mercoledì, Marzo 18, 2026

Autore: ivana

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Messina. L’assalto del Terzo Livello ai Centri per migranti

Un elaborato sistema politico-affaristico e clientelare, quello architettato dalla Barrile e dal suo consigliere-consigliore Ardizzone, che vedeva il pressing a tutto campo dell’esponente politica cresciuta all’ombra del ras Francantonio Genovese (già Pd poi Forza Italia), per far conseguire un’occupazione precaria a parenti, amici e sostenitori in aziende pubbliche, cantieri navali, società di navigazione, esercizi commerciali, supermercati e cooperative del terzo settore.

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Il business ai poteri forti, le baracche ai migranti

Ha le idee chiare in tema di “buona accoglienza” dei migranti il neosindaco di Messina Cateno De Luca. Inviperito per la decisione di trasferire temporaneamente nel lager-hotspot di Bisconte le vittime innocenti dell’ennesima campagna fascioxenofoba del ministro Salvini (i cittadini eritrei soccorsi nel Mediterraneo dalla nave “Diciotti” della Guardia Costiera), De Luca ha suggerito un “equo” scambio di ospitalità: i baraccati messinesi in albergo, i migranti nelle baracche peloritane.

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La Scicli turistica e il quartiere Jungi

Il quartiere Jungi è un quartiere di periferia di Scicli. In realtà non è distante dal centro, in venticinque minuti a piedi si arriva sotto il comune, dove c’è l’ufficio di Montalbano. La distanza è aumentata invece dall’architettura delle case: la Scicli turistica è bella, sempre tanti turisti, pulita. Tanti negozi, tanti locali. Jungi sembra invece lasciata andare. Solo venticinque minuti a piedi, e sei in un altro paese.

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Sulla pelle degli ostaggi della Diciotti non c’era nulla da vincere

In presidio al porto di Catania, tentando ogni maniera per far sentire la nostra solidarietà alle donne e agli uomini a bordo della nave Diciotti, noi non giocavamo a braccio di ferro col Ministro Salvini. Mai abbiamo pensato che il nostro stare lì fosse soltanto l’espressione politica dell’opposizione alle scelte del Governo. Se così fosse stato avremmo dovuto avallare che tenere ostaggio delle persone, causando malattie e sofferenze, potesse essere una legittima scelta di un Governo.

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Venezuela – Petrolio, dollari, rum e cola

Lunedì nella borsa internazionale è uscito il Petro, la nuova moneta elettronica del Venezuela. Quel giorno a Caracas i negozi erano chiusi, nessuno lavorava durante quella che i venezuelani chiamavano “la fine del mondo”. «È il cammino per una rivoluzione economica, una moneta indipendente per ridare il potere d’acquisto al popolo» diceva il presidente Maduro in diretta facebook, con gli occhi che andavano agitati a destra e a sinistra.

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