Cosa pensano i runners

“Io sono per lo sport sempre e dovunque, ma non ora” afferma Michele, appassionato di corsa campestre che vive nella provincia di Lucca.

Numerose le restrizioni che hanno riguardato le attività all’aperto: sono stati chiusi i giardini pubblici e anche i parchi per evitare gli assembramenti. Tuttavia è ancora possibile effettuare sport vicino casa, rigorosamente soli.

“L’attività fisica è innegabilmente importante: fa bene al fisico e alla mente, soprattutto. Chi lavora otto ore al giorno, e più, ha bisogno di una valvola di sfogo. Alcuni invece vedono nella competizione un modo per sentirsi vivi e bene con sé stessi. Siamo però in emergenza sanitaria, questo è un momento storico che nessuno scorderà facilmente” dice Michele.

 “Io fortunatamente abito in un piccolo paese perciò ho la possibilità di uscire, ogni tanto, per fare una corsetta attorno all’isolato senza incontrare altre persone, riuscendo così a mantenermi in forma, senza mettere in pericolo me e gli altri. Il discorso cambia per chi abita nelle grandi città, lì si rischia l’assembramento perché tutti pensano di non incontrare nessuno e invece si forma un gruppo, senza volerlo” -racconta Michele- “Altre volte uso la cyclette e rimango in casa. Non seguo però più nessuna tabella di marcia, meglio rallentare un po’ e prendere la vita con più tranquillità.”

“A livello atletico mi sembra sia settembre, quel periodo in cui finita la stagione, ci sono due, tre settimane di scarico, per poi ricaricare le pile e ripartire per la preparazione invernale, il che richiede un grandissimo sforzo fisico, è dura ricominciare.”

“Chi corre sa bene cosa significa stare a casa fermi per un infortunio, ad esempio, la salute viene prima di tutto. Verrà il tempo in cui torneremo a gareggiare e ci sentiremo più liberi che mai, tra una falcata e un’altra”- riferisce Michele-“ Chi esce per correre comunque non può diventare un bersaglio per l’opinione pubblica. Insulti nei nostri confronti ne sono arrivati a valanghe. Si, bisogna rispettare le regole, ma giusto, etico e legale non significano la stessa cosa. Una guerra fra chi si allena a casa e chi esce per correre, crea solo attriti che in un momento non possiamo permetterci.”

Il rinvio di Tokyo 2020 costerò parecchio: la stima del professore di Osaka Miyamoto, esperto di economia nello sport, si aggira intorno ai 5,4 e 5,6 miliardi di euro. Una cancellazione, invece, comporterebbe una perdita che ammonta a 65,9 miliardi di euro, secondo gli studi della finanziaria giapponese Nikko Securities.

“Spostare le Olimpiadi per me è stato corretto. Si tratta dell’evento sportivo più importante al Mondo, è giusto vedere gli atleti al top. Passerà un altro anno, ma anche nel 2021 i giochi saranno una festa. E naturalmente forza azzurri!”

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