Il Ministro Minniti e l’elefante

Catania, prima città ad avere il Comitato metropolitano per la sicurezza

La notizia della visita del Ministro degli Interni a Catania è trapelata, sabato scorso, soltanto sul giornale di Ciancio. “Per il primo Comitato Urbano per la sicurezza urbana” titolava a caratteri cubitali La Sicilia. Sicurezza di chi?

Il tarchiato Bianco si pronuncia in un inchino, col sorriso che suggella “quel patto nazionale di collaborazione tra i sindaci, governo e forze dell’ordine”. La sicurezza è priorità, purché non riguardi la sicurezza materiale – casa e lavoro – delle vittime del Daspo urbano. Come i dieci parcheggiatori – o le prostitute, una anche rimpatriata – allontanati ieri mattina dal centro storico.

Non è un paese per tutti. Chi non ha un lavoro o una casa e deve scegliere l’abusivismo attenta alla sicurezza. Minniti e Bianco si guardano negli occhi e brindano ai soldi stanziati per la Sicurezza della città perbene. E l’altra Catania? Cancellata.

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Honoré Daumier, Il vagone di terza classe

Sguardo serio e basso, il Ministro attraversa piazza Università a grandi passi scortato da una nuvola di agenti in giacca e cravatta. I tavolini sono pieni come al solito e i camerieri tolgono i bicchieri vuoti delle granite in mezzo al vociare degli ultimi turisti di settembre, impegnati ora a guardare curiosi la scia di uomini eleganti diretti verso il Duomo. Il ministro è uscito di fretta dal palazzo della Prefettura dove ha incontrato tanta gente, marescialli comandanti carabinieri portaborse politici giornalisti e infine il sindaco e il prefetto: loro, con la sua benedizione, da ora in poi saranno i guardiani del decoro e della sicurezza di Catania e provincia. Nessun mendicante, né prostituta, né occupante abusivo potrà stare tranquillo. Se fai qualcosa di storto, ti arriva una multa e pure il divieto di passare di nuovo da là.

Il ministro arriva in piazza Duomo. Si ferma a osservare bene il liotru, in mezzo alla piazza, nudo. “Signor ministro, tutto bene?” fa uno degli agenti. Lui si riprende un attimo, fa un gesto con la testa, e poi riparte guardando con la coda dell’occhio l’elefante. Pochi metri ed è nell’androne del municipio dove un gruppo di vecchi vigili urbani coi baffi e assessori lo salutano con la schiena dritta e l’espressione di benvenuto “Chiedevamo più sicurezza e finalmente è arrivata, entri pure, prego”. Col braccio destro il sindaco Bianco apre la strada al ministro e ai gorilla che si muovono verso le scalinate per la sala giunta, al piano di sopra. L’aria prima festosa si fa seria, gli assessori e i vigili scherzano poco mentre si salgono le scale. L’ospite è uno importante e non va bene far brutta figura. È grazie a lui che i migranti se ne stanno in Libia, alcuni pensano “è uno potente e farà rispettare l’ordine in questa giungla, grazie alla sua legge” e subito i più furbi pensano ai progetti futuri mentre si accarezzano la pancia: le elezioni l’anno prossimo, gli appalti dell’Istica in Corso dei Martiri…

“Catania – inizia il sindaco parlando a voce alta – è una città che ha enormi potenzialità dal punto di vista del turismo, delle infrastrutture e della ripresa delle attività economiche. Debbo ringraziarla, signor Ministro, perché Catania è una città in prima linea sul versante della migrazione e soltanto oggi respiriamo più serenamente”. Una pioggia di applausi riempie la sala giunta e incornicia la faccia seria e compiaciuta del ministro, che si alza per salutare i parenti del vigile Licari e si informa sulle ultime novità. Ha la schiena un po’ inclinata, mentre ascolta, e tiene le dita unite, come a formare una pistola.

Finiti i saluti e le cerimonie, è ora di andare allo Sheraton. Gli agenti di scorta fanno il punto della situazione e poi invitano il ministro a entrare in una macchina posteggiata proprio davanti al portone. Il ministro annuisce e si distacca dal gruppo, appoggia la mano sinistra allo sportello e guarda di nuovo l’elefante. “Qualcosa non va, signor ministro?”, domanda un gorilla. Lui non risponde, il gruppo si irrigidisce e gli assessori cominciano a deglutire e sudare e con gli occhi fanno al sindaco di andare a vedere. Il sindaco capisce e si avvicina al ministro, gli arriva giusto sopra la spalla destra e sottovoce “Signor ministro, vede che arriva in rit…”.

“Perché è nudo?” lo interrompe lui, senza voltarsi.

“Come, prego?” dice il sindaco, senza capire.

“Dico, perché l’elefante è nudo?” ribatte il ministro.

Il sindaco non sa che dire, ha la bocca asciutta e gli occhiali appannati “Ma è così da sempre”, si scusa in fretta.

Il ministro dà un’ultima occhiata alla statua e poi si gira verso il sindaco, gelido: “Beh, da ora è meglio che lo vestiate”. Detto così si mette sul sedile e si tira dietro lo sportello. Subito le sirene iniziano a strillare e parte il corteo di auto blu, due tre quattro macchine si infilano veloci su via Vittorio Emanuele, con dentro il ministro, ormai lontano da quel sindaco immobile con le braccia aperte.

 

 

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