Perché a Librino il 90% di NO al referendum

La gente ha urlato il proprio dissenso

Senza alcun dubbio la vittoria dei NO al referendum non è attribuibile a questa o a quella forza politica, che certo ha influito ma non con questi numeri.

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Molti NO ragionati, di coloro che pur condividendone alcune parti hanno preferito non barattarli con una riforma complessiva che vedeva un senato confusionario e pasticciato. Anche se la parola d’ordine della maggioranza era: “questa riforma è perfettibile” la gente si è chiesta: ma chi, in questa maggioranza, avrebbe perfezionato questa riforma?

Molti altri NO sono dovuti al metodo che questo governo ha scelto per riformare la Costituzione, e la paura che si potesse creare un precedente, per i prossimi governi di estrema destra o pentastellati che, ahimè, potrebbero destabilizzare una democrazia come la nostra. Anche l’avversione verso l’arroganza del Presidente del consiglio, ma quello che più di tutto ha rappresentato il NO è l’esasperazione della gente.

L’ultimo grido d’allarme a una classe politica che continua a non capire che le persone stanno male, e che continua a governare con il manuale Cencelli pur di non perdere il consenso, il prestigio personale, invece di dare risposte piccole e grandi. Una classe politica che a parole dice di voler accogliere le proposte della gente ma che nei fatti spesso fa accordi contrari alle dichiarazioni.

Hanno votato NO le donne che vedono i propri figli soffrire perché non riescono a trovare lavoro, e che, se lo trovano sono sfruttati al limite della schiavitù, o pagati con i voucher, oppure costretti a partire per poter avere un lavoro decente.

Hanno votato NO i ragazzi che si sentono umiliati per la situazione economica familiare, e che sentono sulle loro spalle il peso del nervosismo dei genitori e la frustrazione per la mancata autonomia e la realizzazione dei propri sogni.

Hanno votato NO le persone che non possono curarsi, perché i farmaci e le visite specialistiche costano troppo, ovunque. E perché il pronto soccorso è stracolmo di utenza e gli ospedali chiudono in virtù di una riorganizzazione esclusivamente economica – ma forse anche clientelare, perché le cliniche private abbiano la meglio.

Hanno votato NO i genitori di figli disabili che non hanno né insegnanti di sostegno né assistenza. Hanno votato No perché vivono in palazzi fatiscenti, senza regole, dove il furbo la fa da padrone, rubando l’energia elettrica o decidendo di modificare l’aspetto del palazzo o chiudendo i portici sotto il palazzo per farsi il garage personale, perché non esiste nessuna giustizia giusta, perché piove dentro scuole dei propri bambini mentre i soldi pubblici servono alle grandi opere che non si portano a termine e poi vengono vandalizzate.

Hanno votato NO perché vivono la quotidianità senza più spensieratezza, costretti a selezionare le spese anche quelle alimentari nella consapevolezza che nessuno pensa a loro, al loro disagio economico e sociale. Ha votato NO chi ha perso il lavoro o chi è costretto a subire vessazioni se vuole rinnovato il contratto di lavoro. Hanno espresso tutta la rabbia e tutto il malcontento, anche coloro i quali hanno cercato in questi anni di far sentire la propria voce per migliorare alcune cose e non hanno portato a casa nessun risultato.

A nulla sono valse le gite finalizzate a far votare SI, o gli autobus per portare le persone ad altre iniziative a sostegno del referendum di alcuni deputati. La gente ha urlato comunque il proprio dissenso a questa politica.

È stata insomma anche una reazione al malessere sempre più grande che attanaglia soprattutto le periferie, e spero che anche per le elezioni amministrative e politiche la gente capisca pure che se non ha un lavoro e spesso non ha niente da mangiare, accettare promesse di lavoro che non si concretizzeranno mai o semplicemente pacchi di spesa, non risolve una condizione di marginalità a cui i molti hanno deciso di relegarli. Nella consapevolezza di avere la matita come arma da utilizzare per un radicale cambiamento, sperando che scelgano politici preparati ed integri. Ci sono. Basta riconoscerli.

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