mercoledì, Gennaio 7, 2026
-rete-Apertura

I cavalieri di Brooklyn

Sulla punta meridionale dell’isola di Manhattan, con allo sfondo il ponte di Brooklyn, sorge Casa Cipriani. Un’ex stazione marittima in stile Beaux Arts trasformata in boutique hotel di super lusso. La famiglia Cipriani, titolare del celeberrimo Harry’s Bar di Venezia, è diventata negli ultimi decenni leader nella gestione di ristoranti e locali di lusso nel mondo. A New York i Cipriani sono un mito. A casa Cipriani sfilano divi di Hollywood, la famiglia Clinton, la famiglia Trump, tutta l’alta finanza americana. Dai Cipriani sembra essere passata pure la mafia. Secondo il New York Post, Giuseppe Cipriani compare in due processi contro Peter e Jhon Gotti Jr, figlio del famigerato boss Jhon Gotti. Fare parte del club di Casa Cipriani è la consacrazione di uno status: l’appartenenza all’aristocrazia. Con tremila dollari di iscrizione e cinque mila dollari l’anno di quota associativa, “si vive l’esperienza del lusso non come ostentazione, ma come riconoscimento reciproco”. Scrive la guida Michelin che all’interno di Casa Cipriani si può trovare la più alta dose di design di lusso italiano, dopo Milano.

Proprio lì, a Casa Cipriani, non sappiamo perché invitati da qualcuno o perché soci entrambi, lo scorso 27 dicembre si sono incontrati Salvatore Palella e Ross Pelligra. Per parlare degli affari in Sicilia e nella città di Catania.

Ross Pelligra è australiano, la sua famiglia è originaria della provincia di Siracusa. Intorno al 1960 il nonno ha fondato una società di costruzioni a Melbourne. Ross Pelligra è oggi a capo della società, specializzata nell’acquisizione e nella conversione urbanistica di vecchi stabilimenti industriali. Si stima un giro d’affari di miliardi di dollari. Nel 2022 Pelligra ha comprato la squadra di calcio del Catania e da quel momento ha iniziato a gestire grossi affari in Sicilia.

Salvatore Palella, imprenditore, è catanese di Acireale. Newyorkese per vocazione. La sua favola imprenditoriale è stata ricostruita da Mario Barresi su La Sicilia nel 2020 e da Report su Rai3 nel 2021 e 2022. Palella ha iniziato con un lavoro al McDonald a Dublino a diciotto anni, poi studi mai completati all’Università Cattolica di Milano e ancora il mondo delle start up, con l’intuizione di investire nei monopattini elettrici in sharing. È stato il proprietario, fallimentare, dell’Acireale Calcio. Di quell’avventura sportiva, grazie all’inchiesta de La Sicilia, si ricorda soprattutto una vicenda che ha coinvolto Enzo Ercolano, figlio del capomafia Pippo Ercolano, marito della sorella del boss Nitto Santapaola. Tale vicenda è raccontata da Mario Barresi sulle pagine de La Sicilia in un articolo dal titolo “Le ombre siciliane di Mr Palella da Acireale, che col monopattino ha stregato il mondo”. Articolo che si può leggere integralmente cliccando qui. Salvatore Palella dal maggio del 2025 è diventato proprietario del quotidiano La Sicilia, acquistato da Mario Ciancio Sanfilippo, accusato di mafia dalla Procura di Catania e assolto in primo grado.

La foto di Pelligra e Palella a casa Cipriani a NewYork è la foto dei due nuovi padroni della città. Non gli unici, certamente, ma di sicuro i più chiassosi, i più in vista. Rampolli di un mondo nuovo: fatto di finanza, voli intercontinentali e amicizie importanti. I futuri cavalieri, o meglio, i cavalieri del futuro.

La foto di Pelligra e Palella a casa Cipriani, pubblicata da La Sicilia e sui social, viola la club membership di Casa Cipriani: che vieta la pubblicazione di foto. Palella, con indosso la felpa targata La Sicilia, viola pure il dress code di Casa Cipriani: “non è mai consentito indossare felpe con cappuccio”. È catanese e si è fatto riconoscere.
Curiosità. La foto di Pelligra e Palella a casa Cipriani, pubblicata da La Sicilia e sui social, viola la club membership di Casa Cipriani: che vieta la pubblicazione di foto. Palella, con indosso la felpa targata La Sicilia, viola pure il dress code di Casa Cipriani: “non è mai consentito indossare felpe con cappuccio”.

