Caserta ricorda don Peppe Diana ma dimentica la camorra

  • Don Peppino Diana non è solo un sacerdote – medaglia d’oro al valor civile. Come don Puglisi è stato ucciso dalla mafia, don Diana è stato ucciso dalla camorra. E allora perché non dirlo?


  • Sono abbastanza avanti con gli anni per non ricordare i tempi in cui in Italia pronunciare la parole “mafia e camorra” era quasi un sacrilegio. Gli anni settanta, ottanta e parte degli anni novanta del secolo scorso, erano anni in cui politici, amministratori, giornalisti e persino i preti se ne guardavano bene dal pronunciare quelle parole. Mafia e camorra, non esistevano nel vocabolario di questi signori. Erano parole che in quegli anni nei dibattiti pubblici, nei discorsi dei politici, negli atti parlamentari e persino in qualche atto giudiziario non andavano assolutamente pronunciate. Chi lo ha fatto è stato levato letteralmente dalla circolazione o ha subito gravi minacce. Era come se si dovesse lasciare indisturbato il manovratore a fare affari con la classe dirigente e con la politica ed a saccheggiare interi territori del meridione in particolare. Poi le centinaia di morti, le stragi e l’impegno di tante persone per bene hanno permesso che di mafia, di ‘ndrangheta e di camorra si parlasse ovunque e qualche volta anche a sproposito. Ieri 6 settembre 2013 a Caserta, di colpo, mi è sembrato di ripiombare in quegli anni. Di fare un salto indietro di un trentennio nella lotta e nell’impegno antimafia, quando si negava persino l’esistenza di una struttura criminale tra le più sanguinarie del pianeta. E’ accaduto che l’Amministrazione Comunale di Caserta ha voluto dedicare due emicicli della via già intitolata al giudice Paolo Borsellino alla memoria di Don Giuseppe Puglisi e di Don Giuseppe Diana. Due sacerdoti che tanto hanno parlato di mafia il primo e di camorra il secondo che alla fine sono stati uccisi. Un bel gesto quello dell’amministrazione comunale di Caserta se non fosse che, non si comprende in base a quale logica, nella cartellonistica stradale dedicata a Don Puglisi è stata apposta la seguente dicitura “Largo Giuseppe Puglisi, sacerdote – vittima della mafia 1937 – 1993”, mentre, a poca distanza, su quella che indica il largo in memoria del sacerdote della provincia di Caserta: “ Largo Giuseppe Diana, sacerdote – medaglia d’oro al valor civile 1958 – 1994”. Per l’amor del cielo, prendiamo atto che anche a Caserta la parola “Mafia” si incomincia a pronunciare. Allo stesso modo, noi che la morte di Don Peppino Diana l’abbiamo vissuta quasi in presa diretta – nel senso che in quegli anni non erano in molti a parlare, come faceva don Peppino Diana, di mafia, di camorra e di lotta sociale ad un potere criminale che già allora manifestava la sua forza e capacità di influenzare molti settori della società ed investiva, indisturbato, i suoi proventi direttamente nel capoluogo di provincia, ma anche altrove – abbiamo il dovere di sottolineare che don Peppino Diana non è morto perché si è semplicemente esposto ad un atto eroico, come può aver fatto un vigile del fuoco durante una calamità pubblica. Egli non si è caratterizzato nel salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo – per quanto la sua attività tendeva a salvare un intero popolo, il suo – non si è prodigato, come tanti appartenenti alle forze dell’Ordine, per impedire il turbamento dell’ordine pubblico e via scorrendo tutte le altre motivazioni per le quali il Presidente della Repubblica concede ad un cittadino una così alta ricompensa. Abbiamo il dovere di ricordare al Signor Sindaco di Caserta che Don Peppino Diana è stato ucciso dalla camorra, la camorra dei casalesi, una delle più sanguinarie organizzazioni esistenti in Italia ed in Europa. Ed allora, perché minimizzare? Perché non scrivere quella parola tanto sottaciuta nel secolo scorso? Signor Sindaco, lei ha fatto un bel gesto, ma ha commesso, certamente in buona fede, un grave errore. Ora cerchi di rimediare: faccia scrivere su quella targa il nome dei veri assassini di Don Peppino Diana. Lo faccia per amore di quel Popolo che don Peppino amava tanto e che oggi è impegnato, nella memoria del suo nome, sul fronte della diffusione della legalità e della cittadinanza.
     

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