“Non vedo, non sento e parlo d’altro”

Il 27 settembre? Un incidente qualunque, tutto sommato. Danni ambientali? Niente di particolare. Inquinamento? Sotto controllo”.

Un “normale” pezzo d’Italia, una “normale” catastrofe annunciata

Comunità, Paese

CHI ATTACCA E CHI DIFENDE

Un prete di paese, una trentina di “donne dei lenzuoli”. E’ tutto ciò che si oppone, concretamente e nei fatti, a un’altra catastrofe ambientale – in parte già comin­ciata – in Italia, una delle tante. Ma nes­suno ha reagito, in no­vanta giorni, non s’è mosso nessuno?

E come no. Ci sono stati convegni serissimi, appelli, studi, poesie sui muri. Le autorità hanno doverosamente rassicurato la popolazione. I politici hanno fatto la loro cam­pagna elettora­le, il sindacato ha “dife­so i posti di lavoro”.

I partiti ragione­voli hanno ricor­dato che in fondo l’indu­stria serve a fare profitti, di cui qualche parte può anche ricadere sulla popolazione. I più radicali hanno procla­mato un No-questo e No-quello, parlando­ne fra di loro in acca­nite concioni. E la raffineria è andata avanti.

Testa sotto la sabbia e il resto all’aria

Nessuno ha seriamente cercato, nei primi giorni di attenzione, di ottenere dei risultati concreti, di fermare almeno per qualche mese la macchina della distruzione. Nessuno ha seriamente cercato di parlare con i lavoratori terrorizzati dalla crisi, di spiegare che i posti di lavoro non si difendono ficcando la testa sotto la sabbia e il sedere per aria.

Ciascuno ha fatto regolarmente la pro­pria parte, chi doveva strillare ha strillato,

chi doveva rassicurare ha rassicurato.

Ma a organizzare davvero, parlando con le persone, senza alzare la voce e senza nascondere niente, sono stati pochi. E sono tuttora là, senza grandi parole e senza sentirsi importanti, unica forza reale a difesa di questa piccola comunità nel momento più difficile della sua storia.

Piccola comunità? Certo, Milazzo e la Valle del Mela sono solo periferie; l’intera Sicilia lo è, in un certo senso. Purtroppo, le questioni che vi si affrontano – l’attacco dell’imprenditoria al territorio, il collasso dei poteri pubblici, il collaborazionismo della sinistra moderata e la fuga di quella radicale – non sono affatto periferiche, sono esattamente la macchina che un passo dopo l’altro sta ammazzando l’Italia.

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