I padroni del sapere (e di tutto il resto)

Hai voglia di scrivere, hai voglia di spiegare…

Per un verso la voglia di scrivere per spiegare le cose che accadono e che sono accadute ieri o l’altro ieri o tanto tempo fa, per un altro avere la tristissima certezza che quello che scrivo vale, varrà come testimonianza, nobile quanto si vuole, ma stritolata, comunque, dai “padroni di un sapere costruito per nascondere, tacere, dimenticare”.

E così questi padroni del sapere ci hanno restituito una storia condita da osceni silenzi e da lunghe, troppo lunghe amnesie, ci hanno voluto convincere che lo Stato la sua lotta contro la mafia l’aveva iniziata subito dopo l’Unità con il prefetto Malusardi e poi, durante il fascismo con il prefetto Mori e non era vero perché lo Stato, liberale o fascista, aveva permesso loro di colpire la manovalanza, la componente brigantesca e non anche, in quei contesti, i referenti politici delle classi dominanti.

Gli esiti della seconda guerra mondiale hanno impedito alla nostra terra di Sicilia di costruire e percorrere una sua autonoma via di crescita, di trasformazione e di sviluppo: essa fu impedita in quel primo maggio 1947 a Portella delle Ginestre e sappiamo bene quante stupidaggini, fantasie e depistaggi hanno costruito su quei morti.

Solo nel 1962 si riuscirono a vincere le tenaci resistenze della DC e si istituì la Commissione parlamentare d’inchiesta su una cosa che si diceva non esistere, cioè sulla mafia.

Ma delle cose che poi la Commissione presieduta da Cattanei cominciò ad elaborare non si mostrò alcun interesse, né l’opinione pubblica ne fu informata, né, tanto meno, sensibilizzata: si stabilì che la mafia era una cosa dei siciliani e basta, che si potevano pure ammazzare tra di loro.

Ancora osceni e colpevoli silenzi hanno, negli anni, pervaso le Istituzioni dei caratteri del modello mafioso: legalità formale ed illegalità sostanziale.

Un modello difeso contro ogni tentativo di “deviazione”,  dove la “deviazione” è stata, paradossalmente, rappresentata dai veri servitori dello Stato, tutti ammazzati dalla “giustizia” mafiosa.

E allora i “padroni del sapere” non ci hanno mai detto che i “padroni dello Stato” erano diventati quelli di Cosa Nostra. Mi sono venuti i brividi a leggere nel libro di Nando dalla Chiesa “La convergenza” che i contenuti del “papello” furono poi i contenuti legiferati in Parlamento.

Tutto questo lo abbiamo scoperto dopo quasi vent’anni e solo oggi scopriamo un’altra verità sulle stragi del 1992 e 1993, perché “pezzi” dello Stato hanno nascosto, taciuto, depistato.

Un silenzio osceno e colpevole tace, oggi, sulla formidabile anomalia dell’hinterland catanese affollato da una decina di ipermercati, assolutamente ingiustificati in un normale mercato, fondato su una normale domanda e una normale offerta.

Negli anni sessanta non si capiva, o meglio, non si voleva capire, come a Palermo si consumasse il 30% in più di quanto si producesse. 

Dopo cinquant’anni quelle “menti raffinatissime” di cui parlava Giovanni Falcone, hanno costruito un sistema globale mafioso che riesce abbondantemente a prescindere da quelli che oggi hanno smesso di considerarsi i legittimi governanti.

Elio Camilleri 

 

Memoria / Tessera d’onore Anpi a Titta Scidà

Conferimento della tessera d’onore dell’ANPI di Catania al Presidente Titta Scidà
Sei andato via prima che noi potessimo avere l’onore di dimostrarti la grande stima, l’amore, il rispetto, l’affetto che abbiamo per te.
Per il tesseramento 2012 dell’ANPI  era stato già deciso che la prima tessera d’onore a Catania sarebbe stata e sarà consegnata a te .
Ti avremmo chiesto di far parte del comitato d’onore e siamo sicuri che tu avresti accettato .
Ti conferiamo la tessera con le seguenti motivazioni:

Al presidente partigiano Titta Scidà, che per anni e anni ha lottato la mafia, il malcostume, l’illegalità,

al Presidente che ha dedicato la sua vita alla difesa dei minori,denunciando con forza i diritti negati all’infanzia e che aveva fatto del tribunale dei minori la sua casa,

al Presidente che è stato sempre accanto ai più deboli e inchiodato i potenti alle loro responsabilità,

al Presidente che è stato sempre accanto ai giornalisti che denunciano i poteri forti e la corruzione,

al Presidente che è stato e sarà il paladino della legalità e che rappresenta per migliaia di giovani l’esempio da seguire,

al Presidente che prima che volasse in cielo rivolse il suo pensiero a questa amata città.

Santina Sconza, ANPI provinciale Catania

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