Il Brasile e Rio de Janeiro. All’ombra dei mondiali

Ci sono dei luoghi a Rio che non si possono non visitare. C’è il Cordovado, il grande Cristo che domina la città; ci sono le spiagge di Copacabana ed Ipanema, dove ammirare le bellezze locali; c’è il Maracanã, uno dei templi del calcio che ospiterà la finale di questi mondiali. Poi ci sono anche dei luoghi che non si possono visitare: le favelas. Sicuramente però non si può far finta di non vederle. Sono lì, circondano la cidade meravilhosa. Qualcosa di meno bello però si consuma in quelle zone. Oltre il carnevale, oltre la musica, oltre le tradizioni, le favelas sono il regno della criminalità. Abbandonate a se stesse sin dalla loro creazione sul finire del 1800, da sempre terre senza Stato, negli anni ’80 si trasformano da semplice rifugio a obiettivi di conquista da parte di criminali di ogni sorta. Prima arrivano i rapinatori e poi – sulla scia dei cambiamenti che hanno riguardato tutto il Sud America – i narcotrafficanti. Pian piano si alzano anche i livelli di violenza. È una cosa inevitabile quando i soldi della cocaina consentono di armarsi sempre più e quando la politica statale è una: fare la guerra al tráfico per risolvere il “problema favelas”. Il conflitto diventa presto drammatico e pervasivo innestandosi nella violenza che attraversa la città.

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