L’8 Marzo visto da Casa dei Pini

“Sono al secondo piano e sto sollevando i malati! Non posso aiutarla!”, risponde una voce di donna al citofono di Casa dei Pini, la Residenza Sanitaria Assistenziale di San Maurizio Canavese, che La Rete delle Donne ha scelto come inusuale location per avviare le sue celebrazioni dell’8 marzo 2015.

“Giova sempre ricordare che, quella dell’8 Marzo, non è una festa – afferma Fabìola Grimaldi, la Presidente di questa attivissima associazione di donne nata nel 2012 alle porte del canavese – ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile. Per questo è stata proposta come Giornata di Lotta  Internazionale a Favore delle Donne”.

Casa dei Pini potrebbe essere un gioiello di cui vantarsi, per il CIS-Cirie’ (Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali) che lo finanzia; 60 pazienti che “da malati cerchiamo di trasformare in persone”, afferma Riccardo Avitabile, il Direttore della struttura. “Ma siamo sempre a rischio di tagli – sottolinea – e per questo vorrei che parlaste bene di noi”. Tuttavia si capisce da soli che qui le cose non girano come in una qualunque “casa di riposo”. Le bacheche sono ricche di appuntamenti e opportunità (pet therapy, gruppi di lettura e scrittura, coro, consulenza psicologica rivolta anche ai familiari…), molti volontari portano dentro il loro contributo e la Casa è aperta al territorio: “in primavera facciamo una festa con più di 250 persone a cui partecipano anche quelli che abitano qui vicino”, continua l’instancabile Direttore.

Il cuore di questo venerdì pomeriggio ha una scaletta ben precisa e ingredienti preparati con cura: letture di poesie e testi a tema, un coro di ospiti in camicia bianca e papillon granata (le donne) o nere (gli uomini), un micro-documentario, un duetto di armonica e chitarra, un elegante buffet finale.

Tanto dialetto piemontese per una festa per nulla provinciale, ma sorprendentemente capace di mettere a fuoco i temi centrali che attraversano nel tempo la condizione femminile: l’amore, la casa e la famiglia, l’istruzione, il lavoro. Persino le canzoni popolari sono riportate alla mentalità maschilista che le ha prodotte: “E qui comando io e questa è casa mia… – spiega la conduttrice del piccolo spettacolo – ci ricorda che il marito aveva un potere assoluto in casa, compreso quello di usare violenza”. E poi: “La domenica andando alla messa…– ci viene ancora detto – è la triste storia di una ragazza costretta ad andare in convento perché scoperta con un uomo e … monachella la fecero andar”. E’ il tema dell’amore. Dalla parte delle donne-vittima ma anche di quelle che – come legge Valeria nel diario degli anni ’30 di sua madre – sono state capaci di opporsi al matrimonio già combinato: “stavo per vendere la mia vita per un nonnulla”. E poi le leggi fasciste che discriminavano le donne nell’istruzione e nell’insegnamento. E il lavoro disumano delle mondine e delle operaie di un tempo e quello domestico misconosciuto delle donne di oggi.

Ma la vera ciliegina sulla torta (mimosa) di questa Giornata è il micro-documentario in cui le anziane donne della residenza sono state intervistate sui cambiamenti nel tempo della condizione della donna e dei rapporti fra i sessi. E in cui emerge chiaro, fra le altre cose, il nesso inseparabile fra indipendenza economica e possibilità delle donne di essere libere e non sottomesse.

Vista da qui, da Casa dei Pini, la Giornata dell’8 Marzo, mostra ancora tutta la sua attualità.

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