La chiamata alle armi

La testimonianza di Davide, coinvolto per combattere il virus.

“Fino a qualche mese fa ero uno studente di Infermieristica, ora sono un operatore sanitario” racconta Davide Biagio Ortino, giovane infermiere che lavora presso il reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania.

“Sono stato chiamato per l’emergenza, così ho risposto subito e prontamente. Certo all’inizio di questa avventura avevo molta, all’università dovevamo svolgere parecchie ore di tirocinio, ma vivere in prima persona un’emergenza sanitaria mondiale è tutt’altra cosa. Varcata la soglia dell’ospedale avrei avuto delle responsabilità enormi”- dice Davide- “ Tornato a casa temevo di infettare la mia famiglia, è una sensazione terribile, ti senti sporco e perciò cerchi di ricostruire ogni singolo movimento e gesto fatto durante il turno. Ti chiedi cosa hai toccato pur prendendo tutte le precauzioni possibili, infatti indossiamo sempre mascherina e guanti.”

“Al momento i contagi tra medici e infermieri sono diminuiti per fortuna. Durante le prime settimane ce ne sono stati molti, probabilmente si deve anche alla mancanza dei DPI necessari per svolgere il proprio lavoro con relativa serenità” continua Davide.

Attualmente i contagi in Sicilia sono ancora 2.202: 818 persone sono guarite e 247 decedute, tre in più rispetto a ieri. Nonostante i dati positivi di oggi, che rimangono pur sempre preoccupanti, i catanesi non hanno perso tempo, infatti domenica tre maggio, in pre Fase due, sono stati più volte paparazzati da fotografi di passaggio. Negli scatti, disponibili sul web, si vedono runners, anziani, bambini e ragazzi che passeggiano uno accanto all’altro.

“Ogni volta che dimettiamo un paziente Covid è una soddisfazione per noi. I ricoveri sono di meno, quindi spero che il peggio sia passato. Lo Stato a noi operatori sanitari a rischio ha promesso degli incentivi, ma non ne abbiamo visto nemmeno l’ombra.”

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