15 novembre 1995, Gioacchino Costanzo, vittima della camorra a 2 anni

Una serie di coincidenze che sembravano incastrarsi alla perfezione e una convivenza sbagliata, stroncata per mano della camorra. Muore così il 15 novembre 1995, a soli 2 anni, Gioacchino Costanzo, seduto sul sedile posteriore di una Regata che era guidata da Giuseppe Averaimo, il compagno della nonna del piccolo. Sua madre doveva procedere a qualche lavoro di ristrutturazione e lo aveva affidato alla famiglia della propria, di madre. Mai più si sarebbe temuto che potesse accadere l’irreparabile.

Eppure, mentre Giaocchino giocava sull’auto parcheggiata a Somma Vesuviana, all’inizio di via San Sossio, era giunto un commando di malavitosi che stava cercando Giuseppe, con qualche piccolo precedente penale e ritenuto vicino al clan D’Avino. La forza militare per ucciderlo era stata fin troppo estesa rispetto all’obiettivo, preso di mira senza alcun riguardo per gli stava intorno da una pioggia di proiettili 9×21. E uno di quei colpi, invece di centrare il bersaglio dell’agguato, aveva centrato al volto Gioacchino e gli si era conficcato nel cervello, stroncandolo immediatamente. Anche Giuseppe era morto, finito con due pallottole nel cranio.

La vicenda, consumatasi nel corso di una guerra tra cosche che aveva già mietuto vittime (erano 120 i morti dall’inizio del 1995), era deflagrata per l’età della vittima “collaterale” di quell’agguato e per l’insicurezza che ormai regnava per le strade di Napoli e provincia. Da Roma, dai vertici della polizia di Stato e della Criminalpol, si era promesso che “verrà fatto tutto il possibile per fermare questa guerra tra bande” e che “ci sarà una risposta durissima delle forze dell’ordine perché è inconcepibile non tenere in alcun conto la vita di un bambino”. Ma poi le indagini si sarebbe rivelate difficili, complicate. Tanto che uno dei presunti killer, cinque anni dopo, avrebbe avuto modo di uccidere ancora secondo gli investigatori, colpendo Valentina Terracciano, anche lei di 2 anni, assassinata a Pollena Trocchia (Napoli) il 12 novembre 2000.

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