Lavoro.no – Cronaca di una presa per il culo

Cerco lavoro e rispondo a questo annuncio:

6 ambosessi full time per gross center a Catania

Gross center a Catania ricerca 6 ambosessi per lavoro full time da ricoprire: addette al data entry, addetti alla gestione clienti e distribuzione. Inquadramento a norma di legge. Selezioni aperte dal 29/07 al 06/08. Per info e prenotazione colloquio contattare 345*******
Invia Email oppure telefona al 345*******

Mando una mail con il mio curriculum e mi rispondono:

Salve,
Per Prenotare il suo colloquio, la invitiamo a contattare il numero 345******* entro il 05/08/2013.
Cordiali saluti.
Ufficio del personale

Non sapevo cosa fosse un gross center ne di cosa si occupasse un addetto al data entry. Chiamo e chiedo informazioni; la segretaria mi spiega brevemente e io continuo a non capire di cosa si tratta. Fisso un appuntamento. Sicuramente il colloquio sarà chiarificatore. Nel pomeriggio rispondo anche ad un altro annuncio, come magazziniere. Questa volta non mando la mail e chiamo per prenotare il colloquio. Chiedo anche a questa segretaria di cosa si tratta, e lei, risponde con una breve frase preconfezionata, che anche in questo caso, non riesco bene a decifrare.

Le va bene un appuntamento per giovedì alle 17 e 40?

Guardi, ho un altro colloquio lo stesso giorno, in piazza della repubblica, alle 18. Se la vostra sede è li vicino possiamo fissarlo.

(Silenzio) Scusi ma lei come si chiama?

Zappalà.

Ma l’appuntamento ce l’ha con noi alla 18.

Che figuraccia! Avevo chiamato la stessa azienda. Mi sono confuso perché il numero di telefono era diverso, ed anche la mansione ricercata. Non mi stupisco. Ritengo di essere un uomo mediamente deficiente. Sono certo di essermi sbagliato io. Non vedo l’ora di fare il colloquio per capire, finalmente, di che si tratta.

Giovedì ore 18. Arrivo con qualche minuto di anticipo all’appuntamento. Sono al quarto piano di un ufficio di piazza della repubblica. Guardando dalla finestra si vede il campo rom di corso dei martiri.

C’è altra gente prima di me che fa il colloquio. 5 minuti a testa e poi arriva il mio turno. Il selezionatore sembra molto giovane e veste molto elegante. Mi chiama, mi stringe la mano, tuttavia non mi dice il suo nome, e io non glielo chiedo.

A quale mansione era interessato signor Zappalà?

Ecco, volevo chiederle proprio questo, non ho capito bene di cosa vi occupate?

E li comincia ad auto incensarsi dicendo che i loro clienti sono importanti multinazionali. Al momento gestiscono tre commesse, ed io di quelle dovrei occuparmi. Il mio compenso sarebbe di 900 euro al mese, in una prima fase. Nel giro di sei mesi vogliono far cresce la mia posizione. Arriverei a guadagnare 1200 euro. Si parte dalla gestione dei clienti, poi si passa all’inserimento dati, poi formazione del personale, incarichi dirigenziali.

Cosa preferirebbe fare quindi?

Mi pare di capire che a prescindere dal mio desiderio devo partire dalla gestione dei clienti. Ma mi faccia capire, questi 900 euro, sono a provvigione? In base a quello che vendo?

No, è un fisso, lei non deve vendere niente, deve occuparsi di informare i clienti delle nuove offerte proposte dalle nostre commesse.

Finisce il colloquio, e io me ne vado con meno certezze di quando ero entrato. Ma che lavoro dovrò fare? Call center? Porta a porta? Boh! Mi ha pure detto di indossare la camicia. Ed effettivamente la indosso, quando, tre giorni dopo, vado a fare un giorno di lavoro prova.

Appuntamento alle 8 e 30, ma io, per non fare tardi, forse ho cannato da Dio; alle 8 sono già sotto gli uffici. Aspetto un po’, poi vado verso il portone. Chiuso. Citofono. Ma dove? Stupidamente non ricordo nemmeno come si chiama l’azienda per cui sto andando a lavorare. È vero che non c’era scritto da nessuna parte ma sicuramente avrei potuto informarmi. Anche Simone ha il mio stesso problema. È un ragazzo di vent’anni, da poco diplomato in ragioneria, che non ha mai lavorato prima.

