domenica, Aprile 14, 2024
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Lettera al Ministro Valditara

Signor Ministro,

nella classe che frequenta mia figlia ci sono ogni giorno venti alunne e alunni. Solo in quattro hanno genitori italiani. Le figlie e i figli di italiani sono il 20%. Le nate e i nati in Italia sono il 100%. Nella scuola di mia figlia le classi sono tutte così e ne sono orgoglioso. Mia figlia sperimenta sin da piccola una società interculturale, dove i bambini possono avere la pelle diversa, possono conoscere più lingue, avere diverse religioni e diversi costumi. 

 

Se da domani nella scuola di mia figlia vigesse l’obbligo di non accettare le iscrizioni dei bambini nati in Italia da genitori stranieri, se non nel limite del 20%, succederebbero due cose: decine di bambini non avrebbero più scuola dove andare e la scuola di mia figlia chiuderebbe, con grave danno per le maestre, i collaboratori scolastici, per tutti i bambini e per mia figlia.

 

Le bambine e i bambini figli di stranieri, come sa bene Lei che è Ministro dell’istruzione, potrebbero avere dei bisogni educativi speciali legati alla conoscenza della lingua italiana. Ai bisogni educativi speciali si risponde attraverso l’impiego di un maggior numero di insegnanti che possano accompagnare le bambine e i bambini in un più brillante percorso scolastico, non con l’esclusione di chi è figlio di stranieri. Si risponde realizzando più classi. Nella classe di mia figlia servirebbero più insegnanti non meno bambini.

 

Le nostre città, Signor Ministro, sono sempre più strutturate in ghetti, zone ricche e zone povere, con scuole per ricchi e scuole per poveri. Così in alcuni quartieri si addensano problemi e difficoltà educative, in altri quartieri le sfide educative hanno assai più alleati per essere vinte. Le scuole non hanno tutte le stesse necessità, non contano solo i numeri. Diceva Don Milani che non vi è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra diseguali. Così è per la scuola. Ci sono scuole che necessiterebbero di molto più personale, di molte più risorse, di molte più classi. Il punto è sempre lo stesso: nella classe di mia figlia servirebbero più insegnanti non meno bambini, nella classe di mia figlia servirebbe più tempo scuola non meno bambini.

 

Signor Ministro, in tanti purtroppo condividono la sua idea di ridurre il numero di figli di stranieri nelle classi. C’è chi lo fa sfrontatamente, c’è chi lo fa con odiosa ipocrisia e con belle parole. Troppi sono i Dirigenti Scolastici che creano scuole e classi ghetto: per chi è più povero, per chi non è di buona famiglia borghese, per chi è figlio di stranieri. Ci sono scuole che ostacolano l’inclusione in funzione del “buon nome”, del “rating”, dei risultati “d’eccellenza”. Le scuole dei ricchi che spesso non hanno che una manciata di alunni figli di stranieri. 

 

Fare passare il messaggio che meno alunni figli di stranieri ci sono in una classe e meglio è, popolare televisioni e pagine di giornale con questo pensiero, significa contribuire al proliferare del razzismo, significa ghettizzare ancora di più bambine e bambini che spesso hanno bisogni educativi speciali. Significa dire ai bambini italiani, figli di italiani, che un bambino italiano figli di stranieri in classe li penalizza.

 

Servono più insegnanti, servono più risorse, servono più ore a scuola, servono più classi. Avrei voluto avere anche io una classe come quella di mia figlia, avrei imparato molto di più sul mondo, sull’accoglienza e sul rispetto. Forse, Signor Ministro, sarebbe servito anche a Lei frequentarla.

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