Il potere dei “senza potere” - I Siciliani Giovani

Il potere dei “senza potere”

“Sono siciliano e sono contro mafie e illegalità ma non mi sento di appartenere ad un’Italia minore, anzi”. Al raduno dei giovani di Libera si tirano le somme di un anno di antimafia e si rilancia: gli antimafiosi, conti alla mano, sono più dei corrotti, dei mafiosi, dei finanzieri senza scrupoli.

“Non esisterà mai una Libera Giovani!”. Sono queste le parole con cui la coordinatrice di Libera, Francesca Rispoli, prende la parola durante l’assemblea conclusiva del raduno nazionale dei giovani a Marsala. Perché – ci spiega – la forza è nel confronto interno, nel legame profondo fra diverse generazioni. Perché, appunto, l’unione, concreta e vera, fa la forza.

Alla fine di un’avventura incredibilmente disarmante e potente quale è stata questo quarto raduno nazionale dei giovani di Libera, mettere insieme i pezzi del mosaico non è semplice per me e credo per tanti altri. La quantità di vita che porterò con me è difficile da quantificare e mi dà la cifra di quanto siamo cresciuti e di come siamo diventati un movimento popolare, parte di un mosaico coloratissimo. Siamo un movimento di antimafia sociale a  “geografia variabile” è vero ma, forse, dopo questi giorni, un po’ tutti inizieremo a usare le formule “Libera in”, “Libera a”, “Libera su” come auspicato da Umberto Di Maggio, coordinatore della rete di Libera in Sicilia. Perché ognuno di Noi è Libera e lo sforzo è esserlo ovunque. Perché siamo movimento ma soprattutto siamo IN movimento.  Sentirsi parte di un tutto come più volte a ripetuto la nostra “bidella” (come si è autodefinita, ndr) preferita, Maria Josè Fava.

Io sono siciliano e sono contro mafie e illegalità ma non mi sento di appartenere a un’Italia minore, anzi, in me regna la “confusione” tra nomi nuovi e vecchi, ma allo stesso modo importanti e significativi, segno questo che non siamo così pochi come spesso ci crediamo di essere o come i “potenti” vorrebbero farci credere. Restano i tanti volti; gli occhioni felici di Francesco che nascondono dolori inspiegabili, la barba di Nonno Vincenzo (Agostino, ndr) che profuma di lotta e speranza, il sorriso di Piera (Aiello) che disarma, le parole lucide e pesate con estrema cura da Margherita (Asta, ndr).  Poi le lacrime di Elisa, le massime di Anselmo, le teorie sulla “punta” di Carmelo, i confronti continui con Giulia, la pistola d’acqua di Josè e ancora i sorrisi dei ragazzi di Amunì “uno è picca e due su assai”, la lotta politica di Davide e le precisazioni di Francesca. “L’applauso del mondo non è il criterio per valutare se ciò che stiamo facendo vale”. Mi risuonano le parole di Leonardo al quale dopo un anno di contatti ho finalmente dato un volto… andrei avanti all’infinito ma ho un numero limitato di caratteri (che credo di aver già ampiamente sforato). Ci siamo interrogati sul potere, su i tanti sostantivi che lo peggiorano e sul potere come verbo. Noi possiamo fare molto ancora, molto di più. Possiamo esercitare il potere dei “senza potere”. Il potere come possibilità, anche perché “Noi siamo di più”  – come tempo fa affermava Rosanna dopo aver pianto la morte del suo Lino.

Noi siamo di più con tutti i nostri difetti: logorroici, pieni di se, egoisti, sfrontati, eccentrici, fissati col sesso, noiosi. Noi siamo di più dei mafiosi, dei corrotti, dei finanzieri senza scrupoli. E’ il tempo che è dedicato alla rosa, che la fa bella. La rosa. “E io me l’accollo“.

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