Identikit del politico siciliano. E delle sue amnesie

Atene piange ma Sparta non ride: l’una fa i pateracchi, l’altra finge di non ricordarsene più…

I costumi dei governanti siciliani sono caratterizzati da una continuità che riporta un identikit del malcostume governativo ricorrente nel tempo, con facce diverse ma spesso identici vizi. Per capirlo non è necessario partire dalla sostanza di una politica basata sul favore parcellizzato per controllare i bisogni primari e gli istinti peggiori di ampie fasce clientelari. Si può anche partire dalle forme esterne dell’ostentazione del potere, ampiamente rivelatrici di una precisa idea della gestione del potere, a tutti i livelli di governo.

La recente vicenda dell’Assessore regionale all’Economia Gaetano Armao mostra come un atteggiamento da yuppie rampante non cambi la sostanza del vivere il potere con una certa altezzosa volgarità. In questo senso fa scuola la recente notizia – per la Procura notizia di reato – dell’uso, a dire poco improprio, dell’auto blu, messa dall’Assessore a disposizione di persona a lui sentimentalmente vicina, ma che nulla aveva a che fare con l’Amministrazione. Se si aggiunge che la persona inopinatamente beneficiata è un Magistrato, si potrebbe concludere con il detto siciliano:”nessuno si piglia se non si assomiglia”.

Continuando su questo livello minimale si può commentare la notizia del posto d’auto riservato sotto casa – a Palermo indicatore di status importantissimo – ottenuto in quanto console onorario del Belize, che però l’Assessore si è guardato bene dal farsi revocare venuta meno la funzione diplomatica. Peccati veniali? No, punte di iceberg.

Il problema riguarda solo questa compagine di governo e il suo componente Armao? Certo che no. Ma almeno la classe politica di un tempo non osava inneggiare – come suole l’Assessore – alla trasparenza, la legalità e l’innovazione etica nell’Amministrazione. Per la verità l’Assessore Armao è stato anche coinvolto in una polemica ben più rilevante che riguardava un possibile conflitto d’interesse tra i suoi ruoli di Assessore competente per il settore dei rifiuti e di consulente di una ditta di termovalorizzatori.

L’esponente dell’allora opposizione Cracolici, nella sua funzione di capogruppo PD, accusò senza mezzi termini Armao, oltre che di avere consentito alle ditte di decidere il numero di inceneritori da costruire, anche di aver annunciato un possibile indennizzo alla società concessionaria da parte della Regione, producendo un effetto-annuncio a beneficio delle azioni della Actelios (gruppo Falk) di cui Armao era stato consulente. Armao si difese definendo farneticazioni le illazioni dell’avversario politico e dichiarando che da due anni aveva chiuso quella consulenza. E minacciava querela nei confronti di Cracolici e costringendo il presidente dell’Assemblea Cascio a richiamare l’articolo 6 dello Statuto sull’insindacabilità di voto e opinioni dei Deputati nell’esercizio delle loro funzioni.

La polemica continuò e l’opposizione richiese le dimissioni di Armao, ma nulla accadde. Armao confermò il suo ruolo di Assessore forte del Governo Lombardo, con l’importantissima competenza dell’Economia, anche nella compagine di governo appoggiata dal PD.

A questo punto, la domanda: come mai Cracolici e il suo Partito, dopo la svolta governativa, non hanno più ripreso la grave vicenda del conflitto d’interesse sui termovalorizzatori e si sono guardati bene dal commentare anche le recenti e disdicevoli vicende dell’Assessore?

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