A me mi sembra strano. Ci lavorano un sacco di persone in questo posto. Dove ci devono mettere?

In effetti gli uffici che danno sul campo rom, non sembrano poter ospitare molte persone. Se di lavoro di ufficio si tratta. Intanto arriva il portiere e noi saliamo. La segretaria ci fa accomodare in sala d’attesa. A tenerci compagnia la radio in filo diffusione, ad un volume non proprio da sottofondo, e riviste di gossip ormai usurate. C’è già qualcuno che attende con noi, e altri ne arriveranno. Saremo una decina. La segretaria ci porta un foglio da firmare in cui solleviamo l’azienda da ogni responsabilità per quel giorno di prova. L’azienda è la TRT group srl. Finalmente so con chi lavorerò. Cerchiamo su internet.

Alcuni titoli non mi fanno ben sperare.

TRT group di Catania: più dubbi che certezze.

Lavori truffa all’italiana: le truffe legalizzate.

Annunci di lavoro porta a porta mascherati da altro.

Ok. Si sa che su internet si scrivono un sacco di minchiate, non voglio fidarmi. Resto. Però prima di firmare magari chiedo di spiegarmi che lavoro dovrò fare. La segretaria è spiazzata, forse nessuno prima si era rifiutato di firmare. Anche un’altra ragazza si aggiunge alla protesta. Aveva risposto all’annuncio per fare volantinaggio. Lei si fa convincere e firma. Io dovrò aspettare la risposta dei capi. Una volta allontanatasi la segretaria dalla sala d’attesa faccio leggere a tutti quello che ho trovato su internet e chiedo se gli altri sapessero cosa stavano andando a fare. Un magazziniere, una per il volantinaggio, uno aveva mandato il curriculum a maggio e non si ricordava nemmeno per quale mansione. Tutti gli altri, come me, non sapevano cosa li aspettava. Comincio a prendere fiducia in me stesso. Non sono poi così scemo. E quando sto per prendere in mano la situazione e organizzare la rivolta, ecco che entra la segretaria che mi dice che me ne devo andare. Visto che non ho firmato non posso stare li. Ci ripenso. Firmo! Troppo tardi. Se avranno bisogno mi chiameranno loro. Sconfitto esco dagli uffici. Ma se avevano fatto fuori me, negli altri dentro, si era ormai instillato il germe della diffidenza. Tanti in effetti, dopo di me abbandonano l’ufficio. Io sono sotto ad aspettarli.

Me ne sono andato perché non mi davano spiegazioni precise, erano troppo vaghi.
Poi insistevano con il fatto che dovevo lavorare e mi dicevano sempre: “tu vuoi lavorare? tu vuoi lavorare?” ed io gli ho detto: “sentì se non mi spieghi il lavoro non vengo”.
E me ne sono andato.

Lui, aveva risposto all’annuncio:

A Catania nuova apertura punto commerciale cerca quattro ambosessi come addetti al pubblico, uno per controllo ed elaborazione dati informatici.

L’annuncio è stato cancellato, come quelli a cui avevo risposto io.

Dopo qualche minuto vedo scendere una squadra di più di una decina di donne e uomini, tutti ben vestiti, si organizzavano per partire con le macchine. Poi ecco Salvatore. Lui era su con me. È affiancato ad una ragazza vestita di nero, piccolina ma carica di energia. Si avvicina a me, mi chiede se ho venti euro da cambiare. Deve pagare le strisce blu fino alle 19. Figuriamoci se io ho venti euro. La ragazza sembra mettergli fretta. A poco a poco passano quasi tutti i candidati. Alcuni si sono ritirati. Hanno capito che si trattava di una vendita porta a porta. Altri ci credono e partono. Salvatore ritorna.

Sto salendo su a dire che non vado. Non me la sento. C’ho pure rimesso tre euro di parcheggio.

E allora ci salutiamo. Sorridendo. Le nostre speranze di un lavoro buono svaniscono.

Auguri. E speriamo di trovare un lavoro vero.

Speriamo. Io torno alla macchina, che almeno era nelle strisce bianche.

Disoccupati di tutto il mondo, unitevi! Trovare un lavoro onesto, oggi, è un utopia. Diffidate quindi da chi vi fa proposte anacronistiche. Piuttosto, sognate. La crisi ci permette di sognare. Oggi fare il banchiere è difficile quanto fare il sassofonista. Ed è gratis.

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