A New York, Pelligra e Palella, sembrano la strepitosa signora Molly Brown del Titanic. In Sicilia e a Catania sono l’unico appiglio con l’aristocrazia finanziaria mondiale. Sponsorizzati, finanziati, corteggiati e sostenuti dal potere economico locale, venerati dalla politica. Possedere l’unico giornale e l’unica squadra di calcio della Sicilia orientale garantisce migliaia di porte spalancate nel mondo della politica e degli affari. Porte aperte verso un labirinto di affari: storie che intrecciano potenti vecchi e nuovi.

Pelligra, Nicolosi e l’affare dell’ex FIAT di Termini Imerese

In pompa magna, il 28 marzo 2024 il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, il siciliano Adolfo Urso, ha autorizzato l’atto di cessione del ramo d’azienda di Termini Imerese di Bluetec Spa alla Pelligra Holding Srl. Il piano di Pelligra, si legge nel comunicato del Ministero “è risultato l’unico pienamente rispondente alla disciplina di gara, con una offerta di 8 milioni di euro e la previsione dell’assunzione di almeno 350 dipendenti ex Blutec, attualmente in cassa integrazione, con garanzia di impiego per i prossimi 24 mesi (maggio 2026 ndr)”. Scrive ancora il Ministero che “Pelligra Holding Italia Srl ha proposto un progetto di riconversione immobiliare al fine di creare un distretto industriale ad alta tecnologia da destinare a uso misto commerciale/manifatturiero”.

Pelligra si è aggiudicato la proprietà degli immensi ex stabilimenti FIAT di Termini Imerese tramite una società che ha appena diecimila euro di capitale sociale. Subito dopo l’acquisizione, l’assetto societario della Pelligra Holding cambia ed entra in società la Nicolosi Trasporti di Catania. A maggio 2025 nella Pelligra Italia Holding viene sottoscritto un aumento del capitale: da dieci mila a centomila euro. Nicolosi diventa socio di maggioranza con il settanta per cento delle quote. Entra in società anche il consorzio artigianato edile costruzioni di Comiso per il venti per cento e Pelligra rimane con solo il dieci per cento delle quote.

Delle belle parole del Ministero e della Regione (dai racconti dei sindacalisti pare che Cuffaro abbia avuto un ruolo centrale) sembra sia rimasto ben poco. A maggio 2026 finiscono i due anni di salvaguardia occupazionale e a Termini Imerese si muove poco o nulla. Quello che doveva essere un luogo di rilancio occupazionale sembra limitarsi a essere l’ennesimo hub della logistica di Nicolosi, che sembra aver trovato nel gruppo Pelligra un cavallo di Troia per impossessarsi degli affari dello stabilimento e del futuro interporto.

Un’affare che assomiglia incredibilmente, a parti invertite, a quanto successe con la squadra di calcio del Catania. Fu allora Pelligra a salvare la società dopo un tentativo fallito proprio da Nicolosi.

I riflettori su Termini Imerese continuano a rimanere accesi grazie a Pino Maniace e Telejato. Il sindacato lancia continui allarmi.

Nel frattempo Pelligra fa affari: ha acquistato il complesso alberghiero e sportivo di Torre del Grifo alle pendici dell’Etna e pare essere lui l’acquirente dell’autodromo di Siracusa.

Il manager Massimo Ponzellini, padrino dei Palella, e il Ponte sullo Stretto

Dopo aver acquistato il quotidiano La Sicilia Salvatore Palella ha orgogliosamente rilasciato un’intervista a Felice Cavallaro sul Corriere della Sera. È in quell’intervista che Cavallaro riferisce dei consulenti eccellenti di Palella, Massimo Ponzellini e Carlo Gagliardi, descritti quali “padrini di battesimo dei maschietti” figli di Palella. Carlo Gagliardi, avvocato, è Presidente di Deloitte Legal. Massimo Ponzellini ha invece una carriera molto più ingombrante. Banchiere, finanziere e Cavaliere di Gran Croce, è stato braccio destro di Romano Prodi prima e di Giulio Tremonti dopo. È stato presidente della società di costruzioni Impregilo e presidente della Banca Popolare di Milano. Nel 2012 fu arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nell’ambito della gestione della BPM. Nel 2019 la corte d’Appello di Milano lo ha assolto dall’accusa di associazione a delinquere mentre si è estinto per prescrizione il reato di corruzione privata.

Da Presidente di Impregilo, Ponzellini è stato, e continua a essere, uno dei massimi sponsor influenti del Ponte sullo Stretto di Messina. A guardare la sua storia e i suoi rapporti politici non stupirebbe che fosse lui uno degli artefici dell’entusiasmo della Lega Nord verso il Ponte. Sicuramente ha contribuito all’entusiasmo del nuovo editore de La Sicilia verso il ponte di Messina.

