“Ma come, ma neanche a Messina ci sono i controlli?” - I Siciliani Giovani

“Ma come, ma neanche a Messina ci sono i controlli?”

La grande fuga dal Nord è iniziata e fa tappa anche in Sicilia.

L’esodo verso il Sud non si ferma, così come racconta Giacomo, studente di medicina fuorisede a Milano, anche lui in viaggio verso casa, come tanti altri: “Ieri mi trovavo a Bologna per un impegno programmato da tempo e, mentre ero lì, pensavo che quella sera la Lombardia sarebbe stata chiusa categoricamente. Alle cinque e mezza del pomeriggio sono partito da Bologna con un Flixbus e sono arrivato stamattina alle sette.” Spiega al telefono, giunto in Sicilia la sorpresa: “Allo stretto di Messina non c’è stato nessun controllo e non solo sul nostro autobus proveniente da Bologna. Andare a controllare solo gli autobus che vengono da Milano non ha senso, perché ci sono vari scali, ma oltretutto, nemmeno lo stanno facendo: non c’era un autobus, una macchina o qualunque altro mezzo che venisse fermato. C’erano tre flixbus e tante altre macchine, la gente si sposta. Il modo per accedere alla Sicilia si trova, le persone ritornano già da tre settimane.”

E sul suo ritorno dice: “Non è stato un bel viaggio, mi sentivo in angoscia, perché non ero sicuro della mia scelta. Da una parte mi sentivo quasi di contribuire a questa sorta di fuga, dall’altra ho pensato: “se mi vado ad isolare, quasi quasi è una misura più accorta, rispetto a tornare a Milano”, perché a Milano sarei stato sì a casa, ma non sarei stato isolato: ci sono i miei amici e i miei coinquilini. Qui invece sono in una casa al mare con mio fratello e un mio amico e non abbiamo nessun tipo di contatto.”

Ma non tutti hanno avuto il suo stesso buon senso: “Sul bus c’era della gente che stava venendo pure in Sicilia e parlando al telefono diceva “ah io non mi chiudo due settimane, chi semu pazzi!”, mentre io cercavo di spiegare che era una cosa che invece avrebbero dovuto fare, ma non credo queste persone l’abbiano fatto e penso sia una mossa scellerata non fare i controlli nelle zone d’accesso.” – continua Giacomo – “Io stamattina ho chiamato alle otto e quarantacinque la protezione civile di Catania. Mi ha risposto un signore, gentilissimo, ma che si era appena svegliato e mi ha detto, cascando dal pero: “Ma come, ma neanche a Messina ci sono i controlli?” Le istituzioni devo fare qualcosa per evitare che il contagio si diffonda, non si può solo sperare nel senso civico delle persone, perché la maggior parte non si sta dimostrando responsabile.”

“Io mentre scendevo pensavo “chissà se ci bloccano” e quasi ci speravo, perché almeno qualcuno ci avrebbe identificato e chiesto dove stessimo andando, anche perché io avevo chiamato preventivamente il numero verde per comunicare dove mi sarei recato, ma non rispondeva nessuno; provo a chiamarlo da due giorni. Ho chiamato anche l’ufficio dello staff del comune di Catania e mi ha risposto una signora che era d’accordo con me, ma non c’era una conoscenza o una preparazione su come affrontare adeguatamente il problema. L’isolamento volontario non è sufficiente per il problema, il livello d’attenzione dovrebbe essere più alto.” conclude Giacomo. Lui ora si trova in isolamento, ma gli altri chissà.

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