C-Star, la nave nera anti-migranti

Catania, le associazioni indicono campagna di vigilanza antirazzista al porto

A Napoli, nei primi giorni di luglio, Ibrahim è morto perché nessuno lo ha soccorso. Al bancone di un bar nei pressi del quartiere Civita di Catania, a due passi dal porto, il barista si rivolge a Khar, un marocchino poco più che ventenne “Il bagno? Fuori, vai fuori a cercarlo, non qui!”.

Una parte di città è rilassata in spiaggia a prendere il sole, ma un’altra è inquieta sotto lo stesso sole cocente per l’arrivo, previsto nei prossimi giorni, della nave C-Star: un’imbarcazione di quaranta metri, del 1975, che batte la bandiera dello stato africano del Gibuti. Il gruppo xenofobo Generazione identitaria l’ha noleggiata per cercare di intralciare i salvataggi in mare delle navi umanitarie Ong. Ma anche per reclutare nuove leve e rifornirsi delle provviste necessarie per affrontare l’operazione.

“Vogliamo un’Europa che sia dei popoli e dei diritti. Non delle banche e della finanza. Staremo qui a vigilare. Saremo presenti alla manifestazione antirazzista del 16 settembre, invitiamo la città a svegliarsi! Vogliamo una Catania meticcia, una Catania dei diritti!” così al megafono una signora riccioluta, con un tono inequivocabile, le parole perfettamente scandite. È la stessa che poco più tardi dà il volantino ai guardiani marini vestiti di bianco “Non lo possiamo accettare, che usino le infrastrutture del porto per portare avanti un’operazione del genere!”. “Non è detto che si faccia” risponde timidamente il cadetto sotto i suoi occhiali da sole. I colleghi rimangono ad ascoltare, senza dire niente, si asciugano il sudore dalla fronte con un fazzoletto bianco.

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Sono tanti gli appelli e i cortei organizzati nelle ultime settimane in tante città: per stare a fianco dei migranti, per vedersi nei porti, farsi sentire. Fermare il genocidio nel Mediterraneo. Pretendere responsabilità dai governi. Il presidio che si è tenuto la mattina del 22 luglio alla Vecchia dogana di Catania è solo l’ultimo, ma ci saranno altre occasioni, in tante città italiane, come il Festival di Riace che si terrà dal 3 al 6 agosto proprio nel paesino calabrese.

Respingere. Fare finta di accogliere. Riconsegnare i migranti alla polizia libica. Oppure raccontare che le navi umanitarie vogliono solo guadagnarci, tutte.  “Da sempre Open Mind è in prima linea contro razzismo, fascismo e mafia che camminano da sempre insieme. Continuiamo a vivere sulla nostra pelle quanto odio possa esserci in questo tipo di persone. Poche parole per continuare ad opporci a tutto ciò. Noi di Open Mind staremo in questo percorso, continueremo a scendere in piazza, ci saremo anche il 16 settembre. Questa è una città che continueremo a difendere con le unghie e con i denti”.

Le associazioni che hanno aderito alla lettera aperta indirizzata al Presidente della regione Crocetta, al Ministro delle infrastrutture e ad altri vertici istituzionali, sono tante e sparse in tutta Italia: la Meticcia di Lecce, o Reggio Emilia per Aleppo. Il Centro Peppino Impastato di Palermo o Cittadinanza e Minoranza di Roma. In prima linea a Catania ci sono i Ragazzi della piazzetta “Crediamo che ci debba essere umanità all’interno della nostra vita. Noi dal 4 al 6 agosto abbiamo organizzato il campeggio No muos: invitiamo tutti a partecipare, faremo un vero e proprio presidio con tante attività e tavoli tematici, tra cui uno sul tema delle migrazioni, uno sul lavoro e l’altro sulla scuola. Perché dire No al Muos oggi significa dire no alla guerra”. A conferenza finita, tornando indietro tra le vie della Civita, su alcuni muri campeggiano scritte e simboli fascisti. Per Khar e tutti coloro che approdano qui, nulla è facile. Neanche bere un bicchiere d’acqua al bar.

 

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