Ballata della città dimenticata

Non ci cuntate storie di mafia.

Non ci studiate sopra.

Non lottate.

Non andate in piazza.

Non pensate a denunciare illegalità.

Non organizzate l’antimafia sociale nei quartieri.

Che non ci sono mafie a Catania.

e non c’è controllo mafioso dei quartieri e dei luoghi di lavoro,

dei incontro, degli spazi pubblici, e delle piazze.

 

Abbandonate questa idea di coscienza critica.

A Catania non comanda la mafia,

non esiste spazio, aria e mercato

per la guerre delle cosche mafiose.

 

A Catania non esistono i soldi riciclati,

lo spaccio di droghe,

le economie mafiose,

il riciclaccio dei denari,

le macchine dei mafiosi,

i culi a vendersi nelle strade in città,

la musica incivile negli spazi delle mente

e in quelli urbani della città, dove non passa minimamente alcun controllo

e dove non puoi più sentire ragioni.

 

A Catania non ci sono morti ammazzati

nella mente, e nella vita,

nella storia individuale, e nel lavoro nero.

 

I morti ammazzati non sono morti per mafia.

Non si ammazzano per mafia i ragazzi con le overdosi di eroina,

e non muoiono così perchè le famiglie restano poi in silenzio.

Non muiono per mafia i mafiosi ammazzati dalle cosche rivali.

Non muoiono per mafia i morti morti per sbaglio.

 

Ti chiami Giovanni La Porta

e hai un cognato di nome Orazio,

con cui vivi mangi, lavori e guadagni.

Lui sta con i Santapaola. E tu?

Tu muori a San Cristoforo, che sono venuti a spararti dentro casa.

Non sei un morto di mafia.

Non sei morto per mafia questo 23 marzo.

Sei un morto sbagliato.

 

Che tuo cognato non ci sta a casa.

Lui è irreperibile e tu muori archiviato così.

Come un regalo che non si dice.

E la tua morte è leggera come

l’aria della coca e il profumo di erba

tra via De La Salette e via De Lorenzo

dove i bambini giocano tra siringhe, degrado, munizza

oppure ancora a Piazza Don Puglisi, e in via Barcellona

dove si spaccia ad ogni ora del giorno.

 

Ti chiami Giuseppe Mazzaglia,

e sei sparato a Biancavilla.

Il 19 aprile è il giorno della paga

per gli affiliati ai Santapaola.

C’è da dire che è una lunga storia,

e forse che è cominciata già più anni.

Ci sono nuovi mercati, e nuovi conflitti.

 

Due famiglie sono passate

dal clan Santapaola ai Cappello.

E si chiamano Squillaci Martiddina a Piano Tavola;

e si chiamano Strano a Monte Po.

Perchè a Catania il territorio della mafia è notevole.

 

Ti chiami Salvatore Costanzo.

Tu muori a Bronte,

una notte, mentre ti hanno braccato

e hai diciasette anni e cammini in macchina con un predigiato.

Non ti hanno ammazzato per mafia.

Anzi non ti hanno ammazzato che per sbaglio e basta.

Non pensare che la mafia ti spara a Motta San Anastasia.

 

Ti chiami Filippo Santamaria.

Ti hanno sparato due colpi all’inguine.

Ti hanno sparato che avevi litigato aspramente.

Caso vuole nello stesso giorno in cui stai mezzo morto,

hanno sparato un’altro paio di volte a Catania.

 

Caso vuole che ti chiami Giuseppe Calanna,

entrano nel panificio di tuo padre,

e ti pagano con un paio di pallottole nel braccio.

Non pensarci troppo, hai vent’otto e ti sei salvato.

E anche voi, non ci pensate neppure

che la mafia ritorna a sparare nella città,

in una piazza del centro, davanti monumento della cultura viva,

ad una settimana dalla morte di Maurizio Signorino

ucciso con un colpo in testa, il 24 giugno,

in Via Carrubella a San Giovanni Galermo.

 

Ma non penserete anche che la Mafia

voglia in qualche modo,

pure come clima, cultura, saccheggio,

spaccio, catene e condionamento sociale

muoversi con libertà a Piazza Dante,

mentre ogni movimento interno ha pure fermato

con generosa ignoranza

ogni leggera sobbillazione del territorio alla legalità.

 

E non penserete forse,

a qualche altro movimento da quello confessato dal Rizzzoti.

Ma che c’entra questa guerra di mafia? E che c’entra il Gravino?

Non penserete alla guerra tra cosche?

E che c’entra questa tempestiva risoluzione?

E poi cosa c’entra quel proiettile

nel corpo di quella ragazza?

E a Laura, quando si sveglierà

chi glielo dice che non c’entra la Mafia?

 

Perciò lasciate stare,

parlate poco e con ordine,

ragionate ancora meno,

che non è il tempo di organizzare resistenza.

Ma quale pizzo?

Quale estorsione?

Quali aziende?

Quali appartamenti?

Quali soldi dei mafiosi?

Quali soldi riciclati?

 

E quale mafia come sistema di relazioni di merda!

Andate piuttosto a mangiare nei bei ristoranti,

o a ballare, che fa fresco alla playa di Catania.

Lo sapete o no che domani viene, forse, Maroni?

Lo sapete o no che Berlusconi ci pensa così vicini ad Arcore?

Lo sapete o no che Catania sta fra Palermo e Milano,

che basta che allungate mente e mani, siete vicini…

 

A Catania non comanda la mafia,

perciò dimenticatevi del tutto dei morti

in nome della giustizia sulla città,

ammazzati con l’indifferenza di ogni giorno

dimenticati in nome dell’ordine che ci controlla

nella coscienza individuale ed in quella collettiva.

 

E voi dimenticatevi i nomi dei martiri

di questa ingiustizia chiamata caso Catania.

Statevene quieti nelle vostre case,

e lasciateli in silenzio nella terra di questa città,

perchè come i vivi possano vivere nell’oblio della memoria.

 

E non ci cuntate storie.

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