La Padania fa scuola

Lo stile “vaffa” dilaga nel web. Non si tratta più di singoli episodi, ma di un modo di esprimersi che è diventato “normale”

Il web è la Padania di Grillo. È qui che il leader del Movimento 5 stelle può scorrazzare a suo piacimento, dare la li­nea politica ai suoi, decidere i bersagli, bacchettare, anche insultare (“i politici ciarlano col c…”, una delle sue ultime finezze), senza che gli aggrediti possano difendersi.

Nel web, attraverso il suo sito, Grillo raccoglie consensi, travasa voti non solo dalla Lega, recluta gli attivisti, ascolta quella che ritiene sia la vox populi nell’ambito di una pretesa, sebbene male interpretata, “democrazia diretta”. Come il primo Bossi con i suoi fucili e le sue pallottole, Grillo arma i suoi, di volta in volta, contro Napolitano, Boldrini, Oppo, Augias e chiunque altro osi criticare il pensiero e la prassi dei “pentastellati”.

È un’escalation, ma qualcosa gli è sfug­gito di mano.

A questo punto non ha più importanza se abbia torto o ragione: senza dubbio qualche volta ha ragione, ma chi alza i toni e abbassa il livello del linguag­gio fino al turpiloquio si colloca automati­camente dalla parte del torto.

Il polverone mediatico

Il rischio è che, nel polverone mediatico sollevato per aumentare contatti sul web e “adepti”, nonché – di conseguenza – gli introiti pubblicitari del sito, Grillo dilapidi rapidamente (e molto prima delle prossi­me elezioni politiche) il patrimonio di cre­dibilità che, con la parte più intelligente dei “grillini”, era riuscito ad accumulare dimostrando, non solo al suo elettorato, che il potere oggi è in mano a un “re nudo”.

Sappiamo che Grillo ha costruito la sua fortuna con i “Vaffa-day”, un “vaf­fa” gri­dato nelle piazze tutte, non solo vir­tuali, dove tuttavia argomentava quei “vaffa” con dati, cifre, opinioni di esperti talvolta con lui sul palco.

Ma è incredibile che un leader oggi si abbassi a scherzi da asilo infantile, come quella domanda: che cosa faresti alla Bol­drini in macchina? Oppure che non censu­ri De Rosa e Mes­sora dopo le volgarità nei confronti, ri­spettivamente, delle depu­tate del Pd o del­la stessa Bol­drini.

Sotto quota Borghezio

Non si pretende un parlare forbito, ma è evidente che il livello del linguaggio è sceso ai minimi storici, addirittura sotto quota La Russa, sotto quota Borghezio. In questo l’M5S appartiene, come la Lega, alla peggiore tradizione del populismo di destra: nell’uso della parola.

Quando sal­tano le regole del confronto civile rischia­no di saltare anche quelle della conviven­za. A quel punto, il fasci­smo è dietro l’angolo.

L’onorevole Di Battista, considerato l’esponente tra i più persuasivi e telegeni­ci del movimento (tranne forse quando so­stiene di sentirsi all’altezza di fare anche il presidente del Consiglio) ha recente­mente pronunciato un suo “me ne frego”, sebbene edulcorato in un meno arrogante “me ne infischio”.

La deriva del movimento

La strada rischia di diventare questa. Sarebbe bene che i grillini più seri si ren­dessero conto della pericolosa deriva che il movimento può conoscere. Oltre che at­traverso il web e la sua mancanza di con­trollo, anche per l’assenza di autocontrol­lo.

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