E Ignazio ride - I Siciliani Giovani

E Ignazio ride

Non hanno avuto fortuna, quelli che rinnegavano la Sicilia in cambio di una poltrona. Ma non abbiamo ancora vinto, noi Siciliani…

Unni che gghiè, ‘me cumpari ‘Gnaziu Buttitta riri, ride come un matto alla facciazza di quei suoi ex compaesani che già s’erano messi in posizione davanti al nuovo califfo Alì Magnaratt Sah Al Vìn. Sorride, ma a viso mesto, il suo amico Placido Rizzotto, che mai avrebbe pensato che fra i suoi corleonesi si sarebbe potuto trovare un solo traditore.

Sorride automaticamente (come l’han programmato i suoi padroni) il califfo mancato, bofonchiando un “Forza Etna” e rigirandosi fra le dita il mitra. Non sorridono affatto, bestemmiando a gran voce tutti i santi dalla Valdemone alla Brianza, gli aspiranti sceicchi indigeni, che finalmente speravano di porre le grasse chiappe sulle adorate poltrone.

Che cosa bisognerà fare, adesso, per mendicare una poltrona? Chi bisognerà adorare adesso, a quale nuovo culto convertirsi? Se è vero – come dice Salvini – che arrivano milioni di mussulmani invasori saranno guai, perché il nuovo califfo non si contenterà di una preghiera ma pretenderà un’operazioncina corporale non indifferente. “Ma io sugnu paratu – dichiara un aspirante onorevole, leghista o saudita per lui non ha importanza – a tagghiarimilla tutta, ‘ppi acchianari!”.

Rassicuriamo l’aspirante onorevole, neanche Bin Laden pretenderà da lui tanto, e andiamo avanti.

In Spagna, i socialisti hanno ricacciato nella loro botola i fascisti, e ora i companeros – castigliani e catalani, senza più liti – si metteranno d’accordo per tenere ben chiusa quella botola, e dunque sorridono anche loro. Sorridono in compagni in Italia, sorridono giù in Sicilia… Alt! Un momento!

I siciliani, che pure han sputato in faccia all’antisiciliano Salvini, non hanno affatto votato a sinistra, né pallida né fiammeggiante, e neanche per i confusissimi grillini. Hanno votato a destra.

E come mai? Com’è che in una situazione così terribile, con l’emigrazione – quella dei nostri giovani, non quella di propaganda – a mille, con le ladrerie a cinquemila, coi ponti che crollano e lo sfruttamento padronale a diecimila, i siciliani non hanno votato Pd, e men che mai la sinistra, e manco per Beppe Grillo che aveva promesso tanto?

Perché nessuno di loro è stato veramente piddino, o rivoluzionario, o grillino vero. Il Pd, di Berlinguer e Pio La Torre, ha fatto carne di porco: e non solamente con Renzi, ma in massa e da svariati anni a questa parte. I grillini, nati con Rodotà e con Gandhi e la dea Giustizia, sono finiti a massacrare i disgraziati e a imbavagliare i giudici con Salvini. Noi compagni – io sono, come Rizzotto, un vetero socialcommunista – abbiamo fatto ridere i polli, divisi in cento pollai chioccianti, vocianti in un* lingu* incomprensibil* e solenn*, non compresi dal popolo e in fondo non così desiderosi di essere capiti.

Certo, siamo brave persone: non anneghiamo i bambini, e anzi li difendiamo quando arrivano, giriamo per i quartieri da buoni parroci a consolare gli afflitti e lenire i dolori – ma da qui alla politica ce ne corre. Per cui, amici e compagni miei, c’è poco da sorridere. C’è solo da ragionare freddamente, punto per punto.

1) Il Pd non ha bisogno di inventare alcuna politica. Ce l’ha già, quella di Berlinguer e dei milioni di voti. Ma a un certo punto è diventata troppo prosaica. Bisognava pensare agl’industriali, mettere a posto quegli scialacquatori di operai. “Sopire, troncare, imprenditore molto reverendo, lei m’intende…”. L’ultimo è stato Renzi; ma mica è cominciata con lui. Eppure è bastato poco – la parola “lavorato…” mormorata a mezza voce – e subito i militanti si sono affollati, timidi, a bocca aperta e a naso all’aria – sotto il vecchio balcone del partito. Che però è rimasto mezzo aperto e mezzo chiuso, con occhi dirigenziali diffidenti da dietro le persiane accostate. Boh, si vedrà.

2) Il M5 – lo voglio chiamare così perchè oggi sono di buon umore – aveva delle idee buone e altre meno; ma ciascuno ha le proprie, e solo tutte insieme fanno una Nazione. La storia di dare soldi ai poveri a me ad esempio non sembrava il massimo – meglio aiutarli a difendere il lavoro – ma fra darglieli e non darglieli, nelle condizioni in cui la delocalizzazione selvaggia ha ridotto gli italiani, non ho dubbi: dateli, ma dateli per davvero e non col contagocce, e dateli con dignità. Non “Prendi pure, buon uomo, ma non te li andare a bere…”.

E soprattutto, per fare un po’ di bene a chi ha bisogno, non bisognava in cambio chiedergli di far molto male a chi ha più bisogno ancora. Questo è ingiusto, è diseducativo, è sbagliato, e soprattutto è vile. Noi siamo Italiani, non tedeschi del Reich né brianzoli. È il patrimonio più grande che abbiamo: levarcelo, vuol dire cancellarci del tutto.

3) Noi compagni. Avrei tante cose da dire, ma meglio stendere un ……………….. [velo pietoso]. L’Italia avrebbe una sinistra fortissima, come volontariato e come società civile. L’antimafia sociale, i volontari di terra e di mare, le femministe vecchie e giovani (queste ultime, ma non meno agguerrite, senza bandiera), gli ex-froci che si sono conquistati a battaglie il titolo di orgogliosi gay, gran parte delle parrocchie (c’è pure un papa parroco, guarda un po’), i vilipesi e utilissimi, metà marciatori metà maestri di scuola, centri sociali: milioni di esseri umani, vecchi e ragazzini,uomini e donne; e nord e sud e Africa e vecchia Europa, e biondi e neri e occhi blu e pelli scure – l’Italia, insomma, la buona povera Italia così facile da prendere in giro ma così brava a difendere una Costituzione quando occorre. Perché tutto ciò non riesce a proiettarsi in politica, a rinviare a un’altra volta il Grande Dibattito e per intanto unirsi, nelle semplici cose, senza aspettare l’emergenza?

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