Cartoline dal Muos/parte II - I Siciliani Giovani

Cartoline dal Muos/parte II

PARTE II/AL COMUNE DI NISCEMI

Stringiamo le mani ai ragazzi del presidio NoMuos, li ringraziamo per il loro tempo e velocemente saliamo in macchina. Torniamo a Niscemi alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, in effetti è ora di pranzo. C’è davvero una bella temperatura, non sembra proprio il giorno di Santo Stefano, questo pensiamo mentre divoriamo i nostri panini. Del resto la passeggiata vicino alla base ci ha messo un certo appetito. 

Prima, al presidio, Alfonso Di Stefano ci aveva informato riguardo all’esistenza di un altro gruppo di protesta che si era stabilito all’interno del comune qualche giorno addietro. Un gruppo chiamato Movimento NoMuos che comunque è fuori dal Comitato regionale. 

Dopo aver pranzato ci dirigiamo subito alla piazza centrale del paese, a chiazza, dove si trova il comune. Prima però un buon caffè, senza sarebbe piuttosto difficoltoso andare avanti.

Entriamo in comune, un paio di rampe di scale e notiamo subito una maglietta con la scritta No Muos attaccata ad una porta. Al di là della porta, aperta, davanti a noi un ragazzo batte le dita sulla tastiera di un portatile, ci guarda e fa un cenno, mentre facciamo due passi ed entriamo nella sala consiliare. «Prego», ci dice un signore che non avevamo notato, poiché nascosto in un angolo della sala. Ci presentiamo e lui prontamente prende il cellulare e chiama. «Sta arrivando Guglielmo, lui è il nostro portavoce. Potrete fare a lui tutte le domande che volete, accomodatevi ragazzi», così ci dice mentre riprende il suo posto, seduto su una sdraio.

Bottiglie d’acqua, posacenere, sedie, tutto quello che serve in questi casi, quando si ha l’intenzione di fermarsi in un posto per qualche tempo. Il signore sulla sdraio, un quarantenne con una voce rauca, sicuramente a causa del fumo, ci precisa che la loro occupazione dura esattamente da sedici giorni, dal 10 dicembre insomma, mentre il loro gruppo è attivo dal 22 novembre, «Ma per il resto Guglielmo vi saprà dire di più» e si accende una sigaretta.

Sono circa le tre del pomeriggio quando arriva Guglielmo Panebianco, lo abbiamo aspettato circa un quarto d’ora. Un ragazzo sui trenta, cappello sopra la testa e sciarpa rossa attorno al collo: «Ciao, piacere Guglielmo». Si accomoda davanti a noi, posa sul tavolo la sciarpa, toglie il cappotto e iniziamo a parlare.

«Siamo qui perché vogliamo avere i documenti necessari per capire se ci sono le condizioni per bloccare i lavori», esordisce così Guglielmo, spiegandoci inoltre che la loro battaglia è una battaglia di testa perché «dopo quattro anni ancora non abbiamo i documenti per fare i ricorsi, per il controllo empirico sulle quarantuno antenne. Non abbiamo nessun monitoraggio, perché l’ARPA Sicilia soffre i poteri occulti, come quello mafioso e gli stessi Zucchetti e Coraddu (due professori del Politecnico di Torino che nel 2011 scrissero una relazione sui possibili danni provocati dal Muos, ndr) hanno lamentato la precarietà con cui sono stati fatti gli studi».

Guglielmo ci spiega che la loro lotta è rivolta soprattutto alle quarantuno antenne che furono installate nel 1991, a causa delle quali, chissà se si tratta di un caso, tre militari italiani si sono ammalati di leucemia e uno di questi è morto: «Qua non si comprende l’inquinamento elettromagnetico. Abbiamo paura».

Riguardo al vastissimo terreno su cui si erge la base militare americana Guglielmo afferma che «nella fase della compravendita del terreno ci sono dei misteri», facendo riferimento alla storia che avevamo sentito qualche ora fa al presidio, e cioè la presunta acquisizione del terreno da parte di Nitto Santapaola sul finire degli anni ’80 e la relativa vendita al Ministero della Difesa del nostro Paese.

«Il sequestro che c’è stato nel mese di ottobre è un dato fondamentale, ma comunque ci sono altri fatti. Hanno dato gli appalti a una ditta che non aveva l’etichetta antimafia, ma alla fine gli Americani, avendo il terreno in comodato d’uso, non sono obbligati a controllare. Insomma, ci vuole un percorso legale per accertare le responsabilità e per fare un monitoraggio parallelo a quello dell’ARPA. Viviamo in una realtà controllata e non si può arrivare a smantellare tutto». In netta contrapposizione con quanto fatto dai manifestanti del presidio che sta sotto la base militare. Le differenze tra questo gruppo di protesta e quello che abbiamo conosciuto al presidio sono palesi. Due modi di gestire una battaglia, due tattiche per sconfiggere un nemico comune, anzi il Nemico.

«La strumentalizzazione politica ha creato questa scissione. A quelli di destra per esempio è stato vietato di partecipare alla manifestazione del 6 ottobre. Qui a Niscemi alla scorse elezioni il PRC ha presentato la Lista NoMuos, prendendo duecento voti. Siamo stati accusati di fare noi della strumentalizzazione e poi il risultato è questo?», afferma ironicamente Guglielmo, mentre versa un po’ d’acqua in un bicchiere di plastica. «L’unico errore che si è fatto è stato questo: la strumentalizzazione delle forze politiche. E vi assicuro che noi non abbiamo nessun legame politico col sindaco di Niscemi».

Prima di chiudere Guglielmo ci inquadra la situazione sociale di Niscemi con questa frase, semplice e secca: «Niscemi è libera dal conflitto d’interesse perché ce l’hanno tutti». Sorridiamo leggermente, ringraziamo Guglielmo Panebianco per il suo tempo e usciamo dalla sala consiliare del comune.

Una volta fuori, al centro della chiazza, scatto una foto alla facciata del comune, coperta da un grande manifesto che raffigura uno zio Sam di americana memoria che, puntando il dito, dice: I want you for NO Muos. Poi saliamo in macchina e prendiamo la via verso casa.

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