Slot Machine di mafia per la famiglia Romeo-Santapaola da Messina

Il redditizio settore del gioco d’azzardo

Sale Bingo e centri scommesse, slot machine e macchinette rubasoldi, video-lotterie, poker elettronici e corse di cani virtuali. Non conosce limiti o frontiere il redditizio settore economico del gioco d’azzardo, talvolta pure taroccato, in mano al gruppo criminale con a capo la famiglia Romeo-Santapaola da Messina.

All’ultima udienza del processo Beta che vede imputati le vecchie e nuove generazioni della potente cellula del clan mafioso del boss di Cosa Nostra, Benedetto Nitto Santapaola, è stato il poliziotto Benedetto Russo (in servizio all’Unità operativa speciale, sezione anticrimine di Messina), a fornire una circostanziata descrizione del giro d’affari multimilionario giochi-scommesse gestito dai Romeo-Santapaola e delle relazioni coltivate con imprenditori e criminali di mezza Italia.

“L’indagine Beta si sviluppa dall’ottobre del 2013 al settembre del 2015; in questo periodo abbiamo documentato la presenza a Messina di un’associazione che era legata anche per rapporti di parentela con la famiglia mafiosa Santapaola di Catania”, ha esordito Benedetto Russo all’esame condotto dal Pubblico ministero, dottoressa Liliana Todaro. “Le indagini si sono concentrate inizialmente su Pietro Santapaola, Vincenzo Santapaola e su Francesco Romeo che è il cognato di Nitto Santapaola per averne sposato la sorella. Successivamente l’attenzione si è spostata anche sui figli di Francesco Romeo che mantenevano degli interessi su una serie di settori imprenditoriali. Particolarmente lucrosa era l’attività che svolgevano nell’ambito della gestione degli apparecchi da intrattenimento VLT e AWP, comunemente detti slot machine o video lottery. Poi anche nella gestione delle scommesse online per quanto riguarda gli eventi sportivi. Sostanzialmente Vincenzo Romeo era il dominus, quello che decideva in ultimo su tutti i problemi che si venivano a creare nella gestione di questi due affari. Per quanto riguarda l’interesse per le scommesse online, abbiamo potuto verificare che Vincenzo Romeo aveva mantenuto nel tempo delle cointeressenze con Michele Spina (imprenditore originario di Acireale, nipote di Sebastiano Scuto, soggetto con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, come riportano gli inquirenti nell’informativa Beta, NdA), mentre per quanto riguarda la gestione degli apparecchi da intrattenimento, le slot machine, il Romeo aveva dei rapporti direttamente con Giovanni Marano e con la Bet S.r.l. di cui Marano era socio ed amministratore (originario di Catania, Giovanni Marano è descritto dagli inquirenti come un soggetto con precedenti per truffa ed associazione di tipo mafioso, NdA).

“Le attività che venivano svolte da Vincenzo Romeo venivano gestite principalmente attraverso la Win Play Società cooperativa che era stata fondata unitamente alla moglie, Caterina Di Pietro, e di cui faceva parte anche Giovanni Bevilacqua che nel corso delle indagini è risultato essere un soggetto particolarmente vicino a Romeo, nonché suo uomo di fiducia”, ha aggiunto Russo. “Giovanni Bevilacqua era un tecnico che veniva impiegato da Vincenzo Romeo per gestire gli apparecchi da intrattenimento collocati presso i vari servizi commerciali, sia sale giochi che bar, tabacchini, ecc… Bevilacqua si occupava sia della parte tecnica che della parte contabile, quindi ritirava materialmente i soldi che venivano inseriti nelle macchinette, si occupava di fare le ricariche e anche di risolvere le problematiche tecniche di funzionalità perché nel momento in cui una di queste macchinette si guastava interveniva lui. Giovanni Bevilacqua aveva anche la conoscenza di sistemi occulti attraverso i quali venivano alterate le macchinette. Abbiamo accertato con dei controlli strumentali fatti il 30 ottobre del 2014, che nei vari esercizi commerciali vi erano sia delle slot machine regolarmente collegate alla rete Aams (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, NdA) e di proprietà della Bet S.r.l., sia altre slot machine che non erano per niente collegate alla rete Aams e quindi erano prive di concessione, dei nullaosta di autorizzazione. Questi controlli sono stati fatti insieme all’Arma territoriale e ai tecnici dell’Aams; per ogni singolo esercizio controllato sono stati redatti dei verbali e sono state contestate le irregolarità rilevate. E’ stato appurato che la famiglia Romeo gestiva gli interessi nell’ambito del settore delle scommesse anche attraverso la Start S.r.l. con sede legale a Messina in via Santa Cecilia 90 e che era di proprietà di Caterina Di Pietro e del fratello di Vincenzo Romeo, Gianluca Romeo. Vincenzo Romeo, nell’ambito di questa società, è stato dipendente unitamente al fratello Maurizio Romeo. La Start S.r.l. era sostanzialmente titolare di una concessione ai sensi dell’art. 88 del Tulps per la gestione di un punto scommesse Bet e Lottomatica presente in via Santa Cecilia. La Start era stata comunque ceduta ad un’altra società che è estranea all’attività di indagine, la RRP S.r.l. e successivamente alla cessione, Caterina Di Pietro, come ho detto prima, Vincenzo Romeo e Giovanni Bevilacqua costituivano la Win Play Società cooperativa. La costituzione è stata fatta, se non ricordo male, il 29 gennaio del 2013 e la registrazione alla Camera di Commercio è del 7 febbraio 2013. La Win Play aveva come oggetto sociale proprio la gestione degli apparecchi da intrattenimento, sale biliardi, sale scommesse”.

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