Una fascia tricolore non fa un sindaco - I Siciliani Giovani

Una fascia tricolore non fa un sindaco

Oramai il nostro sindaco Bianco è dappertutto. Si potrebbe sospettare che abbia dei sosia o dei cloni.

Seguiamo con attenzione le decine di “veline” che vengono inviate dall’ufficio stampa del comune di Catania “Il sindaco Bianco ha fatto questo! Il sindaco Bianco ha fatto quello! Ha inaugurato il sostegno del canestro in piazza Nettuno e il semaforo in una strada di Librino”. E questo accade più volte al giorno, ma come fa? Avrà il dono dell’ubiquità?

inaugurazione pista ciclabile, giugno 2016, foto Ufficio Stampa Comune.

Peraltro non si capisce se l’ufficio stampa del comune è un servizio per la città (visto che è pagato da noi) o l’ufficio stampa della segreteria politica del sindaco Bianco. L’immagine, che si ha leggendo quei comunicati, è quella di un “super sindaco” che tutto può. Mai una critica né per lui né la sua giunta, mai un’osservazione obiettiva. Probabilmente questi bravi colleghi tengono molto al loro posto di lavoro e preferiscono autocensurarsi piuttosto che essere censurati. Ma fatte queste considerazioni opinabili, vediamo una giornata tipo del nostro sindaco, ad esempio quella del 2 giugno, festa della Repubblica.

La mattina, il sindaco Bianco insieme al sindaco di Torino, Fassino, guidano quattrocento sindaci italiani che precedono i reparti delle forze armate durante la tradizionale parata, ai fori imperiali in quel di Roma. Tanta gente e tanti rappresentanti delle istituzioni. Tanta commozione infarcita con la retorica militarista che mostra i “muscoli dello Stato armato” che interviene nelle cosiddette “missioni di pace”, che in soldoni non sono altro che missioni di guerra in paesi che avrebbero diritto di autodeterminarsi. Ma si sa che gli italiani sono “brava gente”, e poi che importa se nella nostra Costituzione esiste l’articolo undici?

Prima che finisca la parata arriva, puntuale, il comunicato stampa dei solerti colleghi dell’ufficio stampa: “Il sindaco Enzo ha detto… bla bla bla!”

staffette partigiane, foto Ufficio Stampa Comune

Ore 18.00. Come un fulmine Bianco è già in piazza Nettuno ad inaugurare la targa, che darà il nome alla pista ciclabile, “staffette partigiane”, per ricordare le donne partigiane che in sella alle loro bici portavano volantini clandestini, documenti e armi, durante la guerra di resistenza contro i nazifascisti. Che un sindaco democraticamente eletto inauguri una targa va bene. Che per l’occasione ci sia tanta gente va bene. Che per la circostanza indossi la fascia tricolore va bene. Ma una fascia tricolore non fa un buon sindaco. A quanto pare di questo non se ne sono accorte l’UDI e l’ANPI, due associazioni storiche di grande coerenza politica e morale. Infatti, secondo il quotidiano online Meridionews, la presidente dell’ANPI, Santina Sconza, ha ricordato le staffette partigiane catanesi, Graziella Giuffrida e Beatrice Benincasa, che furono catturate e poi violentate e uccise dai nazisti. Insomma, un intervento sicuramente opportuno e appassionato, ma la celebrazione era solo istituzionale.

Ci chiediamo però: perché, nelle settimane scorse, quando è venuto Matteo Renzi per firmare, davanti al sindaco Bianco, il patto sulla città metropolitana, la presidente dell’ANPI, si sgolava al megafono per rimproverare i due politici che vogliono affossare la Costituzione? Come mai la presidente dell’ANPI il 2 giugno, parlando di resistenza e staffette partigiane che contribuirono affinché democrazia e libertà fossero i fondamenti per la nuova Repubblica italiana, non ha ammonito allo stesso modo il sindaco che vuol cancellare la nostra Costituzione? Perché non gli ha ricordato in quale stato versa la nostra città, in preda alla corruzione e alla mafia?

La presidente dell’ANPI di Catania ha preferito legittimare la figura di Bianco, buon sindaco, sempre presente nelle occasioni pubbliche di facciata, sempre assente nelle questioni che affliggono realmente Catania e i suoi cittadini e cittadine.

Prima che Enzo Bianco venisse eletto dichiarò che il suo mandato l’avrebbe iniziato partendo dai quartieri del centro storico e delle periferie, ma questo non ci risulta, tranne per Librino, dove addirittura, “ha piazzato” l’assessore Saro D’Agata. Chissà per quale arcano motivo! Solo due anni fa, l’assessore D’Agata promise la ristrutturazione del “palazzo di cemento”… e stiamo ancora aspettando! I dodici milioni stanziati per il recupero dell’edificio che fine hanno fatto?

Questo, e tanto altro, bisognava ricordare e rimproverare al sindaco e alla sua giunta. Ma così non è stato. Chi rappresentava l’associazione delle associazioni, unico riferimento che garantisce democrazia nel nostro Paese, ha preferito autocelebrarsi insieme al sindaco Enzo Bianco.

25 aprile, foto Francesco Nicosia

Noi siamo iscritti all’ANPI e sulla tessera c’è scritto partigiano. Rivendichiamo quel ruolo che oggi, come ieri, è necessario per battere le nuove forme di fascismo, che siano in camicia nera o bianca con una bella cravatta. Noi, che ci onoriamo di appartenere all’ANPI di Catania come “partigiani semplici”, non possiamo intervenire nelle decisioni del direttivo provinciale. Se l’avessimo potuto fare, avremmo fatto inaugurare, in pompa magna, la targa al sindaco senza la nostra presenza. Poi in un giorno qualsiasi, in sordina e con umiltà, saremmo andati a deporre una corona di fiori in onore delle staffette partigiane.

Ci rimane ancora una domanda: cosa stanno pensando, ovunque si trovino, Graziella Giuffrida e Beatrice Benincasa? Non possiamo saperlo, ma ci piace pensare che sono lì a sorridere e a dire “Poveretti, non hanno capito nulla di ciò che abbiamo fatto settanta anni fa e che rifaremmo per una democrazia non ancora compiuta”.

 

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