È il 6 settembre 2025 e su La Sicilia appare una lunga intervista all’ex Sindaco, ex Ministro, Enzo Bianco. Bianco esce dal silenzio e dal dimenticatoio solo per dichiarare di essere favorevole al Ponte sullo Stretto. Contemporaneamente alla pubblicazione dell’intervista il Ministro delle infrastrutture e capo della Lega Nord, Matteo Salvini, festeggia sui social il sostegno di Bianco al Ponte. Nello stesso giorno Ponzellini e Palella visitano la sede e la stamperia de La Sicilia e si presentano, tutti insieme, allo stadio a vedere il Catania di Pelligra.

Ponzellini e il caso Tinebra

Massimo Ponzellini è persona molto potente. Il 18 novembre 2012 Sigrido Ranucci e Milena Gabanelli su Report conducono l’inchiesta “La banca degli amici” che descrive minuziosamente il sistema di potere che ruota intorno a Ponzellini. Spin off di quell’inchiesta è il servizio di Ranucci “Il banchiere amico” che racconta di come Ponzellini venisse “disturbato” persino per influenzare le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura. “Nell’ottobre del 2011 c’è in ballo la poltrona di Procuratore Capo a Catania, tra i concorrenti c’è – l’allora – procuratore generale Giovanni Tinebra. Per candidarsi a capo della Procura chiede una mano al banchiere e amico Massimo Ponzellini” racconta Ranucci. Tinebra è uno dei magistrati al centro del Caso Catania denunciato dal giudice Giambattista Scidà. “Ponzellini chiede a Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega, di intervenire a favore del magistrato Tinebra”. Su Tinebra, scomparso nel 2017, questa estate si sono riaccesi i riflettori per un presunto coinvolgimento nel depistaggio delle inchieste sulle stragi di mafia.

La nuova sede de La Sicilia, la banca di Graci e la discarica di Proto

Il 7 novembre 2025 con un reel su Instagram e un video su TikTok, lo staff de La Sicilia e il suo Direttore Antonello Piraneo annunciano, con tanto di tour virtuale, l’inaugurazione di una nuova sede per il quotidiano. Gli accordi di vendita con la famiglia Ciancio infatti prevedono il trasloco del giornale dalla storica sede di viale Odorico da Pordenone, dove resteranno invece le televisioni e le sedi legali delle società del gruppo Ciancio, rimaste sotto il controllo di Angela Ciancio.

La nuova sede de La Sicilia sarà villa Scammacca, lussureggiante tenuta in pieno centro a Catania, tra Piazza Michelangelo e viale Vittorio Veneto. La principesca villa con giardino fu costruita nei primi anni del novecento. Negli anni settanta fu acquistata dal “cavaliere dell’apocalisse mafiosa” Gaetano Graci che la trasformò nella sede della Banca Agricola Etnea. Famigerato strumento finanziario dei cavalieri e pilastro del potere economico nella Sicilia degli anni ottanta.

Nel 1999 la proprietà passa alla Banca Antoniana Popolare veneta, poi al Monte dei Paschi di Siena, poi di nuovo ad Antonveneta immobiliare,  poi di nuovo al Monte dei Paschi. Fino al 18 dicembre 2019 quando viene acquistata, davanti al notaio Bertino Umberto Quartararo, dalla Oikos Spa, società di proprietà della famiglia Proto, specializzata nella gestione dei rifiuti e della discarica di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco. La sede che fu di Graci passa a Palella, probabilmente in affitto dai Proto.

Lo scorso 2 gennaio è venuta a mancare la madre di Domenico Proto, capo della Oikos, Nunzia Pappalardo. Su La Sicilia appaiono due necrologi. Il primo a nome dell’editore Salvatore Palella, il secondo a nome della redazione del quotidiano. Non si ricordano uguali necrologi per simili parenti di imprenditori.

* * *

Da qualche mese c’è un volo diretto tra Catania e New York e anche tra Catania e Dubai. Da Dubai puoi andare ovunque, persino in Australia. Voli di linea e jet privati. Viaggiano le persone ma viaggia anche il denaro. Soprattutto il denaro. Non è ancora del tutto chiaro se sono i soldi siciliani ad andare a New York o i soldi newyorkesi a venire in Sicilia. Certo, arrivare a Catania da ogni parte del mondo non è mai stato così facile. Ma anche fuggire da Catania non è mai stato così facile.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *