La vicenda della discarica di Mazzarrà approda in Parlamento

Interrogazione del M5S

Dopo il tour dei veleni in provincia di Messina, i deputati del Movimento cinque stelle hanno depositato un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno

la discarica di Mazzarà foto di Carmelo Catania

L’interrogazione è sulla gestione del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea – recentemente sciolto per mafia, sulla sua partecipata Tirrenoambiente che, fino al novembre 2014, ha gestito la locale megadiscarica di contrada Zuppà – e sul condizionamento mafioso della zona tirrenica del messinese.

Tale interrogazione ripercorre le vicende giudiziarie che hanno interessato il comune mazzarrese e la sua discarica. Dall’operazione Vivaio del 2008 (che scaturì poi nell’omonimo procedimento penale che ha visto la condanna di Sebastiano Giambò, l’ex amministratore della Tirrenoambiente a otto anni per concorso in mafia) all’operazione Riciclo del settembre 2015 (dove vengono arrestati i vertici di Tirrenoambiente ed il sindaco di Mazzarrà Salvatore Bucolo).

La Guardia di finanza ha scandagliato i rapporti tra la società che gestisce la discarica e il comune di Mazzarrà. Gli investigatori si sono concentrati sulle modalità di riscossione della “tariffa per opere di mitigazione ambientale”, che avrebbero omesso di versare, facendo lievitare il debito fino a quasi tre milioni di euro, di cui circa un milione e cinquecento mila oggetto di un’indebita transazione stipulata proprio con il Comune di Mazzarrà. Ma non solo. Dagli accertamenti è emerso anche che nel marzo 2007 la Tirrenoambiente avrebbe illegittimamente ridotto la tariffa dell’eco-indennizzo, dimezzandola sino al novembre 2014 e provocando al comune un danno di oltre dodici milioni e mezzo di euro. Le indagini hanno portato a galla anche un giro di sponsorizzazioni ad associazioni sportive con l’obiettivo di ottenere la connivenza di soggetti che avrebbero dovuto vigilare sulla gestione della Tirrenoambiente.

L’interrogazione dei pentastellati ricorda come da questa operazione derivi un’altra inchiesta condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Vercelli che ha contestato “costi da reato” per oltre quattro milioni di euro alla Osmon S.p.a. in quanto ha ottenuto lo smaltimento dei liquami di percolato prodotti nella discarica di Mazzarrà.

Ma l’atto ispettivo ha sollevato anche la questione di un presunto buco di quarantasei milioni di euro riguardante i fondi riscossi dal 2003 al 2014 per la sicurezza e la gestione trentennale post mortem della discarica. Nonostante i comuni conferitori avessero, nel corso degli anni, pagato sette euro per ogni tonnellata conferita in discarica, per un totale di diciotto milioni di euro per la sicurezza e ventisette milioni di euro per la gestione post mortem, la società ha lamentato una mancanza di liquidità.

Fatto che lascia perplessi gli interroganti, in quanto il bilancio 2014 non risulta ancora approvato.

Posto l’accento anche sulla parentopoli di Tirrenoambiente che evidenziava la presenza di strani intrecci e promozioni che raggiungono il culmine con il conferimento dell’incarico di dirigente a Roberto Carenzo che, evidenziano i deputati, possiede il titolo di studio della licenza media. Lo stesso Carenzo, l’attuale custode giudiziario della discarica di Mazzarrà, dopo aver ricevuto in “dono” la promozione a dirigente autorizzò l’anomalo abbancamento del materiale.

L’atto parlamentare riprende le quattro precedenti interrogazioni che si sono occupate della discarica e del condizionamento mafioso della fascia tirrenica del messinese. Per gli interroganti “la gravità della situazione è testimoniata anche da filmati e documentazione varia che dovrebbe essere già dalla fine del 2015 nella disponibilità della autorità giudiziaria” pertanto chiedono “se il Governo sia a conoscenza di tutti i fatti e di tutti gli atti esposti in premessa” e se “intenda adottare iniziative straordinarie per la provvisoria gestione del comune di Mazzarà Sant’Andrea in relazione alla discarica citata a causa dell’elevato grado di pericolosità del sito” e inoltre se “intenda avviare una seria ed approfondita verifica sui fatti accaduti nel corso degli anni e sull’attività delle autorità che dovevano rappresentare lo Stato in questa porzione d’Italia definita, da altri e forse anche a ragione, la Corleone del ventunesimo secolo”.

 

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