I sindaci della decadenza

Le dimissioni del Sindaco di Palermo Cammarata – tra gli amministratori più screditati sul piano locale e nazionale – riporta ad una metafora che riguarda l’ulteriore degrado della classe politica e amministrativa siciliana che sembrava non potesse andare oltre i livelli di inefficienza e illegalità gestionale del tempo della prima Repubblica. Infatti, la Palermo di Cammarata , come la Catania di Scapagnini e del suo epigono Stancanelli, andava negativamente oltre perfino i costumi politici dei vecchi Sindaci, affaristi e clientelari.
Questo perché questi “nuovi”prodotti del rampantismo berlusconiano, portavano con sè, oltre a discutibilissimi valori di riferimento coincidenti con quelli del passato, un livello incredibile di incompetenza e irresponsabilità. Eppure il signor nessuno Cammarata viene eletto e confermato a primo e secondo mandato e il medico di Berlusconi, come il suo sostituto di parte, vengono acclamati dalla città etnea come provvidenziale novità amministrativa. Quindi, i Sindaci delle più grandi e importanti città siciliane accomunati dall’essere metafora, oltre che di un degrado politico generalizzato, anche di uno svilimento ulteriore delle qualità civili di due società metropolitane.
Cammarata va via adesso perché tutto il PDL siciliano, nonostante la lunga e profonda faida interna, decide che non si può arrivare troppo vicini alle elezioni di primavera nel Capoluogo con in carica un Sindaco totalmente delegittimato, prima ancora che dalle valutazioni di prestigiosi giornali nazionali, dalla città nel suo complesso.
E dire che per tanto tempo le fazioni del PDL avevano evitato, non senza difficoltà ,di andare alle estreme conseguenze di uno scontro, comunque in atto in sedi istituzionali fondamentali come quella della Regione. Questo per l’imprevedibilità dell’esito di un’eventuale scontro “all’ultimo sangue”, visto che Berlusconi ha accuratamente evitato di prendere chiaramente parte nella disfida, probabilmente in linea con le strategie di quel palermitano doc che è Marcello Dell’Utri, tanto importante per il Cavaliere e, quindi, in grado di dettargli qualche consiglio particolarmente autorevole. Ciò ha determinato nel tempo la “forte debolezza”di Cammarata che poteva così rimanere in sella mal sopportato da tutti, compresi i suoi alleati, ma ancora in grado di chiedere un prezzo per farsi da parte. Intanto – cinismo della politica – la città continua ad affondare letteralmente nel suo degrado socio-economico e amministrativo. Ma tutto questo attiene ad un devastante dissesto finanziario e ad esplosive questioni lavorative che prodotte da quel degrado politico – istituzionale, si presentano in modo drammaticamente concreto e apparentemente inarrestabile. Insomma, come disse qualcuno: “quando si è arrivati al fondo si può continuare a scavare e quando si è già sull’orlo del baratro si può fare un passo avanti”. Povera Palermo e Santa Rosalia.

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