La bandiera della Pace, contro la guerra e la pace sociale e non strumento di propaganda

Il comune di Catania accoglie la proposta dell’ANPI di esporre la bandiera della Pace.

Il presidente dell’ANPI, Santina Sconza è stata contattata telefonicamente dal Cavaliere Maina cerimoniere del comune di Catania, in risposta alla lettera in cui chiediamo l’esposizione della bandiera della Pace in occasione del 70° anniversario della Liberazione.

Abbiamo concordato che la bandiera sarà esposta al palazzo comunale dal 23 aprile fino al 1° maggio. (leggi il comunicato stampa ANPI)

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Premesso che questa mie considerazioni non sono una critica verso l’ANPI di Catania ne al Direttivo provinciale di questa, ne tanto meno alle persone che lo compongono in tutta onestà intelletuale mi pemetto di esprimere un dissenso sulla scelta di chiedere all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Bianco, di esporre la bandiera della Pace in occasione del 70° anniversario della Liberazione.

Io credo che la parola partigiano, voglia dire essere da una parte ben precisa, prendere posizione, con il corpo, il cuore e la mente, per cui credo, che sia inopportuno chiedere di esporre la bandiera della Pace a chi provoca ingiustizia sociale, degrado morale, materiale e culturale.

A chi nel marzo del 2001, come ministro degli interni, fece massacrare i compagni e le compagne di Napoli, proprio coloro, che alzavano la bandiera della Pace e lottavano contro una globalizzazione cinica da parte dei governi occidentali.

A chi a quegli avvenimenti diede il via alla “macelleria messicana” che si consumò al G8 di Genova.

A chi chiude gli asili nido, nella nostra città, mettendo in difficoltà le famiglie più povere e licenziando le operatrici degli stessi asili nido.

A chi promuove il PUA, un progetto che devasterà, per volere dei comitati d’affari, il nostro territorio.

A chi, con la proposta del nuovo “regolamento edilizio” devasterà il nostro centro storico e i nostri quartieri popolari, aiutando la speculazione edilizia e la cementificazione della città e del suo patrimonio artistico e culturale.

A chi continua, attraverso il solito clientelismo, a dare consulenze agli amici pagandoli con i soldi pubblici, vedi il caso degli addetti stampa.

A chi non osserva i regolamenti approvati, dal consiglio comunale, e mai attuati, vedi: Statuto comunale, regolamento per assegnare gli spazi sociali pubblici e i beni confiscati alla mafia, a chi ne fa richiesta o che non da risposte a coloro che chiedono chiarimenti su questa materia.

A chi, così, come le amministrazioni che hanno preceduto questa, abbandonano al degrado, all’infelicità collettiva, all’oppressione mafiosa, alla disoccupazione, alla chiusura delle scuole, gli uomini e le donne dei quartieri popolari del centro storico e delle periferie che ormai sono degli “invisibili”.

A chi, pur avendo un grande patrimonio edilizio, continua ad abbandonare chi non ha una casa.

A chi non dice nulla sulla condizione di chi vive al C.A.R.A. di Mineo, cioè quegli uomini, donne e bambini che fuggono da guerre e fame.

Che vengono considerati solo “merce” per far fare affari a un terzo settore mafioso e corrotto, come dimostrano, le inchieste della procura di Catania e Caltagirone.

A chi non dice nulla sulla base americana del MUOS e sugli abitanti di Niscemi che vogliono Pace e un’”aria pulita”.

A chi invece di contrastare le guerre per promuovere la Pace invita in pompa magna i ministri europei per la NATO.

A chi crede che fare accoglienza e integrazione, voglia dire solo avere il consigliere straniero aggiunto, che non può neanche votare.

A chi crede che per combattere l’illegalità basti multare i piccoli abusivi, che cercano di “farsi la giornata” per portare il pane a casa e sono costretti a comportarsi così perchè abbandonati dalle istituzioni fino a fare gesti estremi, vedi il caso Salvatore La Fata.

A chi governa la città con “le larghe intese” con i politici imposti da Raffaele Lombardo, oggi condannato per concorso in associazione mafiosa.

Con onestà intellettuale, dico che se accade tutto questo la colpa e anche di quella società civile che preferisce stare disunita, non fare fronte comune, con la schiena dritta e il diritto di critica verso chi ci amministra.

