Felicia Impastato e Haidi Giuliani

Due madri vittime dei poteri forti

“Grazie picciotti, per non dimenticare Peppino solo voi potete continuare a trasmettere la verità” questo ci disse Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, davanti a casa sua quando il corteo arrivò, quel nove maggio del 2002, a Cinisi. Quelle giornate dedicate a Peppino erano iniziate il 6 maggio.

foto di Giovanni Caruso (2008)

Avevamo partecipato al Forum antimafia per discutere di mafia e della lotta portata avanti da Peppino contro Tano Badalamenti e il suo clan. I giorni precedenti, al corteo del 9 maggio, Felicia aveva, in modo discreto, partecipato ai dibattiti che videro molti ragazzi e ragazze essere lì a dire la loro.

L’incontro più interessante e toccante fu quello tra Felicia e Haidi Giuliani, madre di Carlo ucciso dallo “stato reazionario” durante il G8 di Genova, nel luglio dell’anno prima. Tra di loro, poche parole, molti sguardi e un costante tenersi per mano. In fondo, c’era poco da dire: i loro figli erano stati uccisi da due poteri, teoricamente, in contrasto tra di loro ma ugualmente oppressivi. Il potere violento del governo, sia di sinistra o di destra, non accetta critiche. “La politica dal basso non conta nulla, conta la politica dei poteri e della finanza!” questo era successo a Genova.

Anche la cupola di cosa nostra siciliana ragiona come un governo che quando non vuole nessuno che gli dia fastidio uccide. E così fu per Peppino, che attraverso Radio aut, e le sue trasmissioni di satira riusciva a denunciare il boss Tano seduto.

Quel 9 maggio il corteo partì da Capaci e dopo otto chilometri arrivò sotto casa di Felicia. La parola d’ordine era “Peppino è vivo e lotta insieme a noi!”. Ci accolse il sorriso di Felicia che ci salutava agitando la mano, mentre i ragazzi e le ragazze alzavano il pugno chiuso, dietro uno striscione che recitava “La mafia uccide, il silenzio pure”. Tutto questo avveniva su quella strada dove le finestre e i balconi restavano serrati.

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