Ester è tutti noi

La giornalista più votata alle elezioni dell’Ordine in Lombardia è Ester Castano, che smascherò la mafia al Nord e pagò con anni di emarginazione e precariato. Una vittoria di tutti i giornalisti poveri e liberi come noi.

(Ester Castano e Antonio Cimino hanno servito, in tempi diversi, nella redazione dei Siciliani giovani)

di Antonio Cimino

È ufficiale, Ester Castano si è presentata alle elezioni per il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti lombardi ed è risultata la prima degli eletti con una valanga di voti. Nell’anno 2016, in un libro dal titolo Comprati e Venduti, storie di giornalisti editori padrini padroni, Claudio Fava scriveva: il primo comune sciolto per mafia in Lombardia, Sedriano, ignorato per anni dai titolati redattori dei grandi giornali milanesi, è capitolato sotto gli assalti di una ragazza di 26 anni, Ester Castano. Che le sue cronache sugli intrallazzi del sindaco Alfredo Celeste le scriveva su un giornalino locale, “Altomilanese”. Cronache talmente minuziose da determinare, da parte del signor sindaco, una formale richiesta ai carabinieri perché impedissero alla Castano di avvicinarsi a meno di 200 metri dal comune. Ma nessuno ha potuto impedirle di continuare a scrivere. Con gli esiti che conosciamo: sindaco arrestato (11 ottobre 2012), comune sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta (15 ottobre 2013).

Ed Ester, lodata e disoccupata, s’è trovata un lavoro in una tavola calda. Sedriano è a 1488 chilometri da Palermo. Sedici ore in auto. Un altro mondo, in apparenza. Scrivere di mafie è diventato un mestiere sgarbato anche lassù. Anche questo è un segno dei tempi, la traccia di un’arroganza mafiosa che è ormai tracimata dai suoi antichi confini.

La maggior parte dei giornalisti minacciati in Italia è freelance. Che nelle altre nazioni vuol dire inviati, liberi professionisti, opinionisti. Non qui. In Italia i freelance sono un concetto residuale, figli di un dio distratto, lavoro nero e mal pagato che spesso però regge sulle spalle l’intero peso di una redazione (sono loro a cercare le notizie e a raccontarle), a patto che di questo peso non resti traccia alcuna nella busta paga: né contratti, né diritti.

Free: liberi, leggeri. Inconsistenti. Se domani tutti i freelance d’Italia decidessero di scioperare, metà dei giornali non arriverebbe in edicola e l’altra metà bucherebbe buona parte delle notizie. Sono loro la spina dorsale del giornalismo italiano. E sono anzitutto loro gli ultimi nella gerarchia professionale a raccontare giorno dopo giorno cosa sono e cosa fanno le mafie. Direttori, editori, inviati che hanno scelto di tacere e giovani cronisti mandati in prima linea senza nemmeno un contratto in tasca.

Scrivere su chi scrive di mafia è anche questo, un viaggio in terra straniera tra forestieri, abusivi, invisibili, soldati semplici, carne da cannone. Quarant’anni fa come oggi.

 

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