E ciò accade, perchè si pensa che questo governo cittadino sia progressista, e molte volte si sceglie di chiedere direttamente dei “favori” mentre invece sono dei diritti.

Insomma, penso che la bandiera della Pace sia un simbolo importante non solo perchè e contro le guerre, ma anche perchè è il simbolo per una Pace sociale, contro le ingiustizie sociali, contro le mafie, contro i poteri forti, per una informazione libera, che nella nostra città è difficoltoso portare avanti.

Infatti, chi ci governa preferisce stare dalla parte dell’unico quotidiano cittadino dove l’editore e direttore, anch’esso, è indagato per mafia.

Infine, mi ha fatto molta impressione, leggere, che il sindaco Bianco abbia delegato il “venerabile cavaliere” Maina, cerimoniere del comune di Catania, ma anche citato nei verbali dei pentiti di mafia come colui che sapeva delle infiltrazioni mafiose nella festa della patrona di Catania Agata.

Dichiarazioni, mai smentite, un cerimoniere “utile” per chi governa e ha governato a destra e sinistra in questa città.

Io non sono sorpreso della risposta positiva del sindaco Bianco, ne ero sicuro che avrebbe dato il consenso di esporre la bandiera della Pace, non poteva mancare di apparire come il sindaco democratico e antifascista, troppo vanaglorioso per perdere questa occasione.

Io mi sento e sono partigiano e prendo posizione con il corpo, con il cuore e la mente, e voglio esprimere il mio diritto di dissenso e di critica verso questa richiesta fatta dal direttivo provinciale dell’ANPI di Catania, che per certi versi, contraddice l’ultima lettera del presidente nazionale dell’ANPI.

Questa richiesta non andava fatta perchè l’esposizione della bandiera della Pace doveva essere automatica, perchè, la sua esposizione conferma ciò che recita l’articolo 11 della nostra Costituzione.

Giovanni Caruso

 

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Non posso che condividere ogni parola scritta. Tuttavia ho rispetto e prendo atto delle decisioni assunte dal direttivo dell’ANPI, pur non condividendole. L’ANPI è un’associazione che anche a Catania accoglie soggetti diversi e credo che non sia utile a nessuno negare il fatto che tra gli iscritti dell’ANPI nonché nel suo direttivo ci sono persone che sostengono attivamente l’amministrazione comunale di Catania, in primis gli esponenti del partito di Licandro (la metto così in quanto non mi è chiaro se sia ancora il Pdci, lo è certamente il profilo facebook) e gli esponenti della maggioranza CGIL. Con questo fatto dobbiamo fare i conti.

Non mi dilungherò sul giudizio su questa amministrazione, essendo impegnati ogni giorno a costruire opposizione e alternativa credo sia scontata la nostra posizione e per noi parlano le battaglie fino ad oggi condotte.

Nel merito della vicenda credo che dobbiamo prendere atto delle dichiarazioni del Sindaco Bianco proprio su quel valore della Pace che, sottoforma di bandiera, verrà affisso al balcone comunale. Non solo il Sindaco Bianco e la sua Giunta hanno accolto con entusiasmo il vertice NATO lo scorso autunno ma sono inquietanti le dichiarazioni in quel contesto fatte dal primo cittadino. Qui la dichiarazione riportata dalle agenzie di stampa: “Siamo arrivati impreparati ad affrontare il terrorismo dell’Isis, che riguarda la vita dei nostri figli perché il pericolo è a casa nostra e quindi occorre una risposta adeguata e ferma”. Lo ha detto il sindaco di Catania, Enzo Bianco, a margine dell’assemblea parlamentare della Nato in corso nel capoluogo etneo.

“Oggi – ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Copasir – abbiamo capito quanto clamoroso sia stato l’errore fatto e occorrono interventi su tre livelli nel medio e lungo periodo. Il primo non può che essere militare e deve essere assunta dall’Onu con la collaborazione militare dei singoli Paesi, compresi quelli arabi per evitare che il conflitto si trasformi in guerra di religione, e della Nato. Poi occorrono delle risposte di tipo politico, sul territorio, e culturale, e da questo punto di vista – ha concluso il sindaco Bianco – Catania e la Sicilia si candidano a essere ponte di collegamento con l’altra sponda del Mediterraneo”.

