Il nuovo e l’indagato

Pignataro nuovo retto­re. Recca trombato alle politiche e indaga­to dalla Procura per la mail elettorale inviata a professori e studenti dell’ateneo catanese

Sette giorni per cambiare l’università di Catania. E’ giusto il tempo che ci è voluto per assistere a un avvicendamento al vertice di uno dei maggiori atenei del Sud Italia e non solo a seguito delle elezioni accademiche del 28 febbraio per il nuovo rettore. Vicende politiche e giudiziarie sembrano aver fatto il resto. Tutto comincia poco prima di marzo, con l’aspettativa richiesta dall’ormai ex Magnifico Antonino Recca – e già coordinatore regionale Udc – per correre alle elezioni nazionali per un posto al Senato. Non avendo ottenuto la poltrona a palazzo Madama, Recca avrebbe dovuto mantenere quella di rettore etneo fino alla scadenza del suo mandato, il 31 ottobre. Ma tutto cambia la mattina del 6 marzo quando, con una email alla comunità accademica, annuncia le proprie dimissioni. A distanza di poche ore, la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso Recca da parte della procura di Catania per il cosiddetto caso Mailgate: l’invio di un messaggio di posta elettronica elettorale a favore della candidata Udc Maria Elena Grassi durante le scorse consultazioni regionali. Un messaggio inviato a tutti i docenti e agli studenti catanesi di Unict attraverso i server di posta dell’Università di Catania, dove lavora il marito della donna, Nino Di Maria, membro dello staff del rettore. Sette giorni dopo la notizia e le dimissioni di Recca, si insedia il nuovo rettore eletto: Giacomo Pignataro, docente di Economia.

«Non esistono più, a mio parere, le condizioni di serenità per il completamento del mio secondo mandato di rettore. Pertanto, rassegno le dimissioni irrevocabili dalla carica con decorrenza 11 marzo 2013». Le critiche alla sua decisione di restare fino a ottobre e soprattutto l’annuncio di alcuni “urgenti interventi” non sono di certo mancate. Come quelle di studenti, docenti e ricercatori del Coordinamento unico d’ateneo che, con una nota, hanno accusato il rettore di voler restare in carica per «una puerile idea di rivalsa e onnipotenza». «Se qualcuno ha come unica ambizione quella di trasformare questi mesi di transizione in una semina di mine antiuomo per la prossima amministrazione, diciamolo subito: è ridicolo», scrivono. Ma forse, oltre alle ostilità interne, a pesare sulla decisione di Recca di abbandonare anzi tempo potrebbero essere state le tre accuse formulate nei suoi confronti dalla procura etnea che indaga sullo scandalo delle email elettorali partite dai server dell’università: rivelazione e uso di segreti d’ufficio, violazione della privacy e intralcio alla giustizia, con promesse in cambio di false dichiarazioni ai magistrati.

Un carico pesante per quella che Recca aveva definito «una ragazzata, che ha dato il via a una smisurata enfasi mediatica caratterizzata da un’ostilità cavalcata da alcune parti politiche». «I dati sensibili degli studenti non risultano essere stati mai violati e sono rigorosamente protetti presso i server dell’Università – aggiungeva il direttore generale Lucio Maggio – Al fine di non produrre inopportune interferenze, l’Università si asterrà da ulteriori indagini interne, restando in fiduciosa attesa degli esiti delle investigazioni svolte dagli organi competenti». Indagini sulla mail elettorale inviata da Daniele Di Maria, figlio della candidata Grassi e del dipendente Unict Nino Di Maria, che sono arrivate puntuali. Oltre ai tre, infatti, ad essere iscritti nel registro degli indagati sono adesso due tecnici della divisione informatica dell’ateneo – che avrebbero materialmente aiutato i Di Maria a inviare il messaggio – e lo stesso rettore. Che, secondo l’ipotesi dei magistrati, avrebbe potuto dare origine all’intero caso. Sarebbe Recca la persona che, «abusando della sua qualità, rivela notizie d’ufficio, le quali debbono rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza». Nel caso specifico, concorrendo all’invio di mail di propaganda elettorale a studenti e docenti iscritti alla mailing list interna dell’università attraverso un indirizzo che solo in rettorato potevano conoscere.

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