I Siciliani a fianco di Paolo Borrometi - I Siciliani Giovani

I Siciliani a fianco di Paolo Borrometi

Le minacce non ci fermano

“Fallo ammazzare. Ogni tanto un murticeddu vedi che serve… per dare una calmata a tutti”. Così i mafiosi di Pachino stavano pianificando l’omicidio di Paolo Borrometi, il direttore del quotidiano online “La Spia” e presidente di “Articolo 21” che da tempo denuncia le attività dei clan.

A svelarlo un’intercettazione della polizia che ha portato alla luce conversazioni tra Salvatore Giuliano e Giuseppe Vizzini. “Dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c’è un ioufocu (un fuoco d’artificio, ndr). Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi”, sono le altre parole intercettate. Adesso Giuseppe Vizzini e i due figli Simone e Andrea sono stati arrestati dagli agenti del commissariato di Pachino. Dovranno rispondere dell’attentato intimidatorio ai danni dell’avvocato Adriana Quattropani. Nei confronti di Salvatore Giuliano, invece, è in corso il processo che lo vede imputato insieme al figlio Simone per le minacce al giornalista Borrometi. A Paolo la redazione dei “Siciliani giovani” esprime massima solidarietà e sostegno. Siamo sicuri che continuerà a portare avanti la sua attività di denuncia, con il coraggio e la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto. Le nostre pagine continueranno ad ospitare e proporre le sue inchieste. Di seguito un articolo del compagno Paolo.

borrometi

A Pachino “mangiamo tutti e ridiamo tutti”

Per comprendere cosa accade nella cittadina (continuamente) sconvolta da episodi di guerriglia mafiosa, è importante far riferimento e rendere pubblici alcuni degli atti presenti nel Processo contro il capomafia Salvatore Giuliano, l’ex sindaco di Pachino, Paolo Bonaiuto, e i due consiglieri in carica Salvatore Spataro e Massimo Agricola. Fra i quali si trovano frasi e conversazioni incredibili che testimoniano quanto sia accaduto in città, come questa.
Salvatore Spataro e Salvatore Giuliano sono sempre insieme: Spataro, all’epoca assessore, oggi componente della civica Assise è il vero braccio destro del capomafia Giuliano, non a caso il mafioso tenterà in tutti i modi – riuscendoci – a rieleggerlo e, lui, lo ripagherà con la sua “determinante” azione in Consiglio.

Spataro rassicura l’amico capomafia sugli affari che intercorrono con il Comune e con l’amministrazione guidata da Bonaiuto: “A Pachino “mangiamo tutti e ridiamo tutti”.

Spataro si riferisce all’accordo con il sindaco Paolo Bonaiuto spiegando al capomafia che: “avevano discusso” con Bonaiuto “del fatto che tutto il denaro che sarebbero riusciti ad incassare dai lavori commissionati dal Comune a titolo di tangente sarebbe stato suddiviso in parti uguali tra tutti loro così, testualmente: “mangiamo tutti e ridiamo tutti”.

Il “mangiamo tutti e ridiamo tutti” è riferito – secondo le indagini della Polizia -, ai due attuali consiglieri comunali, Salvatore Spataro e Massimo Agricola, al sindaco Bonaiuto ed, ovviamente, al capomafia, Salvatore Giuliano.

Ogni lavoro (manutenzioni, appalti), manifestazione (estate o carnevale, poco cambia), che il Comune predisponeva, il mafioso e i consiglieri comunali guadagnavano, sulle spalle della povera gente. E quando qualcuno non si piegava ai loro voleri, politici, dirigenti comunali o tecnici poco cambiava, Giuliano parlando con il consigliere Spataro era molto chiaro sulla lezione da dare: bisogna “suonare nella gambe bello accussì”, ovvero gambizzare. Ed ancora, più significativamente, il capomafia Giuliano spiega a Spataro che quando non si rispettano gli accordi “allora uno cosa dovrebbe fare, gli dovrebbe sparare direttamente”.

Incredibile ma vero: il capomafia che, con un Consigliere comunale, parla di gambizzare e “sparare”. Purtroppo è questo “l’andazzo” a Pachino, è la gente che deve ribellarsi a questa commistione incredibile fra mafia e politica. D’altronde, qualsiasi cosa accade viene – purtroppo – regolata con la violenza.

La Giustizia arriverà, ma per fermare questa spirale di violenza è la cultura e la voglia dei cittadini (con le denunce, con il voto, con i comportamenti, con le prese di coscienza non andando nel bar di Spataro “Scacco matto” o non facendo guadagnare la ditta in cui lavora il capomafia, Salvatore Giuliano “La Fenice”) ad essere determinante.

Dalla bomba all’avvocato (con il chiaro coinvolgimento – come più volte denunciato – dei Marcuotto), passando per il tentato omicidio di Giuseppe Aprile, che vede coinvolto lo stesso Aprile ed altri uomini del clan, fino all’incendio all’attività dei fratelli Fortunato.

Inutile negarlo: molti imprenditori pagano le estorsioni al clan Giuliano e, poi, negano di pagarle.

Parlando in soldoni: si va dal 3% che molti imprenditori sono costretti a pagare sulla produzione dei prodotti agricoli (che ricordiamo essere di svariate centinaia di chili, giusto per avere un’idea), fino ai trasporti di cui i produttori sono obbligati a servirsi.

Sui prodotti dell’ortofrutta spiccano le estorsioni sul pomodoro ciliegino e sulle angurie, che fruttano al clan centinaia di migliaia di euro. O ancora l’affare dei parcheggi (adesso che ci riavviciniamo alla stagione estiva.

(Altre) Intimidazioni e usura in città

Per chi pensa che a Pachino nei giorni scorsi si sia consumato “solo” l’attentato ai Fortunato, si sbaglia di grosso. Nei giorni dell’attentato all’Azienda dei Fortunato (complimenti al Consorzio Igp che ha dato prova di grande maturità nell’assorbire i lavoratori della ditta coinvolta nel grave episodio), un’altra azienda è stata interessata da episodi intimidatori. Parliamo dell’Azienda di Corrado Terzo, al quale hanno tagliato le serre ed avvelenato i pozzi d’acqua. Corrado Terzo è stato condannato per usura e la Procura della Repubblica di Siracusa, nella Relazione sull’andamento della Giustizia nel distretto, scriveva:

“Più di venti produttori agricoli di Pachino, sono parti civili costituite nei confronti di Terzo Corrado, intermediario di prodotti agricoli, che con diversi artifizi e mezzucci, di fatto li ha ridotti sul lastrico gestendo tutta questa gente quasi fossero ‘servi della gleba’”.

E proprio la piaga dell’usura non va dimenticata per avere un quadro generale di quanto accade nella realtà, secondo i dati Pachino risulta fra le citatdine siracusane con una maggiore vulnerabilità al fenomeno. E anche l’usura è spesso gestita da colletti bianchi molto vicini ai clan. Una commistione fra mafia, politica, imprenditoria, colletti bianchi e povertà che rischia di far sprofondare, ancora di più, i tanti imprenditori sani di questa realtà così laboriosa. Un rischio, il silenzio dei cittadini, che potrebbe ingolosire i clan, portandoli allo scontro. Un rischio concreto, insomma, che verrà sventato solo con le denunce dei cittadini.

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