Paolino Avella, la memoria violata

 

di Paolo Miggiano

Se sul motore di ricerca Google si digita il nome di Paolino Avella, la prima notizia che compare è un articolo, senza firma, pubblicato nella sezione cronaca di la Repubblica.it, dal titolo “Napoli, ragazzo muore per difendere lo scooter”; occhiello: La tragedia nell’hinterland, a San Sebastiano al Vesuvio. La vittima stava per compiere diciotto anni; sottotitolo: Volevano rubargli il motorino, lui (senza casco) scappa e si schianta.

Dal titolo, ma anche leggendo l’intero resoconto, a prima vista, l’articolo appare come la cronaca di una di quelle notizie a cui questo territorio, nostro malgrado, ci ha abituati: un ragazzo senza patente, che all’insaputa del padre si appropria di uno scooter che non può guidare, che all’uscita dal liceo si imbatte in due personaggi poco di buono che vorrebbero togliergli il motorino e, prima ancora che questi facciano ricorso alle armi, scappa e che nella fuga impatta contro un albero, sbattendo la testa che naturalmente non era protetta dal casco.

Peccato che l’articolo in questione, pubblicato il 6 aprile 2003, il quale da una ricerca più approfondita nell’archivio storico di Repubblica, risulta attribuito ad una nota giornalista della cronaca napoletana, Irene De Arcangelis, sia del tutto inesatto e completamente privo di riscontri con la realtà dei fatti.

Innanzitutto già nell’attacco, l’articolista incorre in un primo madornale errore, quando a Paolino gli viene persino cambiato il nome, chiamandolo Andrea. A Paolino, poi, vengono attribuiti comportamenti che per un ragazzo ben educato come lui sono assolutamente impropri. Nell’articolo si dice, infatti, che egli non aveva il casco, quando la mattina del 5 aprile 2003, all’uscita della scuola, si mise alla guida del suo motorino e che dopo l’impatto moriva con il cranio fracassato. E ancora che era sprovvisto del necessario patentino per guidare quel motorino e che per giunta lo avrebbe sottratto al padre a sua insaputa. Sono tutte inesattezze che a distanza di undici anni sarebbe il caso di correggere. Correggere, perché Paolino, è stato appurato, anche processualmente, morì per le lesioni riportate al fegato ed alla milza e non a causa del “cranio fracassato”. Paolino, mi dice indignato il padre Alfredo, che è intenzionato ad intraprendere qualsiasi azione per far rimuovere dal web questo indecoroso articolo, non aveva un graffio in faccia e alla testa, proprio perché indossava il casco protettivo. Paolino, che aveva conseguito – a differenza di quanto in quella cronaca si fa credere – il patentino per la guida dei ciclomotori di cilindrata inferiore ai 150 cc, avrebbe voluto guidare la mia vespa, ma io per ragioni di sicurezza e di rispetto delle regole della strada, pensai bene di regalargli uno scooter come l’Aprilia 125 che consideravo più sicuro e rispondente al suo titolo di abilitazione alla guida.

Ma la cosa più grave di quella ricostruzione impropria ed inopportuna è che si lascia credere che la morte di Paolino in qualche modo fosse stata causata dalla sua stessa fobia di essere derubato del motorino. Egli si sarebbe sentito semplicemente minacciato e, per questo, si sarebbe messo a correre all’impazzata e, correndo, avrebbe “commesso l’errore di voltarsi indietro…”. È davvero inaudito che si possa parlare della morte di Paolino a causa di “una rapina mai commessa”, quando è del tutto evidente che i malviventi hanno sferrato un calcio al ciclomotore del ragazzo prima che questi andasse a sbattere contro quell’albero.

Se si può comprendere che le inesattezze contenute nell’articolo in questione possano essere attribuite alla difficoltà di reperire, nell’immediatezza del fatto, informazioni precise sulla morte di un ragazzo, non si può comprendere come, a distanza di undici anni e dopo due gradi di giudizio, che hanno definitivamente appurato la verità dei fatti, un articolo siffatto possa ancora essere lasciato circolare sul web.

Con questo articolo si ferisce la memoria di un ragazzo a cui sono stati sottratti i sogni. Fabrizio, il fratello di Paolino, così ha commentato quell’articolo: Quel giorno a morire a San Sebastiano al Vesuvio, non è stato un ragazzetto terrorizzato che tentava di fuggire, quel giorno a San Sebastiano ha perso la vita un giovane studente liceale che ha deciso, con grande coraggio, di opporsi con tutte le sue forze ai soprusi di due balordi, quel giorno Paolino non “fuggiva” da nessuno, COMBATTEVA PER DIFENDERE IL SUO SACROSANTO DIRITTO ALLA LIBERTÀ. Mentre Alfredo, il papà di Paolino, alla notizia che ancora circoli sul web un resoconto della morte del figlio così inesatto, evidenzia: “Una mentalità camorristica, che da tempo si è insinuata in alcuni strati della società cosiddetta civile e che tentiamo ad ogni costo di combattere, traspare dallo scritto di questa specie di giornalista che inspiegabilmente trova spazio all’interno di una testata come Repubblica”.

Credo anche io che quell’articolo vada al più presto rimosso dal web e che la memoria di Paolino abbia il diritto all’oblio di queste notizie così imprecise e la sua famiglia, noi tutti quello di leggere la verità almeno sulle storie delle persone che sono state sottratte ai loro cari in una maniera così crudele e malvagia da una malavita sempre più cruenta.

Vogliamo che quando un ragazzo digita sul web il nome di Paolino non compaiano più notizie cosi distorte, ma la sua vera storia, che è monito di coraggio e di libertà. Lo dobbiamo a Paolino, lo dobbiamo alla sua famiglia ed alla società tutta.

salvatore.ognibene

Nato a Livorno e cresciuto a Menfi, in Sicilia. Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e scritto "L'eucaristia mafiosa - La voce dei preti" (ed. Navarra Editore).

Un pensiero su “Paolino Avella, la memoria violata

  • 14/04/2014 in 15:49
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    … non ci sono parole per descrivere la barbarie in cui viviamo anche a causa della ignoranza dilagante proprio nel settore della comunicazione. .. La Repubblica ? Peggio del peggio : mesi fa mise la mia foto sul giornale associandola a quella di un noto camorrista solamente perché aveva il mio stesso nome !!!

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