La resistenza

“Militarmente occupata”

Per noi è molto importante che in una giornata come questa, al di là di tutte le di­visioni che ci possono essere e che noi spe­riamo vengano superate al più presto, la Si­cilia onesta sappia ritrovarsi insieme, unita e compatta, per lottare contro la ma­fia. La mafia non è fatta solo da quelli che spara­no, dai killers mafiosi, ma anche e soprat­tutto dai boss mafiosi, dai politici mafiosi e dagli imprenditori mafiosi. An­che qui a Ca­tania, anche se certa stampa, qui, non ha il coraggio di parlarne.

Il nostro direttore questo coraggio ce l’ha avuto. Per questo l’hanno ucciso. Ma il no­stro giornale, I Siciliani, vive e conti­nuerà a vivere e continuerà a lottare, senza fermar­si, contro tutti costoro. Noi non ci tireremo indietro! E noi non chiederemo certo aiuto, come non lo abbiamo fatto in passato, ai vari ca­valieri, ai pezzi grossi, ai potenti. Noi fide­remo solo ed esclusiva­mente nell’aiuto e nella solidarietà concre­ta dei siciliani one­sti, e dei lavoratori in primo luogo. E que­sto aiuto e questa soli­darietà verremo fidu­ciosamente a chieder­vi di qui a qualche set­timana.

Al Nord alcuni giornali, quelli stessi che gridano al lupo appena vedono operai, quelli stessi che non esitano a mettersi d’ac­cordo coi Ciancio e coi Rendo, dicono, in sostanza, che noi siciliani siamo tutti ma­fiosi. Certo, qualcuno di più, qualcuno di meno; ma secondo loro, alla fine, è tutta la Sicilia che è mafiosa.

Questo non è vero, questa è una menzo­gna. La Sicilia non è mafiosa. La Si­cilia è una terra militarmente occupata dalla ma­fia; come una volta c’erano i tedeschi, ora ci sono i mafiosi. Ma la grandissima mag­gioranza dei siciliani è nemica della mafia, è nemica dei politici mafiosi, e ne­mica de­gli imprenditori mafiosi e di tutti i loro collaborazionisti e servitori.

Anche qui a Catania, la Sicilia antima­fiosa si va organizzando. In questi ultimi mesi ci sono state molte iniziative sponta­nee di studenti, di operai, di intellet­tuali, di donne. Tanta gente ha preso coscienza della situazione; e alcuni hanno già comin­ciato a muoversi; ma ognuno nel suo setto­re, ognuno per conto suo, separata­mente.

Noi, redazione dei Siciliani, pensiamo che è il momento di cominciare a muover­ci tutti insieme, di organizzarci. Una buo­na idea sarebbe quella di formare un movi­mento popolare che abbia come punto di ri­ferimento il nostro giornale, e che po­tremmo chiamare, per esempio, Associa­zione Amici dei Siciliani. Un’organizza­zione aperta, senza etichette e bandiere; un’orga­nizzazione di cui possano far parte vera­mente tutti coloro, da qualunque parte pro­vengano, che vogliono fare qualche cosa, nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri; e, in primo luogo, i lavoratori e i loro rap­presentanti. Un’organizzazione viva, forte e combattiva, che possa comin­ciare ad esse­re, oggi a Catania quello che in altri tempi e in altri luoghi, ma sempre contro una bar­barie come questa, erano i Comitati di libe­razione.

Non contro i tedeschi, questa volta, ma contro l’occupante mafioso, contro i boss mafiosi, contro i politici mafiosi, con­tro gli imprenditori mafiosi, contro tutti color­o che stanno ammazzando Catania e la Si­cilia. Oggi come allora, resistenza: per cacciare la mafia, per liberare la città.

I Siciliani

(Comizio di strada, febbraio 1984)

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