La truffa del finto vaglia online: cosa succederà, adesso, ai tempi del virus?

A Bari un uomo e una donna scendono per strada per chiedere aiuto,  arriva la polizia.

“Non abbiamo più soldi”- gridano disperati- “Venite a vedere, non abbiamo niente in cucina.”

Diverse le conseguenze dovute alla chiusura delle attività commerciali, alcune delle quali in voga  già da anni.

A proposito del finto vaglia online si legge sul sito della questura di Gorizia: “Caio (venditore/vittima) mette in vendita un oggetto usato, ad esempio il suo smart phone per 300 euro. Viene contattato da Tizio (acquirente/truffatore) che si dice interessato all’acquisto e che propone” -qui si cela l’inganno-“Un pagamento mediante vaglia postale on line.”

Continua: “Caio risponde di non avere un conto corrente postale ma Tizio lo tranquillizza dicendo che non è necessario, basta avere un bancomat o una carta di credito e recarsi presso uno sportello ATM (Postamat) di un qualsiasi ufficio postale.” La vittima a questo punto, sospettosa, dice di non aver mai fatto una procedura del genere, ma Tizio la tranquillizzerà, bleffando. Caio sta per ricevere il denaro a questo punto della storia, infatti Tizio si è recato di corsa allo sportello per concludere la transazione.

“Una volta inserito il bancomat o la carta di credito, Tizio lo guida passo passo nelle operazioni da eseguire, suggerendo perfino i pulsanti da cliccare sullo schermo, dicendo di inserire l’importo pattuito e dettandogli il codice di quello che dovrebbe essere il vaglia online che Caio sta aspettando di incassare” riporta la questura di Gorizia.

Caio completa la procedura, pur avendo qualche remora, ma Tizio tutto sommato sembra affidabile e anche premuroso. “Caio si accorgerà ben presto”- scrive la questura di Gorizia- “Che, invece di ricevere il denaro, l’importo dei 300€ è uscito dal suo conto corrente per andare a finire sulla carta PostePay del truffatore, carta il cui numero è proprio quello che Tizio gli ha dettato, dicendogli che era il numero del suo vaglia online.”

Si evidenzia che: “Il contatto del finto acquirente avviene quasi sempre nel fine settimana, quando banche ed uffici postali sono chiusi e, quindi, risulta impossibile ottenere informazioni attendibili sull’operazione che si sta per eseguire.”

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