Prism Program ti controlla. Ora

Provider e multinazionali di rete forniscono al governo Usa dati privati dei loro utenti

Il 6 giugno Glenn Greenwald, blogger del Guardian, pubblica la notizia che la National Security Agency (NSA) stava raccogliendo dati da Verizon – multina zionale che possiede anche il 23% di Vodafone Italy – a seguito di un ordine, emesso da un tribunale segreto,di fornire alla NSA “su base quotidiana, senza interruzioni” riguardo tutte le chiamate telefoniche avvenute negli Stati Uniti e tra Stati Uniti e altri paesi.

Le informazioni riguardano luogo, durata e altri dati identificativi delle chiamate, ma non i contenuti.

Già nel 2001 – ricorda Greenwald – sotto Bush la Nsa aveva avviato un programma di raccolta di dati riguardanti telefono, internet e email, suscitando nel 2006 forti critiche quando si è scoperto che la NSA aveva salvato tutte le informazioni ottenute per analizzarle alla ricerca di presunti terroristi.

Prism nasce dalle ceneri di quel programma, slla base del Protect America Act nel 2007 e dal FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) Amendments Act del 2008, che dà immunità alle società private che cooperano volontariamente con l’intelligence degli Stati Uniti. Come rivela la Washington Post, il primo partner reclutato è stato Microsoft, cui si aggiungono via viaYahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube ed Apple. Nel caso di Yahoo – rivela il 13 giugno il New York Times – gli avvocati di Yahoo sollevarono eccezione di incostituzionalità, ma il giudice gli dette torto.

Secondo il Wall Street Journal i dati sono stati raccolti anche attraverso provider e carte di credito e – si sospetta – infrastrutture di rete prodotte da Cisco.

Twitter ha sempre rifiutato di aderire al progetto; l’Electronic Frontier Foundation (Eff) – che da questo mese ha ripreso ad accettare donazioni in Bitcoin – nella sua classifica sul comportamento delle grandi aziende, su trattamento dei dati e rapporti col tribunale, gli da cinque stelle. Il provider telefonico Verizon ne ha zero.

Alcune delle aziende coinvolte, come Google e Facebook si sono affrettate pubblicamente in un primo momento a dichiararsi estranee; ma già pochi giorni dopo hanno lasciato trapelare il proprio coinvolgimento.

In un’intervista al Guardian, Snowden (l’assistente tecnico ventinovenne della Nsa, e prima della Cia, che ha rivelato l’esistenza di Prism) ha dichiarato di essere insofferente nei confronti del “più grande programma di sorveglianza della storia umana”. Inizialmente pensava a cambiare qualcosa sarebbe stato Barack Obama, che invece “ha chiuso le porte sulle investigazioni su sistematiche violazioni di legge, espandendo e approfondendo diversi programmi abusivi”. Così ha deciso di farsi avanti e di far sapere agli americani cosa stesse accadendo.

Nell’intelligence Usa c’è un gruppo che dà la caccia agli informatori come Snowden, una sorta di polizia interna chiamata Associate Directorate for Security and Counter intelligence, o più semplicemente Gruppo Q.

Come Manning (che riuscì a fare uscire giga di dati riservati – Wikileaks – con relativa facilità), anche Snowden è trattato come un traditore degli Stati Uniti per aver “trafugato dati di vitale importanza per la sicurezza nazionale”.

Le comunicazioni degli americani sono al sicuro, come dice il governo Usa, e gestite con la massima attenzione? ”Falso – dice il blogger Mazzetta – Di fatto sono affidate a migliaia di contractor come Snowden, che come si è visto possono essere vulnerabili a sussulti etici, ma lo saranno anche più agli stimoli economici, specie se come pare di quei dati possono disporre senza che se n’accorga nessuno”.

Su Manning pesa la corte marziale, Assange è da un anno chiuso all’ambasciata dell’Equador, e Snowden (dopo un primo momento in cui la parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, come ha detto a Forbes, ha cercato di ottenergli asilo politico nel suo paese) è in viaggio destinazione Equador, con la mediazione di Assange.

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