Una sera tragica a Porto Empedocle

Vittime per caso in terra di mafia

Una sera di fine estate di trent’anni fa, un’anziana coppia gustava il gelato, comodamente seduta al tavolino di un bar di via Roma a Porto Empedocle. Quando fu atterrita (non so dire se per la prima volta nella sua storia) da una strage di mafia.

Omicidio-Antonio-Messina-foto-archivio

Accanto al loro tavolo ce n’era un altro: e vi era seduto Gigi Grassonelli, un giovane dai capelli rossi, “cresciuto in una famiglia di persone intise” – scrivono Alfonso Bugea e Elio Di Bella, che aveva alzato troppo la testa nei confronti di Cosa Nostra.
Esci di sera con la moglie e non sai cosa ti tocca! – L’uomo è Antonio Morreale, ha 67 anni ed è un pensionato. La moglie Bianca Frassi, che dava le spalle alla strada, non vide arrivare la Cabriolet con i killer. Racconta poi, mentre le medicano le ferite riportate nell’agguato, di non essersi resa conto di quel che accadeva se non quando vide il marito cadere sotto il tavolo. Mi sembravano mortaretti fatti scoppiare dai ragazzini – disse.
Invece erano spari. Scariche di piombo. Piombo di mafia. E loro si trovavano lì per caso. Erano usciti per mangiare un gelato. Non c’entravano niente con Grassonelli e con quel regolamento di conti in cui il marito ci rimise la vita.
filippo-gebbia-vittima-strage-porto-empedocleMa fu solo l’inizio. I colpi della mitraglietta fecero un’altra vittima innocente dentro il bar. Il giovane Filippo Gebbia vi si trovava con la fidanzata per una bibita. Aveva trent’anni, una vita davanti, un lavoro da poco trovato e un matrimonio alle porte.
Gigi Grassonelli, che aveva provato a sfuggire alla morte, fu raggiunto e ucciso in un vicolo di via Roma, il corso principale di Porto Empedocle. Era il vero bersaglio. La sua fine conta poco di fronte a quelle delle due persone uccise senza ragione. Ventisei anni prima, ad Agrigento, un altro giovane era stato ucciso incidentalmente in un attentato di mafia. Si trovava anche lui sul viale della Vittoria, la cosiddetta passeggiata di Agrigento, vicino al luogo dove la mafia uccise il commissario Cataldo Tandoj. Si chiamava Ninni Damanti e parlava in quel momento con gli amici. Cadde in mezzo a loro raggiunto da una pallottola vagante.

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