La criminalità organizzata in Italia sarà invincibile

Il declino del crimine organizzato, più volte annunciato dai vari governi degli ultimi venti anni, non si è mai verificato, e non è purtroppo nemmeno ipotizzabile

Le metamorfosi del crimine organizzato sono sotto gli occhi di tutti così come la sottovalutazione del fenomeno da parte delle istituzioni. Una delle evidenti cause risiede proprio nello scarso impegno dello Stato nei confronti di questa multiforme realtà criminale.

Oggi la criminalità di matrice economica e politica governa la maggior parte delle attività illecite tra le quali spiccano il traffico internazionale di stupefacenti, la gestione degli appalti pubblici e delle grandi opere. Potendo contare su enormi quantità di denaro, le sue attività prevalenti sono la corruzione, la ripulitura e il reimpiego del denaro sporco. Lo stretto legame tra organizzazioni criminali, economia e politica minaccia la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche.

Questo connubio ha una potenza finanziaria tale da poter persino ripianare il deficit del bilancio statale. Si è passati dalla “mafia imprenditrice” alla “mafia politica”. Mentre lo Stato – negli anni che vanno dalla morte di Falcone e Borsellino ad oggi – è restato immobile, le mafie si sono evolute e modellate alle esigenze dei tempi. Dalla fase stragista, attribuita a Riina in Sicilia, si è passati alla fase della mimetizzazione sociale: all’uso brutale della forza si è preferito l’uso delicato della corruzione. Oggi le mafie sono addirittura in grado di legiferare perché eleggono i loro esponenti in Parlamento. Hanno forza, consistenza e indipendenza tali da poter dialogare e stringere accordi in posizione di netta supremazia. Per esercitare al meglio questo potere le mafie hanno bisogno di personaggi estranei alle associazioni criminali.

Per effetto dell’espansione degli affari, soprattutto di tipo economico, hanno creato strutture operative non mafiose, sempre controllate dall’organizzazione criminale. Si tratta di organi molto articolati con ramificazioni soprattutto all’estero che funzionano quasi in anonimato e consentono alle mafie notevoli guadagni. I sistemi di riciclaggio e di reimpiego dei capitali si sono sempre più perfezionati sia a seguito delle maggiori quantità di denaro disponibili che della necessità di eludere indagini patrimoniali. Mentre fino a pochi anni fa il sistema bancario rappresentava il canale privilegiato, oggi è stato accertato il coinvolgimento di intere nazioni nelle operazioni di cambio di valuta estera. Non poche attività illecite delle mafie, come ad esempio gli appalti e le frodi comunitarie, rappresentano il mezzo per consentire l’afflusso di ingenti quantitativi di denaro già ripulito all’estero.

Il declino del crimine organizzato, più volte annunciato dai vari governi degli ultimi venti anni, non si è mai verificato, e non è purtroppo nemmeno ipotizzabile. È vero che molti boss sono detenuti, tuttavia i vertici del crimine organizzato, alcuni dei quali siedono a Roma, non sono stati messi al tappeto. Le indagini da qualche tempo hanno perso d’intensità e d’incisività a fronte di organizzazioni criminali che hanno complicità nelle alte sfere e sono diventate sempre più inattaccabili. I rapporti tra criminalità organizzata e centri occulti di potere costituiscono tuttora nodi irrisolti. Fino a quando non sarà fatta luce su moventi e mandanti dei nuovi e dei vecchi omicidi eccellenti, non si faranno passi concreti avanti.

Le confische patrimoniali, molto temute dai mafiosi, languono e anche questo è un aspetto preoccupante. Oggi la situazione generale non fa essere ottimisti. C’è un diffuso clima di rassegnazione e di abbandono, oltre che nello Stato, anche nella società civile. Continuando così, nel prossimo futuro, saremo costretti a contrapporci ad una criminalità organizzata talmente forte da risultare addirittura invincibile.

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