L’antimafia ragazzina

A Palermo è nata una nuova associazione an­timafia. Sono in tanti, il più grande ha diciot­to anni…

Ho 16 anni, non importa che io sia maschio o femmina. Non importa dove studio, se al classico o all’istituto d’arte. Non importa se vesto alla moda o acquisto ai banconi del mercatino rionale. Non importa se ho la media dell’otto a scuola o se spesso e volentieri studiare certi argomenti mi sembra una perdita di tempo. Non importa se il sabato vado in discoteca o se preferisco stare alla play station a giocare con l’ultimo videogioco uscito.

Ciò che importa, ciò che è veramente importante è che sono stato derubato.

Sono stato derubato del mio futuro, della possibilità di vivere libero nella mia terra.

Sono stato derubato della possibilità di dire ai miei coetanei del nord , o a quelli inglesi o tedeschi, a testa alta, io sono Siciliano.

Perché quando dico “Sicilia” scatta in mente l’immediata associazione di idee: Sicilia = Mafia.

Questa cosa mi fa incazzare.

Perché io non sono mafioso e con la mafia non ci voglio avere niente a che fare. Perché le colpe dei padri devono ricadere sempre sui figli? Che colpa ne ho io se Toto Riina e Provenzano sono nati in Sicilia? Che colpa ne ho io se i politici corrotti quando vogliono avere centinaia di voti facili è ai siciliani che si rivolgono. Che colpa ne ho io se qui per avere lavoro lo devi chiedere per favore?

Io non voglio chiedere favori a nessuno, io voglio studiare, conoscere, viaggiare, andare lontano e poi tornare qui, a casa mia, perché è qui che voglio lottare, amare, perdere forse e poi ricominciare. Qui. In Sicilia. Perché se è vero che non ho colpe di condividere la appartenenza a questa terra con nomi eccellenti mafiosi, è pure vero che sono orgoglioso dei natali che questa terra ha dato a tanti uomini, donne, poliziotti, magistrati, medici, semplici cittadini che sono morti liberi perché non volevano vivere schiavi.

Pensavo di essere solo. Pensavo di essere pazzo. Poi ho conosciuto altri “diversi”, come me. Ci siamo guardati e ci siamo riconosciuti. Io mi sono unito al gruppo di Libera junior, perché non mi piace restare con le mani in mano ad aspettare che tutto cambi, perché in una terra come la Sicilia il cambiamento purtroppo è l’ultima cosa che ci possiamo aspettare, penso che combattere la mafia sia anche combattere contro noi stessi, perché purtroppo la mentalità mafiosa è insediata nella nostra cultura. Insieme urliamo per le strade che noi la mafia non la vogliamo, insieme nelle nostre scuole cerchiamo di contagiare i nostri coetanei meno sensibili perché in fondo la mafia non la vedi. Insieme incontriamo i nostri amici del nord e gli spieghiamo che il mafioso con la lupara e la coppola è un’invenzione di Marlon Brando, che non vedranno sulle nostre strade morti per terra ammazzati ma la mafia noi la respiriamo quando ci chiedono il voto per l’amico, quando negli uffici pubblici lavorano solo i raccomandati, quando nelle sedi di votazione ci sono i galoppini pronti a ricordarti solo guardandoti per chi devi votare, quando qualche partito in Sicilia vince 61 a zero.

Noi studiamo, la nostra mente è aperta e attenta e sappiamo come la mafia sia camaleontica. Prima erano zotici contadini, oggi imprenditori e politici con le camicie inamidate. Ma noi non ci facciamo fregare, perché noi siamo insieme, insieme siamo una forza.

Noi siamo Liberi.

Noi siamo Libera junior.

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