La città va a fondo e il relitto eccolo qua - I Siciliani Giovani

La città va a fondo e il relitto eccolo qua

Nel centro di Catania sorge un relitto. Non è la Costa Concordia, ma è l’emblema di un naufragio equivalente. E’ l’antica nobile Villa Bonaiuto, vandalizzata dalle ruspe e abbandonata al degrado in piena vista della città

Catania com’era e com’è. Esattamente uguale a se stessa. La continuità del degrado urbanistico eccola lì materializzata e immobile da trent’anni, nel bel centro di corso Italia. E’ come se la Costa Concordia, da qui al 2042, fosse lasciata a dar mostra ddi sé con la pancia coricata davanti al porto del Giglio.

Ma qui parliamo del naufragio di un elegante palazzo. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, gli anni in cui il giornalista Giuseppe Fava veniva ucciso in una traversa dello stesso viale due chilometri più su, maturava questo piccolo, simbolico delitto urbanistico nel cuore borghese della città.

Nel silenzio collettivo più assoluto. Che perdura, assordante, finoggi. Come molti dei delitti compiuti tra queste strade.

Protagonista della storia è Villa Bonaiuto, diventata un monumento vivente del degrado estetico della città. Non si può non vederla, sventrata e impudica; mostra le sue ferite senza vergogna.

Ma nessuno sembra vederla più. Fa parte del panorama così com’è, per metà sbriciolata.

La sua storia racconta l’abbrutimento di una collettività più di un intero quartiere abusivo, proprio perché quel moncherino di un antico palazzetto liberty fa spudoratamente mostra di sé in pieno centro storico, su uno dei viali dove la gente passeggia e fa shopping. Distratta e rassegnata a convivere anche con quel moncherino di città.

L’edificio storico in questione sanguina per l’aggressione a colpi di ruspe che ha subito tre decenni or sono e sanguina perché nessuna autorità ha mai fatto nulla per evitare e poi coprire la vergogna di quella ferita. Sembra un paziente capitato nell’ospedale sbagliato, sotto i ferri di un chirurgo senza capacità e coscienza. Gli hanno amputato un braccio senza ragione e poi lo hanno lasciato lì, a marcire in corsia, senza neanche suturare il moncherino.

Una storia di ordinaria mala-urbanistica, tra vizi privati e pubbliche distrazioni.

Catene di ferro tengono in piedi quel relitto di villa Bonaiuto, ma la ruggine e alcuni rampicanti su quell’imbracatura metallica rendono ancora più grottesca la visione.

La gente passa accanto a quella villa amputata, la guarda sbriciolata a metà, osserva gli interni di quello che fu un salotto borghese e commisera l’intera città. Come se fosse un monumento ai caduti della civiltà urbana.

E invece no. Questo non è un monumento commemorativo. Villa Bonaiuto è, anzi era, un pregevole esempio di architettura liberty. A Palermo e a Catania gli anni Venti e Trenta del secolo scorso furono una stagione artistica importante, grazie a una generazione di architetti con la testa e la passione rivolti a modelli europei.

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