E luce fu

Ma fra gli “illuministi” chi ti ritrovi? Alla faccia dei Siciliani e delle loro inchieste…

I quartieri malfamati possono anche essere eleganti. A Catania, ad esempio, c’è quello che si stende attorno all’elefantino-totem della città. Di fronte c’è un bel palazzo, sede dell’amministrazione comunale, e poco distante la sede, anch’essa storica, dell’Università. Fra i due palazzi fanno la spola carabinieri, poliziotti e guardie di finanza: un giorno per consegnare avvisi di comparizione a qualche decina di cattedratici, un altro per indagare sindaci e assessori. Statisticamente, nel primo caso generalmente trattasi di reati puerili, parenti del furto di polli, nel secondo – eh, siamo a Catania – c’entrano le frequentazioni con la mafia. La “società civile” contrasta come può: l’altro giorno, ad esempio, Libera ha fatto illuminare a giorno la facciata dell’ateneo, nell’intento evidente di segnalare ai carabinieri i più frequenti obiettivi del loro lavoro; grossi fari, a quanto si mormora, saranno invece puntati sul palazzo del Comune, dove invece è di casa la Finanza e sembra che, illuminazione permettendo, voglia pure restarci a lungo.

Noialtri dei Siciliani non ci siamo tirati indietro, e abbiamo promosso un appello per invitare Sua eccellenza il Prefetto ad essere più mattiniero in modo da avere il tempo, subito dopo il caffè, di andare un po’ a occuparsi dei suddetti Palazzi. L’iniziativa ha avuto un certo successo – la società catanese ama la luce – e associazioni, politici e singoli cittadini si sono affollati a firmare il nostro appello, del che li ringraziamo sentitamente. L’illuminismo a Catania, checché se ne dica, ha un gran futuro.

Purtroppo, fra gli illuministi… Beh, immaginate una raccolta di firme, a quei tempi là, per protestare contro la nobiltà, la monarchia e tutto l’ancient régime. Firma il buon Diderot, firmano Condorcet e Lafayette… e firma sua maestà re Luigi, fattosi all’improvviso repubblicano. Oppure, al palazzo d’Inverno, le guardie rosse assaltano e chi c’è in mezzo a loro? Lo Zar di tutte le Russie, Nicola Secondo.

Va bene, stiamo esagerando: Catania non è Pietroburgo e un appello dei Siciliani non è una rivoluzione. Ma immaginate il nostro stupore quando fra i firmaioli, fra i nemici del malaffare e i campioni e della trasparenza, troviamo il nome di Angelo Villari, dirigente – morto da un pezzo di Vittorio – della Cgil catanese. Siccome è un cliente abituale dei Siciliani, per non farvi perdere tempo e non perdere noi, ci limitamo a copia-incollare dal un articolo, del giugno scorso, che gli avevamo dedicato:

< Mafia Capitale, Cara di Mineo. Nelle carte dell’inchiesta emerge che Luca Odevaine ha incontrato Paolo Ragusa a capo di un consorzio di cooperative, il Sindaco di Ramacca, la deputata regionale Concetta Raia e il Segretario provinciale della CGIL Angelo Villari. Si parlava del Cara e del ruolo di Direttore Generale da assegnare. Odevaine, intercettato, parla con Salvatore Buzzi, all’epoca capo delle cooperative romane, ora condannato per associazione mafiosa. La vicenda è ricostruita da Mario Barresi su La Sicilia. È il 3 febbraio 2014 . “E’ successo che loro un giorno m’ha chiamato il segretario della CGIL… sono andato da questa presidente di Commissione regionale del PD che era quella che all’inizio appunto aveva… la vicenda per… Sisifo e mi sono ritrovato questo…”. Buzzi: “Scusa cerchiamo di infilasse noi co Pizzarotti e Cascina e ci infiliamo…perché non ci possiamo infilare?” Odevaine: “Sì…bisogna lasciare una quota siciliana per… sul territorio chiaramente perché sennò lì… ci fanno un culo così…”. Operazione Garbage Affaire (appalto dei rifiuti al Comune di Catania): “Il 2 giugno 2017 veniva intercettata una conversazione intercorsa tra il DEODATI (capo dell’azienda che si occupa di rifiuti ndr) ed il ROSSO (alto funzionario del Comune) , durante la quale il primo raccontava delle richieste avanzate da Angelo Villari, ex Assessore del Comune, in ordine all’assunzione di persone da lui indicate…”.

Operazione Malupassu (Ercolano-Santapaola): “Puglisi Salvatore (reggente del clan di Mascalucia) incontrava Scilio Nunzio il quale fungeva da intermediatore per consentirgli di incontrare un referente politico (non meglio identificato) per concordare lo scambio di voti controllati dal clan

mafioso per le imminenti elezioni politiche”. “In particolare – precisano i magistrati – Salvatore Puglisi si adoperava nella raccolta voti per favorire l’elezione di Angelo Villari”.

Ovviamente Villari, Puglisi, Deodati, Odevaine e tutti gli altri sono innocenti fino a condanna definitiva in primo, in secondo e terzo grado e magari davanti alla Suprema Corte Europea. Ma possiamo dire, sommessamente e con tutto il garantismo possibile, che noi fra i nostri firmatari questi signori e i loro conoscenti, parenti, amici e persino vicini di pianerottolo preferiremmo non averli?

Ai tempi di Bianco, per le nostre manifestazioni “Fuori la mafia dal Comune” (allora di centrosinistra) siamo stati accusati di favorire la destra e anzi, secondo alcuni, direttamente la mafia. Ora che accusiamo un’amministrazione di destra, di che ci accuseranno grazie a Villari, di favorire il peggio del centrosinistra?

Grazie, signori miei, noi non ci stiamo. Meglio una firma in meno che una firma discussa. Legalità, antimafia, trasparenza. Questo è il nostro lavoro. Il resto, non c’interessa.

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