Il solare termodinamico e la centrale “Archimede”

L’INTERVISTA

LEGAMBIENTE: LE ENERGIE PIU’ ADATTE ALL’ISOLA DI EOLO E DEL SOLE

Quali prospettive vede per le centrali solari termodinamiche sia in Sicilia che altrove?

Mi sembrano eccellenti, sia perché la Sicilia e tutta l’area del Mediterraneo sono al centro della cosiddetta“sun belt”, ossia la zona del globo terreste più intensamente irradiata dal sole, sia perché la tecnologia è palesemente matura ed il costo per Kwh degli impianti è divenuto competitivo rispetto alle centrali alimentate da fonti fossili o a quelle nucleari ma, soprattutto, perché il ricorso alle fonti rinnovabili come il termodinamico è ormai la strada obbligata per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici e per uscire dalla dipendenza dal petrolio, dal carbone e dall’atomo che tanti guasti hanno causato

Per la ricerca sull’energia solare fatta in (Italia/Sicilia) con contributi a carico della collettività, darebbe oggi priorità al fotovoltaico, al termodinamico o svilupperebbe in modo paritario i due indirizzi?

La ricerca è sempre da sostenere ed entrambi i sistemi sono da promuovere ma penso che alla ricerca sul solare fotovoltaico, che è e probabilmente nell’immediato futuro ancor più sarà il miglior sistema a grande diffusione per la produzione energetica a livello domestico e alle reti intelligenti (smart grids) per ottimizzare lo scambio di energia e ridurre le perdite sia da destinare la quota maggiore dei contributi della collettività, anche perché– data la necessaria dimensione industriale del solare termodinamico – a questo sistema può e deve contribuire il mondo dell’impresa.

Per la realizzazione in (Italia/Sicilia) con contributi a carico della collettività di impianti che convertono in energia elettrica l’energia della radiazione solare, darebbe oggi priorità al fotovoltaico, al termodinamico o svilupperebbe in modo paritario i due indirizzi?

Entrambi vanno adeguatamente sostenuti ma l’urgenza maggiore è quella di mettere un impianto fotovoltaico sul tetto di ogni casa per far diventare produttore il singolo cittadino, responsabilizzarlo sull’uso dell’energia ed affrancarlo dai condizionamenti dei grandi produttori e distributori.

In relazione alla centrale “Archimede”, come giudica il rapporto che c’è stato tra l’ENEL da una parte e [il Comune di Priolo/ la Provincia di Siracusa/ la Regione Sicilia/ la Repubblica Italiana/ l’Unione Europea] dall’altra?

Non è semplice da schematizzare. Mi sembra che mentre da parte delle Amministrazioni e delle popolazioni locali le aspettative fossero e sono alte, dall’altra l’ENEL appare combattuta tra la voglia di rivendicare con orgoglio questa bella applicazione tecnologica e la tentazione di esibirla solo dietro una vetrina, senza alcuna volontà di riprodurla in grande stile in tutte le sue centrali termoelettriche. È un’esitazione dannosa che ha trovato sponda in quei Ministeri e rappresentanti di governo che in questi anni si sono trastullati con i progetti per il ritorno all’atomo sporco e – fortunatamente per tutti – ora risultano nuovamente sconfitti dall’esito dell’ultimo referendum sul nucleare. Quanto al governo regionale mi pare siano stati sprecati decenni, tante inutili parole e dichiarazioni d’intenti per ritrovarsi ancora oggi senza un Piano Energetico ed Ambientale degno di questo nome.

Come giudica l’inserimento della centrale “Archimede” nel suo contesto sociale, fisico e geografico?

Lo giudico positivamente perché è un segnale di cambiamento rispetto alla realtà industriale presente fatta di tradizionali centrali termoelettriche con il loro effetto collaterale di disagio ambientale e sanitario. Forse la sua collocazione non è tra quelle ideali, stretta com’è tra la riserva faunistica e gli altri impianti industriali, ma questa posizione era obbligata.

Che peso darebbe alle fonti di energia solare fotovoltaica e termodinamica prese insieme rispetto ad altre fonti energetiche rinnovabili?

In Sicilia penso debbano fare la parte del (sol)leone per la felice posizione geografica della regione, ma credo che in quella che è anche l’isola di Eolo, insieme all’eolico – soprattutto se collocato off-shore a lunga distanza dalla costa – queste fonti possano contribuire in misura determinante a creare lavoro nuovo e pulito, a riqualificare il modo di produrre energia e di distribuirlo, a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili senza scatenare nuove guerre.

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