Gli antimafiosi

Succede che in una città senza Sindaco, con tutta l’Università sotto inchiesta, con l’unico giornale di carta edito da un “amico dei mafiosi” in un pomeriggio d’estate una piccola folla decida di andare ad ascoltare dei giudici parlare di giustizia, e di cose giuste.

Cosa Nostra Spa, il nuovo libro del giudice Sebastiano Ardita è stato presentato a Catania alla presenza del Presidente della Commissione Nazionale Antimafia Morra, dei giudici Nino Di Matteo e Nicola Gratteri e del giornalista Giorgio Bongiovanni di Antimafia 2000. In uno dei tanti salotti balneari dell’estate italiana sarebbe stata solo una delle tante presentazioni di un libro, con gli acquisti di rito, i complimenti ipocriti e il dibattito imbarazzato di chi è chiamato a parlare di un testo che non ha nemmeno letto. A Catania invece quell’assembramento di tanta gente in mascherina, con trentacinque gradi all’ombra, ha avuto il sapore di un riscatto civile, di un’azione di resistenza, di un guizzo d’orgoglio. Come a dire, i mascalzoni da una parte, noi orgogliosamente dall’altra.

Sebastiano Ardita sancisce nel suo intervento, scomodo e dirompente, il valore partigiano dell’evento. “Negli ultimi tempi aver voluto dipingere il fenomeno mafioso come un fenomeno che spara è servito a molti. È servito a mettere in silenzio coloro i quali volevano disvelare i rapporti più importanti, quelli che legano la mafia al potere. È poi servito a lasciare nel limbo i quartieri che sono i luoghi nei quali si sono formate le squadre, che traendo spunto dal disagio, armano Cosa Nostra”. “Ma la armano solo in modo militare. Arrestando anche cento di questi operatori da strada non si combatte la mafia, si colpisce solo un terminale, non si può dire di aver sconfitto la mafia”. “Dietro questa ipocrisia ci sono carriere e c’è pure un’antimafia di maniera”. In questa narrazione “ci sono – dice con calma ma con solennità Ardita – giudici buoni per tutti, che sono quelli che si occupano di catturare chi svolge un’attività criminale. E poi ci sono giudici considerati cattivi perché si occupano pure dei rapporti tra la mafia e il potere. Giudici scomodi, che incidono sugli equilibri istituzionali, ma che fanno verità, che cercano davvero giustizia”.

L’iniziativa ha ricevuto applausi e ha regalato coraggio. I sostenitori di una città diversa si sono sentiti meno alieni.

In tantissimi hanno voluto esserci, per ascoltare Ardita, per stringere la mano a Gratteri, per mostrare solidarietà al Giudice Di Matteo. Altri hanno voluto esserci, come sempre, per farsi immortalare tra i buoni. Simpatica la scenetta di un anziano signore che è riuscito, sgomitando, a intrufolarsi nel cortile dove si teneva l’iniziativa, nonostante da tempo fossero bloccati gli ingressi per via del distanziamento sanitario, millantando chissà cosa al carabiniere all’ingresso. Era l’ex Sindaco di Misterbianco, comune appena sciolto per mafia.

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