Credo che fare esporre a questa amministrazione la bandiera della Pace non significhi ottenere un impegno ma bensì svilire e umiliare il profondo significato che ha avuto quella bandiera per intere generazioni.

Sarebbe stato certamente più utile proporre all’amministrazione un testo da far approvare in Giunta come indirizzo politico: per la Pace, contro ogni guerra, per la difesa della Costituzione, contro le modifiche proposte dal Governo Renzi.

Ecco, siccome voglio guardare in positivo, vi propongo di redigere un testo e chiedere all’amministrazione di approvarlo in Giunta. Se lo farà sarò il primo ad applaudire a questa scelta della Giunta, se non lo farà credo che l’ANPI debba dire chiaramente da che parte sta, anche pensando alle presenze al corteo del 25 aprile.

Siamo davvero contrari alla modifica della Costituzione? Allora non si può collaborare con chi non si espone contro le modifiche.

Matteo Iannitti

 


25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2015

Per una nuova Resistenza

Per difendere ed applicare la Costituzione

Per l’occupazione ed il lavoro

Per ripudiare la guerra

 

Nel 2015 ricorrono il 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo ed il 100° anniversario dell’”inutile massacro” (come è stato definito da Benedetto XV°) della I guerra mondiale, che è stata dichiarata contro la volontà popolare, dei socialisti, di larga parte del mondo cattolico, degli operai e dei contadini. Si è trattato di un colpo di Stato favorito dalla monarchia, che ha precipitato l’Italia nell’orrore della guerra: Si aprirono così le porte all’avvento del fascismo, strumento del grande capitale e dei ceti medi in crisi.

Con la violenza delle squadre fasciste e dello Stato furono cancellate le organizzazioni operaie e le libertà di tutti, con la lotta partigiana è stato possibile costruire, attraverso la Costituzione repubblicana, un possibile riscatto degli strati popolari e la possibilità di una democrazia avanzata e partecipata.

Solo così abbiamo potuto battere l’obiettivo delle classi dominanti di cancellare le conquiste dei lavoratori ed il valore dell’antifascismo. Abbiamo eccidi, da Portella della Ginestra ai morti di Reggio Emilia, di Catania e Palermo, complotti e repressioni selvagge.

Tutto questo sembra ora ad un punto di svolta. Per legge ordinaria è stato violato l’articolo 1 della Costituzione con la cancellazione dello statuto dei lavoratori, l’articolo 33 che vieta il finanziamento pubblico delle scuole private e sbeffeggiato l’articolo 11 con gli interventi militari in Serbia, Iraq, Afghanistan ed in Libia.

Un governo, eletto da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, opera per una profonda demolizione del dettato costituzionale, nella direzione di un’inaudita concentrazione dei poteri in ristrette oligarchie.

Occorre, nella ignavia di un Parlamento che accetta la sua eutanasia, organizzare una grande risposta popolare anche attraverso l’uso dello strumento referendario.

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA!

La demolizione delle strutture repubblicane, i progetti sulla forma dello Stato e del governo che sono in discussione rispondono al bisogno della finanza internazionale di spezzare il residuo potere delle coalizioni popolari e sindacali, dei lavoratori dipendenti ed autonomi, dei precari e dei senza lavoro.

Occorre difendere il salario, il controllo dei tempi di produzione e la pensione, tutto quello che è stato costruito con le lotte (dalla sanità alla scuola).

A questo il 25 aprile chiama e con questo chiama la memoria degli uomini e delle donne che per la Liberazione sono morti, quelli massacrati nelle due guerre mondiali, non solo quelli che giacciono nei cimiteri militari ma anche e soprattutto quelli che alla guerra cercarono di opporsi o di sfuggirne, i disertori, quelli fucilati nelle trincee dai regi carabinieri guidati da generali macellai.

La cittadinanza è invitata a partecipare al grande corteo popolare che si svolgerà il 25 Aprile 2015 con partenza alle ore 9.30 in Piazza Stesicoro.

 

ANPI

COMITATO PROVINCIALE DI CATANIA

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