Ricordo di Eugenio Melandri

Col passo dei primi camminando con gli ultimi

Ha lasciato questa Terra Eugenio Melandri. In questi giorni tantissimi hanno voluto ricordarlo, citando ricordi, campagne, associazioni, impegni, un fiume immenso che testimonia una vita appassionata, carica di solidarietà, vissuta fino al fondo volando in alto. Ma accanto agli ultimi, gli impoveriti, gli emarginati, le vittime delle guerre.

Da missionario, negli anni della sospensione a divinis per l’impegno politico in Democrazia Proletaria e Rifondazione Comunista e nel ritorno al sacerdozio nelle scorse settimane. E nel filo rosso di queste e tantissime altre esperienze di vita. Fondatore e primo presidente di Senzaconfine Eugenio è stato direttore di Missione Oggi e di Solidarietà Internazionale (un nome che è tutto un programma di vita, scrigno prezioso oggi necessario come l’acqua in un deserto senz’oasi) e fondatore dell’Associazione Obiettori Nonviolenti, “Chiama l’Africa”, impegnata nella solidarietà dal basso con il grande continente, senza grandi padrini e motore di importantissime campagne sociali, lo hanno visto in primissima fila. Instancabile e mai fermo, sempre col cuore in fiamme per la passione e l’impegno verso gli altri.

Dino Frisullo, con cui Eugenio Melandri condivise la fondazione dell’Associazione Senzaconfine, l’impegno anti razzista e quello pacifista nella Marcia a Sarajevo e contro le guerre, scrisse che per riprendere il filo della lettura del mondo “c’è un solo modo: mettersi dalla parte delle vittime. Guardare il mondo, anche il nostro, con i loro occhi. Con gli occhi dei profughi, dei discriminati, degli incarcerati, degli affamati. Ma questo non è possibile se, anche per un solo attimo, non si condivide una parte della loro vita”. Eugenio Melandri non si accontentò, esattamente come Dino, di condividerne solo una parte ma tutta la vita. L’anno scorso raccontò che don Tonino Bello, con cui condivise tra le tante la Marcia a Sarajevo, l’impegno nel cattolicesimo pacifista e di base e la campagna che portò all’approvazione della legge 185/90 sul traffico di armi, nel 1982 gli aveva inviato il suo programma pastorale” Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi”, con una dedica: “A Eugenio che cammina con gli ultimi con il passo dei primi”. Una dedica che sintetizza tutta la biografia di Eugenio Melandri, quel passo lo accompagnò sempre e lo portò ovunque. Erano insieme in prima fila nei Balcani, Eugenio (don Tonino ci aveva già lasciato da diversi anni) era in Congo, nelle tantissime manifestazioni contro la guerra e in migliaia di iniziative solidali per l’Africa e gli impoveriti di ogni latitudine. Nel diario da Sarajevo don Tonino invocò il gesto semplice dei disarmati che può cambiare il mondo. Quei disarmati che vivono l’emarginazione, l’ingiustizia, l’oppressione, la sofferenza. E, lontani e conflittuali con i Potenti e le loro trame, il loro sistema e le sue aridità vivono con semplicità e autenticità. Quei disarmati di ogni età che Eugenio Melandri incontrò in Italia, in Africa e ovunque la sua sete di giustizia e solidarietà lo hanno portato.

L’ecologia, la Pace, la giustizia, il protagonismo degli emarginati e dei poveri oggi sono centrali per la stessa permanenza della vita, per salvare una società che ha già superato l’orlo del baratro. E sono stati più che centrali nella vita, nell’impegno quotidiano e totale di Eugenio Melandri. La Chiesa di base, schierata contro i potenti e gli oppressori, quella che dalla Teologia della Liberazione ai “preti operai” e di frontiera in Italia ha sempre cercato una strada diversa rispetto alle gerarchie e ai palazzi, ha nel cuore quelli che il Vangelo definisce gli anawin. Gli ultimi tra gli ultimi, i più poveri tra i poveri, i più sofferenti tra i più sofferenti, le vittime più vittime che ci sono dell’ingiustizia. Potremmo anche dire i più piccoli tra i piccoli. Mentre il mondo si precipita oltre il baratro o si hanno loro nel cuore o non si è. E’ necessario sempre più lottare per lasciare questo mondo migliore e meno ingiusto di come l’abbiamo trovato e lo vogliono ridurre oppressori e potenti, senza timore. Perché la vera crescita e la vera libertà stanno nel combattere tutto ciò che rende un uomo schiavo e oppresso: analfabetismo, ingiustizia, degrado ambientale, sfruttamento dei lavoratori e delle classi sociali più deboli. Difendere la vita vuol dire ribellarsi contro tutto ciò che calpesta la vita stessa e la dignità. E’ il racconto della vita di Eugenio Melandri e ora il testimone deve essere raccolto da chi siamo rimasti.

L’Italia, l’Europa, l’Occidente, tutto il mondo è radicalmente diviso da una profonda frattura, una sorta di gigantesca linea di classe, oppressione e ingiustizia. Da una parte la società e la Chiesa degli scandali finanziari, dei porporati che ancora oggi siedono a tavola con i potenti, i ricchi e gli oppressi mentre perseguitano chi non è allineato e desiderato dall’ipocrisia farisaica di chi vuol imporre una certa “morale”, ma rimangono in silenzio complici persino delle guerre, dei traffici di morte dei mercanti di armi e delle devastazioni ecologiche. Dall’altra la società e la Chiesa, degli ultimi, dei deboli, degli emarginati dal Sistema capitalista odierno e dalla devastazione ecologica e sociale. Sono anni difficili, impervia è la strada. Se vinceranno i primi o gli ultimi dipenderà anche da come raccoglieremo il testimone di padre Eugenio Melandri.

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