La strage di Palermo

19 ottobre 1944: i sol­dati sparano sulla folla in via Maqueda. Fu il pri­mo di una serie di mas­sacri – “ufficiali” e no – che segnano tutta la no­stra storia

La strage di Palermo fu il primo episodio stragista della storia della Sicilia riconsegnata all’Italia. Circa tremila dimostranti, tra cui anche gli impiegati del Comune in sciopero, stavano protestando contro il carovita davanti la Prefettura. Improvvisamente i soldati della divisione Sabaudia cominciarono a sparare sulla folla che si disperse, lasciando sulla via morti e feriti.

La responsabilità dei fatti di Palermo non fu accertata del tutto, né unanimemente condivisa. Le colpe furono, per così dire, distribuite: un po’ ai soldati, un po’ agli organi di PS, un po’ ai vigili urbani, un po’ all’educazione antidemocratica delle truppe.

“I palermitani di allora la definirono la “strage del pane” perché la folla manifestava contro il caro-vita, chiedendo pane e lavoro, è stata per oltre mezzo secolo dimenticata da tutti. Anzi, sistematicamente ed incredibilmente rimossa dalla memoria collettiva. Di quella triste e luttuosa giornata non ci sono fotografie, disegni, testi, accenni nei libri di storia italiani e, pertanto, nemmeno in quelli di storia siciliana. E’ stata portata così a compimento un’operazione di rimozione dalla memoria storica, avviata con tiepide e pilotate indagini effettuate da funzionari accomodanti e conclusasi con un processo-farsa nel quale tutti gli esecutori materiali restarono impuniti ed i mandanti non furono minimamente individuati”.

Per comprendere la tragica successione dei fatti bisogna tenere conto degli ordini del generale Taddeo Orlando, già dal 31 agosto. L’esercito doveva essere impiegato per servizio di ordine pubblico con l’obbligo di reprimere senza esitazione con le armi “qualunque perturbamento del’ordine pubblico”.

Contro la popolazione si doveva “procedere in formazione di combattimento”. L’ordine era di “aprire il fuoco, anche a distanza, con mortai e artiglieria, senza preavviso di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche”.

Destinataria degli ordini fu la Divisione Sabaudia, trasferita in Sicilia dalla Sardegna. Composta in prevalenza da ragazzi sardi, in maggioranza pastori analfabeti e distribuita sul territorio siciliano, fu mal sopportata dalla popolazione che soffriva già per mancanza di cibo, di lavoro, di servizi, di tutto.

Quella mattina del 19 ottobre in via Maqueda c’erano gli impiegati del comune che manifestavano per l’aumento dello stipendio, insieme a migliaia di palermitani che chiedevano “pane e pasta per tutti”. Una delegazione chiese di essere ricevuta dal Prefetto D’Antone e dall’Alto Commissario Aldisio, ma né l’uno, né l’altro si trovavano quel giorno a Palermo. Il Vice Prefetto, Giuseppe Pampillonia, ritenne di fare intervenire la “Sabaudia”, e fu strage.

Dalle caserme di Corso Calatafimi due camion con una cinquantina di ragazzi sardi raggiunsero via Maqueda, al comando del giovanissimo sottotenente Calogero Lo Sardo che applicò alla lettera l’ordine del generale Orlando. In meno di un minuto, a colpi di fucili mitragliatori e bombe a mano, ventiquattro disperati furono massacrati e decine di altri disperati furono feriti.

Nel processo di Taranto il tenentino e 21 soldati furono riconosciuti colpevoli di eccesso colposo di legittima difesa, amministiati e liberati. In sostanza si stabilì che loro, con bombe a mano e fucili mitragliatori, furono costretti a difendersi.

Il 19 ottobre del 1944 è una di quelle date della storia della Sicilia da non dimenticare: quel giorno si consumò la strage di Palermo, la prima nella Sicilia riconsegnata all’Italia proprio per mano della divisione Sabaudia.

Il Governo Italiano, esattamente nello stesso giorno, nelle stesse ore della strage, promulgò i “Decreti Gullo”, che provocarono l’avvio di un irreversibile processo di dissoluzione del latifondo, di progressiva diminuzione del numero dei latifondisti e, di conseguenza, di un annientamento del ruolo degli stessi come classe dominante. Ma questa è un’altra storia…

Un pensiero su “La strage di Palermo

  • 20/10/2013 in 13:00
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    E ci inorridiamo per quel che ha fatto Erich Priebke?
    E questo come lo chiamiamo?
    Per voi c’e’ differenza?
    Per me si.
    Erich Priebke era un tedesco (quindi un soldato straniero), ma questo, vero, indegno S. Ten. Lo Sardo era italiano anzi, di piu’, siciliano.
    Magari a Canicatti gli hanno intestato una via.

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