere sono inquinate. Ai mafiosi non interessa, loro pensano solo ad arricchirsi…cosa faranno però, quando sarà tutto inquinato?

I soldi non si possono bere.

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