Nelle mani di nessuno

Falsi i numeri della pandemia in Sicilia

Ogni giorno, intorno alle cinque e mezza di pomeriggio, arrivano i dati sulla diffusione della pandemia. Il numero di contagiati, di guariti, di morti, di ricoverati. Da più di un anno si attende ogni giorno questo momento con ansia, con apprensione. Come sta andando? Quanti malati nella mia provincia, quanti nel mio paese? Quanti sono entrati in terapia intensiva? Quanti sono morti? È il nostro bollettino di guerra, ascoltato alla radio, guardato in tv, virale sulle pagine dei social.

Tutto inventato in Sicilia. Numeri modellati su misura per evitare chiusure, per scansare eventuali attacchi politici, per non dare ragione al Sindaco che vuole chiudere, per dare torto al politico che voleva aprire. Numeri plasmati dalla volontà politica dell’Assessore. Migliaia di tamponi inventati per far calare il tasso di contagio, numero di morti “spalmato” per non preoccupare la gente. “Sotto i venti ogni giorno” devono essere. “Diciannove, mettine diciannove” come le offerte del supermercato coi novantanove centesimi, per far sembrare che siano pochi.

E adesso non rimangono che macerie. Rottami di coscienze. Quanti morti si sarebbero risparmiati se si fossero presentati numeri veri, se Palermo, Catania o il piccolo paese di provincia fossero diventati zona rossa? Quanta gente in meno si sarebbe ammalata? Quante catene di contagi si sarebbero potute interrompere?

E adesso chi si fiderà più? Proprio nel momento più terribile della nostra storia recente, proprio adesso che avevamo bisogno di istituzioni credibili, salde, oneste. Proprio adesso ci viene confessata la più cattiva delle bugie: i numeri inventati, l’incidenza della pandemia decisa a tavolino sulla pelle di noi tutti.

Restano soli i migliaia di operatori sanitari, generosi, onestissimi e stanchi. Restano soli esperti e giornalisti che tentano di smentire le bufale. Restiamo soli tutti noi, impossibilitati a fidarci, anche nell’ora più buia. Soli in un mare di menzogne. Nelle mani di nessuno.

 

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